Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!

giovedì 21 maggio 2020

Candelabri in città

Tempi di corona virus, tempi di governi dai poteri assoluti e di decreti legge che si susseguono a ritmi ossessivi. Tempi di gran confusione, un pó verosimilmente voluta.... 
Tempi in cui la primavera esplode e te ne accorgi all'improvviso.

Siamo stati al chiuso per un paio di mesi, senza poterci allontanare troppo da casa, sempre con la confessione precompilata in tasca, e quel poco spazio consentito ogni giorno per prendere aria.
 Dietro la porta di casa c'era il mondo vietato, oscurato dalle nuove leggi, definite in poche ore ed esposte nel peggiore dei modi.
 Un mondo fatto di luce solare e di temperature calde. 

La primavera é sbocciata con colori sgargianti dalle criniere degli alberi, e con gli aromi invadenti delle lunghe siepi in città: gelsomini, glicini, ringosperma, e poi campanule, e i papaveri qua e lá... 

Ciuffi d'erba ovunque, a dispetto dei tempi che furono, a spregio di quell'intramontabile movimento di macchine e sgradevoli gas. 
Ho visto apette operose, intente nel loro lavoro, passare diligentemente in rassegna fiorellini comuni, curiosamente sbocciati su marciapiedi malmessi. E tanti piccoli insetti, a percorrere lenti quelle strade deserte, recando con sé tesori di dimensioni irreali rispetto alle loro fattezze. 
E poi uccelli, uccelli ovunque, ad ali spiegate, sfrontati, o a saltellare, piccini, sull'asfalto abbandonato. 

Cosí tanti di loro, e cosí pochi di noi, intimoriti e guardinghi, solitari, col viso coperto dalle possibili insidie presenti nell'aria.  

Isolamento in città, tra di noi, ed anche rispetto a loro: esseri vivi che non si sono fermati, rinchiusi o negati; esseri vivi che hanno continuato  la propria esperienza prendendo ciò che noi lasciavano, occupando gli spazi che ci erano propri. 
Ammirazione e timore al contempo. Figure cosí familiari che pure ci hanno sorpreso, instillando il triste pensiero: noi non piú, intanto che loro si espandono oltre. In un mondo diverso, che non sappiamo più usare. 
Un mondo nuovo che va ripercorso in maniera diversa. 

Mi sono detta più volte che sarebbe arrivato, che ognuno di noi, obbligato a fermarsi, si sarebbe trovato a riflettere, non più distratto, non più spintonato da tutte le parti, non più costretto a inseguire appuntamenti ossessivi. 
Silenzio e calma, nell'intimo della propria dimora.
 E forse, avremmo potuto capire qualcosa di piú rispetto a quanto ci piace, a quanto vogliamo, a ciò che finalmente sappiamo essere brutto, inutile, eccessivo e da  evitare. 

Un evento importante scuote le abitudini e rovescia le azioni. Il pensiero si accende e la creatività si attiva. 
Un bel sogno che peró non abbiamo saputo avverare...

Diciotto maggio: finito per legge  il lockdown. Tutti di nuovo là fuori, a riprenderci lo spazio ceduto, a riempirlo di suoni e rumori, di corpi e di sporcizia dovunque. 

Erano più di noi, un pó ci hanno fatto temere. Erano liberi e quasi arroganti, e sono stati migliori di noi.
Rimangono  le erbe fiorite, e i cappelli degli alberi cosí colorati, ma il suono del loro profumo non riesce a raggiungerci più. Abbiamo ripreso le nostre routine, tornando ad invadere il mondo: in terra e nell'aria. 

Corrugo la fronte e mi sento davvero provata: la messa é finita, andate - se davvero potete - in pace.





martedì 28 aprile 2020

CAOS

Che caos in questo tempo, caos razionale e caos emotivo. Caos dialettico e di contenuti. Navighiamo a vista, in uno scenario che sa di assurdo, di costruito, e di falso. 
I media informano e disinformano, e le persone sono lasciate nella foschia, forse un pò voluta, forse un pò accaduta.

