Era il mio cinquantesimo compleanno, immersa in una vasca di
acqua termale a 80 gradi nel mezzo di un bosco lussureggiante, in un paese
lontano, a godermi la compagnia di amici imperdibili, irretita da conversazioni
affascinanti, culturali, umanistiche… Qualcuno ha iniziato a parlare di Josè Saramago…
Sono trascorsi due anni da allora, e Saramago l’ho cercato,
l’ho letto e lo ho amato. Come con pochi altri autori ho pianto e sorriso, mi
sono stupita, ho provato fastidio e ne sono uscita sedotta.
Ho concluso da poco
la lettura de “Le intermittenze della
morte”, un testo a mio avviso curioso, simpatico, tenero e spietato…Geniale e umanissimo,
come tutto ciò che di suo ho incontrato finora.
Una storia complessa, al termine della quale la morte –
scritta con la m minuscola, come pretende l’interessata nel testo - si innamora
della vita, tanto da disertare il proprio compito ingrato…
In questi giorni una persona vicina è venuta a mancare, con
un rapido e inatteso epilogo: un invisibile pugno allo stomaco che estranea,
confonde e apre mille finestre mentali. Qualcuno ha sognato di lei, che
camminava con vesti eleganti.
Il tempo, lo spazio,
i passaggi…Chi rimane riflette e sta male.
Pavel Forenskij, diversi anni fa, scriveva righe
consolatorie sulla prospettiva rovesciata.
Parlando di arte rifletteva sulla modalità di rappresentarsi la vita:
Davvero la prospettiva esprime la natura delle cose, come pretendono i suoi fautori? (…)O invece è solo uno schema, e per giunta soltanto uno dei possibili schemi di raffigurazione, che corrisponde alla non percezione del mondo nel suo insieme, ma semplicemente a una delle possibili interpretazioni del mondo, legata fra l’altro a una ben precisa percezione e concezione della vita? (…) la prospettiva, l’immagine prospettica del mondo, l’interpretazione prospettica del mondo, è davvero l’immagine naturale che scaturisce direttamente dalla sua essenza, è davvero l’autentica parola del mondo? O è soltanto una particolare ortografia, una costruzione tra le tante, che non esclude assolutamente ortografie diverse, sistemi di trascrizione diversi, che corrispondono alla concezione della vita e allo stile di altri secoli?
(Florenskij Pavel,la prospettiva rovesciata, 2020, Adelphi, Milano, p. 20)
Il testo sottolinea con forza la differenza tra la
percezione della vita e i vari sistemi (di forme, di ordine, di valori)
trasmessi nel tempo da individui specifici, figli della propria storia e dalla
specifica contingenza, invitando a non confondere i due piani: l’autenticità della parola del mondo e la particolare ortografia. L’uno, ci
dice, non esclude l’altro: ci sono modi infiniti di percepire la vita e nessuno
è giusto come nessuno è sbagliato. Soprattutto, nessuno è esclusivo.
Saramago ci descrive una morte curiosa che, provocata da un evento inatteso, inizia una ricerca attenta che la porterà al paradosso finale; Florenskij ci presenta il rovescio della prospettiva tradizionale, espresso splendidamente nelle icone della Lavra della Trinità di San Sergio; una persona muore e alcuni la vedono in sogno sorridente ed elegante: siamo prigionieri in una stanza comoda, abbiamo le chiavi della porta che apre all’esterno, e sappiamo di poterne far uso. Ma poi, dietro quella ci sta un’altra porta, che è chiusa però dall’esterno, e dobbiamo attendere che il custode la apra per vedere davvero che cosa ci sta nascondendo.
Le nostre convinzioni, le posizioni nette, il corrimano che ci sembra tanto necessario è solo uno dei modi con cui procedere…
Basterebbe trovare il coraggio di pensare che ci sono altri modi, e la curiosità di provare a cercarli.
Siamo noi custodi a noi stessi.