Nel corso della mia vita lavorativa ho appreso che l'ambiguità, la mancanza di chiarezza, molto spesso, sono uno strumento voluto. Non sono sempre la conseguenza di stupidità o disattenzione, ma la realizzazione di uno stato voluto. 
Accade che le persone si trovino nell'imbarazzo della scelta, come il famoso asino di Buridano, e quindi sono impossibilitate all'azione. E la paralisi - mentale e operativa - si presta ad essere un ottimo strumento di controllo e di dominio.

Al caos di questi giorni, dove tutto è illegale, e ciò che non lo è ne ha tutto il sapore, si aggiunge una scenografia ancora più assurda. Forze di polizia ovunque, pattuglie che girano, lente come caimani per le strade quasi deserte, elicotteri che volano bassi irrompendo nelle nostre teste con roboante invadenza, camionette dell'esercito che vanno e vengono.... E lassù un cielo limpido e azzurro, irradiato da un sole caldo, quasi estivo.

La vegetazione che, in barba a questi accadimenti, prosegue il suo corso, orgogliosa e viva, guadagnando quegli spazi finora preclusi: erba che si diffonde ovunque, petali di fiori sparsi sulle strade, aromi dolci che dalle chiome degli alberi aleggiano in aria, fino a carezzarti il viso. 
Dove giro lo sguardo vedo colori: la primavera è entrata senza che nessuno se ne accorgesse, tanto eravamo presi dall'informarci e preoccuparci, e arrabbiarci, e a voler capire...

E ora che il rombo sordo del traffico cittadino è stato reso silente per disposizioni di legge, al suo posto c'è il fragore dei rotori di elicotteri più o meno grossi, che spazzano il cielo volando basso, vicini alle nostre teste. E tutti lì a guardarli, collo piegato e mano davanti agli occhi, per ripararsi dai riflessi del sole. E tutti a chiedersi, ancora una volta, perchè.

Rumore e silenzio, lecito e illecito, libertà di nutrirsi ma non di muoversi, libertà di star bene ma necessità di stare costretti, solitudine e distanza sociale, problemi e propaganda, difficoltà e mere parole. Potremo, faremo, stiamo pensando, probabilmente.... Va tutto meglio ma va tutto male. 
Povertà e risorse forzate nell'assedio poliziesco. 
Perche'?







domenica 5 aprile 2020

SEMAFORO VERDE

Me ne sto chiusa in casa da quasi un mese, ormai: esco pochissimo e per tempi davvero ridotti. 
Come me tante persone nel mondo, costrette ad una vita da interni a causa di un terribile problema comune. 
E così dopo la mafia, il terrorismo, gli alluvioni, i terremoti e gli incendi, ora é il turno di un virus, un essere vivo che porta corona, e che come un crudele tiranno dispone di noi con pieni poteri.
 Colpisce in silenzio, e lascia dolore ed assenza.

 Questa umanità non sembra aver pace, diceva una amica, ma questa umanità non ne concede nemmeno. Mi sembra di assistere a una partita di dama cinese: adesso é il suo turno, e dilaga sul campo mutando il colore di ogni pedina.

Io me ne resto in disparte, dietro la vetrata che dà sul giardino dei padri missionari, e rimango in attesa, confusa. Mi lascio sedurre dalle fronde ondeggianti, che si muovono lente nell'aria, osservando gli spostamenti continui di quei pappagalli, che vanno e vengono, con voci raspose e battiti d'ali: entrano ed escono tra i folti cespugli esibendo colori sgargianti. Sembra stiano giocando tra loro: esserci ora e non esserci piú, e poi apparire di nuovo.

In questi giorni di chiusa, in cui tutto sembra andare piú lento, o essere fermo, l'inquinamento é visibilmente calato. Gli alberi in fiore disperdono profumati richiami nell'aria, e questa volta si possono sentire per bene.

 Oggi non ho resistito e sono scesa giú in strada. Il sole era caldo e il cielo ostentava un azzurro che non ricordavo di aver mai visto in città. Sentivo solo gli uccelli intrecciare armonie fantasiose, e osservavo le foglie verdine in uscita sui rami scampati all'inverno. 
Per loro - quel mondo a cui apparteniamo ma che abbiamo imparato a dimenticare pian piano - é tempo di alzarsi, é arrivato il momento di rispondere all'urgenza del sole e di espandersi con tanti colori. Mentre per noi si sta prorogando una brutta stagione, che ci costringe alle "distanze sociali", e a rimuginare in silenzio sui cambiamenti avvenuti, e che avverranno di certo.

All'esordio di questa strana invasione un amico ha detto, con espressione severa, che a settembre conosceremo un mondo diverso. A distanza di un mese ne ho ormai la certezza. 

 Le persone seguono i vicoli torti dei loro pensieri, diretti al futuro, senza sapersi orientare. Sperimentiamo sconcerto e dolore, e dopo che cosa sarà? Analisti e scienziati, pensatori e persone famose riempiono il web con le loro parole, suscitano in noi riflessioni nutrendo gravose paure. Siamo ipnotizzati dallo sciorinare continuo dei numeri: gli infettati, i guariti, i deceduti, e poi le vittime che rimangono ignote... Ma rimane il grande silenzio dall'altra parte del vetro, oltre il verde di quel ricco giardino, oltre il suono degli esseri alati. 
Silenzio di vita ed incertezze future.

Ero in strada, oggi, benedetta da un cielo radioso, camminavo nel sole e fissavo stupita una serie di semafori accesi sul verde, lungo una strada eccezionalmente deserta. L'assurdità della scena mi ha estorto un amaro pensiero: si autorizza a procedere oltre, in tanto che a tutti é vietato partire - e la strada continua a rimanere deserta.

Dopo aprile verrà maggio...







sabato 28 marzo 2020

E I SOGNI?

Oggi ho letto un appello, partito sul sito dell'Ordine degli Psicologi, che sta facendo il giro dei social. 
Un appello importante che sospingo a mia volta nell'aria, attraverso questo piccolo spazio che mi è concesso di usare per parlare col mondo. 

Magari altri, come me, faranno lo stesso, con le risorse che hanno.

I professionisti dell'esistenza - quelli che semplicisticamente identifichiamo con la definizione di psicologi e psicoterapeuti - , sparpagliati tra i mille colori di scuole e vedute, specialità e orientamenti, convergono in molti nell'attribuire grande importanza alle immagini mentali, ai flash e ai sogni che ognuno di noi sperimenta di continuo. 

In modo analogico, con un linguaggio fabuloso e strabiliante, ogni individuo racconta continuamente a sè stesso la realtà operante di quanto contestualmente gli accade. 
Un linguaggio che le scuole di base non ci hanno insegnato a decifrare,  nonostante si tratti di proprietà condivisa. 
Ma qualcuno, più curioso e forse più motivato, ha iniziato a studiarlo, e ne ha parlato con altri.

Oggi sono in molti ad occuparsi di questo - chi lo fa seriamente, in modo scientifico, e chi invece approfitta della credulità della gente. 
Dagli specialisti alle riffe da bar, come ogni cosa in questo paese. 

Così oggi ho sentito una voce, tra questi specialisti, che chiede ad altri di scuotere gli animi e di ricordare loro di fare attenzione a queste immagini personali, di parlarne e di condividerne - sia pure in anonimo per rispettare la privacy - i contenuti sociali. Sociali, si perché noi tutti viaggiamo nella stessa tempesta, che urta e travolge l'essere uomo che vive qui sulla terra.
 Lo stiamo vedendo: siamo tutti coinvolti, schiacciati da una forza che non conosciamo e non sappiamo placare. Intanto che la vita altra, su questo pianeta, continua il suo corso.

Stamane ho visto un prato coperto di fiori: miriadi di piccole margherite che coprivano l'erba come una decorazione preziosa. 
Dobbiamo unirci anche noi, su questo grande prato che abbiamo sciupato, e onorarlo con la nostra rinascita. 

Torniamo a osservare i nostri sogni, e con essi, torniamo a vedere noi stessi e l'umanità tutta.

Riporto  (da FB) per comodità il post di cui sopra. Sono certa che l'autore non me ne vorrà:

  
PREVENZIONE CONTAGI
Ho appena condiviso nel gruppo privato degli Psicologi del Lazio in cui sono iscritto questo post. Leggetelo attentamente e poi se avete qualche sogno come ho specificato nel post, mandatemelo che facciamo davvero un ottimo servizio sociale.
Dott. Daniele Bernabei - Psicologo e psicoterapeuta.
DREAM MENTAL SCANNER
Anche quando siamo soli o ci sentiamo soli c'è sempre un amico che ci accompagna: è il tuo personale generatore di sogni. Se sai leggere le tue immagini mentali (il 90% della vita inconscia) allora sei facilitato nelle tue scelte di vita. Anche adesso in questa emergenza pandemica i sogni si rivelerebbero importanti se si usassero in modo oculato e professionale. Mi rivolgo agli psicologi umanisti che come me coltivano questa antica cultura delle immagini. Immagini biologiche dotate di preciso senso (per chi sa leggerle, ovvio). Non sono riuscito a trovare nemmeno un sogno di chi si è ammalato di Covid19. Sarebbe invece molto utile creare un data base dei sogni di siffatti malati per raccogliere, analizzare e studiare gli eventuali elementi comuni che caratterizzano i loro sogni. Sogni che segnalano con largo anticipo (più di 14 giorni) il contagio o IL PERICOLO DI ESSERE CONTAGIATI, permettendo, nel secondo caso, un percorso di contatti sociali diverso da quello programmato. Questo tipo di prevenzione potrebbe quindi evidenziare i malati asintomatici indirizzandoli subito ad una struttura sanitaria per i previsti controlli. Cari colleghi non è fantascienza, lo stesso Ippocrate raccomandava ai medici di prestare attenzione ai sogni dei pazienti. Per non parlare poi di Esculapio dove nei suoi templi i sacerdoti curavano (bene) i malati leggendo i loro sogni.
Faccio un esempio: se uno sogna che degli insetti gli entrano in bocca oppure li sputa, potrebbe essere un avvertimento che qualcosa di nocivo è entrato nel suo corpo. Idem se sogna un mantice che va a fuoco e qualcuno ci versa sopra acqua senza riuscire a spegnerlo (polmonite). Sognare un albero le cui foglie si disseccano e son portate via dal vento. Un ragno nero che cammina sul torace (anche tumore grave). Un fulmine che colpisce la testa (infarto o ictus). Erba che cresce al posto dei capelli: malattia del cervello grave o tumore.
Se il Consiglio ritiene che questa mia idea possa essere sviluppata, sarei ben felice di collaborare per costruire un data base dei sogni suddiviso secondo i sintomi di specifiche malattie. Si può iniziare dal Covid19
Dott.Daniele Bernabei





lunedì 16 marzo 2020

MARZO 2020

In questo giorno di silenzio attutito, in cui il paese è blindato al suo esterno e al suo interno, mi muovo spiazzata per casa cercando il sole dalla finestra. Sembra che la città sia tornata a disposizione dei mille volatili che occupano l'aria con le loro melodie  e con suoni a volte un pò striduli.  

Desideravo da tempo un pò di silenzio, Desideravo eliminare quel brutto rumore di fondo causato dalle automobili e dal caos cittadino. La mia testa chiedeva riposo. E ora che è arrivato il silenzio, ora che l'aria è pulita dagli scarichi dei nostri trabiccoli, io non posso goderne. 
La causa è la morte, la malattia, la paura.

Osservo individui sparuti, con la bocca coperta per protezione, che vanno un pò mesti, a passo veloce, su strade deserte. Un silenzio plumbeo di giorno e di notte, interrotto ogni tanto da momenti di musica e cori distorti: i nuovi rituali ai quali la gente si aggrappa per esorcizzare questo momento.

 I bambini disegnano arcobaleni e scrivono, sotto dettatura di loro maestri, che ce la faremo. Intanto i notiziari aggiornano sui nuovi decessi, ogni giorno in aumento. 

Finalmente ho capito che è vero, che di questo virus si muore, e che la questione è davvero tremenda. 
 Sento amici che parlano di persone a loro vicine finite in ospedale; ieri ho saputo che è morto un mio conoscente.
 Ogni giorno dei numeri, ogni giorno dei nomi. 

Ora sono seduta al sole, su una panchina: aspetto che il mio amico esca fuori dalla visita medica, aspetto che torni da me. Io non posso entrare - per sicurezza, mi dicono. Sono in un giardino e osservo un cespuglio di foglie verdi, verdissime, intramezzate da foglie di un rosso acceso, che brilla per la luce del sole che vi si posa sopra, gentile. 
Fa freddo e oggi ho paura. Ho fretta che lui torni da me, e questa paura è tutta aggrovigliata nella mia gola, come un tappo di stoffa che assorbe la mia linfa vitale, prosciugandomi. Guardo la porta ogni volta che  c'è un movimento. 

È tempo di paura, di incertezza e di caccia alle streghe. È tempo di tante domande senza risposta e di ipotesi brutte. Oggi non so godere di questo sole brillante, sembra piuttosto un'offesa.

Nel silenzio diffuso solo gli uccelli zampettano e volano ovunque, liberi di muoversi e di cantare. Sembrano allegri, loro, alla conquista di uno spazio che avevamo loro brutalmente sottratto.

È bello per loro, lo trovo anche giusto, ma non riesco a sorridere, nemmeno per loro. Io ho smesso di farlo da alcuni giorni. 

E chissà quando mi sara possibile riprendere a farlo.



sabato 1 febbraio 2020

COME UNA FORMICA SUL BORDO DEL BICCHIERE

Pochi mesi fa, nel corso di una assolata mattinata estiva, sotto la veranda, all'ombra, mi godevo la colazione comodamente seduta in giardino.
 Ricordo bene la mattinata luminosa e l'aria frizzante delle prime ore, quelle in cui il grigetto brumoso che precede l'alba si lascia sovrastare via via per gradi dall'incendio del sole che sorge.
 E siccome io vivo in campagna, assisto ogni mattina allo spettacolo che sorge tra alberi e colline illuminando i prati umidi, e ne rimango sorpresa e felice, colma di emozioni che é difficile descrivere.

Ero lí, dunque, dopo aver tostato del pane scuro e aver predisposto la ghiotta colazione sul tavolo: conserva di prugne selvatiche fatta da me - i frutti dello stesso giardino in questione - , un piatto contenente le fette di pane croccante, il bicchiere del frullatore pieno di spuma densa - un mix di acqua di fonte, aria, e una bella dose di melone maturo - , e in disparte, in attesa che arrivasse il suo turno, una tazzina di ceramica decorata con dentro il caffè. 
Zucchero, acqua, e un paio di cucchiaini: i necessari strumenti del mestiere.
Che dire? Appetito, profumi, colori e allegria.

Davanti ai miei occhi la folta chioma del fico  - lo chiamo "Capellone" per la quantità di rami che sovrastano il tronco - , che esibiva con indifferente esuberanza gocce scure di morbidi frutti maturi. 
In realtà, come ho imparato da poco, non si tratta di frutti ma di fiori, e lo si vede davvero quando, schivati gli attacchi famelici di altri viventi - umani o pennuti che siano - i fichi si aprono come petali al sole, esibendo a chi ne voglia fruire, le rosse pareti che sono all'interno. 
Proprio come i fiori che siamo normalmente avvezzi a chiamare in quel modo.

E dunque, perso lo sguardo tra le foglie verdi e l'azzurro del cielo - percorso da variopinte striature dai colori accecanti - , distratta dal sommesso ronzio di sottofondo di certi mini volatili resi ebbri dal banchetto che avevo allestito, mi godevo il graduale risveglio in quel piccolo paradiso che ormai chiamo casa.

Rimaste pochissime briciole sul piatto svuotato, intanto che  la spuma di melone é rimasta un ricordo, mentre sorseggio il caffè, ecco che l'occhio mi cade su qualcosa di veramente curioso: un movimento minimo, un punto nero che si sposta, come danzando, sul bordo del bicchiere lungo, quello con i residui del famoso frullato. 
Mi avvicino per ingrandire l'immagine e renderla più chiara ai miei occhi. 

E allora la vedo. 

Davanti al mio naso, un contenitore di vetro patinato da una densa sostanza zuccherina dal colore aranciato, il noto profumo della polpa frullata e su, in cima, lungo il bordo - anch'esso imbrattato - un esserino piccino, dal corpo sinuoso, che cammina trascinandosi piano e fermandosi, di volta in volta, in direzione continua. 
Mi accosto ancora di più perché non voglio perdere un passo. 
Mi sento eccitata come un esploratore in laguna: le piccolissime zampe procedono, poi il corpo si inarca, la testolina si muove all'in sú muovendo le antenne minute, e poi riparte di nuovo, nel suo viaggio attraverso il piacere. 

C'é acqua, qui sopra, e delizioso alimento, sparso piacevolmente sul vitreo percorso. E nessun elemento di disturbo, non un ronzio nell'aria vicino, non la mano di quei grossolani individui che non sopportano la vista di minuscoli insetti.
E ancora un passo dopo l'altro, lento e gravoso, ancora una piccola pausa, il tremolio delle piccole antenne, e questo grosso occhio curioso davanti al suo mondo: non é minaccioso, solo la osserva curioso. 
La polpa é fresca e dolcina, il colore avvolgente... Ancora un pó di strada  per godere la fortuna trovata...

Ero cosí affascinata, e cosí divertita, da esser rimasta a quel tavolo ben oltre il previsto, ho preso quel rettangolo scuro di cui nessuno oggi sembra poter fare a meno, e ho documentato con una serie di click il gravoso percorso del neo-pellegrino.
Trascorso del tempo, dopo che il cibo era stato acquisito in dose che ho ritenuto abbondante - per me quanto per il piccolo ospite - ho ripulito la tavola ed ogni stoviglia. 

E la formichina, vi starete chiedendo, hai tolto anche lei? 

Ovvio che si, ma nel modo che ho sentito più giusto: ho preso una foglia dal prato, l'ho avvicinata alla piccola amica, ho atteso che salisse sul verde convoglio, e poi l'ho scortata su quello stesso prato da cui proveniva la foglia. E da cui, probabilmente, proveniva essa stessa.
Un sospiro e ho iniziato i rituali per recarmi a lavoro.

E adesso ripenso a  quella piccola e scura creatura, che avanzava in un fiume di nutrimento gradito, senza ostacoli e senza pericolo alcuno,  senza dovere lottare e guardarsi le spalle. Solo uno sguardo, affascinato e curioso, che ne custodiva il passaggio.
E come può essere bello, anche se solo per un breve lasso di tempo, ottenere inatteso ristoro durante le fatiche del giorno. Sia pure da una mano straniera che si protende gentile senza promiscui interessi.




venerdì 24 gennaio 2020

2020

1 gennaio, ore 02:11. Sono stesa sul letto, tra le coperte e una serie di cuscini. Il tablet in mano, appunti di studio, una lampada accesa.
E finalmente l'amico silenzio.
Questa non é stata una notte normale, non lo è stata la giornata che l'ha preceduta, né potrà esserlo quella che verrà. Convenzioni, abitudini, tradizioni che si stratificano trasformandosi ogni volta, ad ogni occasione che torna a ripetersi.

 Il calendario ha segnato l'ultima pagina di quelle che definiscono una porzione di tempo. Il nostro tempo, scandito in giorni, in mesi e in anni. Un foglio e poi un altro, e poi un nuovo calendario, con nuove immagini riportare ed altre annotazioni: impegni, eventi, appuntamenti futuri.

Conduciamo le nostre esistenze lasciandone traccia di inchiostro,  per poter poi calcolare quanto tempo é passato. Eh sì, il tempo scorre veloce! Eppure, in certi momenti, sembra non passare mai!
Scivoliamo nei luoghi comuni dimenticando di starlo facendo. Il tempo... Cosa é mai questo tempo? Il tempo che passa, il tempo che non perdona, il tempo che cancella i pensieri.. Il tempo che verrà. Il tempo?
Percorriamo lo spazio del nostro agire, ci spostiamo tra il dire e il fare, connettiamo il pensare al sentire, e affondiamo nelle nostre precipue decisioni, cercando sovente di sorvolare gli errori. Lo facciamo in sequenza, lo facciamo al contempo, insieme con altri e ognuno per sé.

Da oggi peró, a partire da questa notte - finalmente tornata serena - é tutto passato. Si é chiusa una porta là dietro, che ha ingoiato via tutto, archiviato in una scatola grande che é stata già chiusa: l'anno é finito, e ora auguriamoci che il prossimo sia di molto migliore. Perché l'anno passato, già inscatolato, non va più visitato, non va più frequentato: l'etichetta riporta una numerazione scaduta, come il biglietto di una riffa conclusa.
Non sembra più appartenerci.

Nuovo colpo di pistola e nuova partenza. La signorina, al centro della strada, preme il grilletto scuro, e intanto che il colore dei fuochi impazza nel cielo con tutto quel frastuono, volge se stessa in un giro completo, facendo mostra di sé e del suo vivo entusiasmo. La gonna che gonfia intorno alle lunghe gambe tornite, i capelli scomposti nel vento... Si sfiorano i calici, ricolmi di liquore frizzante, e auguri, auguri, che per tutti sia un anno migliore!!

Come se davvero dipendesse da altri, come se una forza maggiore, lí fuori, trascendesse le azioni e le scelte di ognuno, distribuendo fortuna, benessere e felicità secondo capriccio. 
Pagina dopo pagina, calendario dopo calendario.
Musica e fumi di esplosioni vivaci, sorrisi  brillanti tra vesti pregiate e un po' briose... Euforia, euforia, espressioni gioiose e distratte. Festeggiamo, dunque, lasciamoci andare: questa notte una porta si chiude e possiamo ripartire da capo.

Svanisce quel peso  gravoso che ci siamo tirati dietro fin'ora, questa notte lo lasciamo cadere, verrà legittimamente archiviato perché l'anno é ufficialmente concluso. Per tutti, in ogni paese.

Eppure, una volta spogliati da tanto furore, nell'intimità delle nostre dimore, nei nostri indumenti di sempre continueremo a filare le nostre esistenze, quelle di ieri, fino a domani ed oltre ancora. E saremo noi stessi, cosí come abbiamo fatto fin'ora, a tirare via il lembo nella direzione intrapresa.

Apriamo dunque il nuovo libro pulito, ma evitiamo di mentire a noi stessi: la vita si rinnova ad ogni respiro, e il timone lo teniamo noi stessi, in ogni infinitesimo istante: non dobbiamo aspettare la pagina nuova, possiamo spostare lo sguardo anche ora, senza bisogno di spari, di urla e di danze sfrenate. 
Il nuovo anno é in ogni momento.

E dunque, signori, vi porgo i miei più rispettosissimi auguri!