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Buona lettura!
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lunedì 4 agosto 2025

Anime

  

 

Corro, salto e danzo. Forse sto solo fuggendo, ancora, o forse no. Magari sto tornando, e inciampo qua e là per la fretta che divora dentro. La voglia di liberarmi o di ritrovare quanto un tempo era mio, o che tale credevo.

 Ma il paesaggio è cambiato, lo riconosco a fatica: illuminato ormai da un cielo diverso e da un sole un po' caldo e un po' freddo. Mai così caldo, però se il ricordo è verace...

Ascolto solo i miei passi, un po’ lievi e un po’ pesanti, nel mio vagare forzoso e sorpreso, l’orecchio teso e l’occhio socchiuso. Non ci sono paure, cos’altro potrebbe ancora ferirmi?  Con me un grande tesoro, dietro ci sta tanto futuro, cui vado incontro con animo lieve.

Sono qui, mi dico, sono sempre qui. Dovrei dire piuttosto: ci sono.

 Ho dedicato del tempo alle vecchie voci, anche alle mie. Alle parole gentili e a quelle voraci, e mentre cammino sul ruvido tappeto terreno dai molti colori, indago inquiete emozioni. Mi ripeto soltanto che non posso più perdere nulla: è triste ed è bello. 

Forse è un lasciapassare.

L’inverno, la primavera e l’estate...l’autunno. Il sole che illumina il giorno e cede il passo alla luna. Di nuovo le lucciole brillano la notte intorno al mio corpo. Sono ancora qui, io che non avrei voluto, che non avrei saputo...Sempre io.

Il mondo mi avvolge e si svolge d’intorno, su un corpo che cambia e resiste, che guarda fuori e non smette mai di vedere. Sfioro dita e carezzo palmi di mano, mi adopro per guadagnare il tempo o per provare a comprenderlo. 

Mi concentro sul respiro a occhi chiusi e rimango da sola, perché tale io sono. Come tutti, del resto, ne hai voglia a saperlo!

Sorrido davanti a ingenui espedienti: chi si aggrappa alle boe, chi si riversa sugli altri, chi sente senza ascoltare. Un pensiero che copre ogni altro, nonostante tutto e proprio per quello.

 Ognuno di noi cerca di salvare sé stesso con ciò che crede di avere. E così facendo dimentica di potere proprio perché non ha.

Timore di che, non ne provo più. C’è così poco da perdere, così tanto da cogliere. Come nei passi che sciolgo nei campi. Trovo sempre qualcosa, che siano semi, frutti o pensieri.

Braccia tese ovunque, per avvicinare o estromettere. Impressi negli occhi i sorrisi di amore, come il dolore di chi soffre, e l’indifferenza di altri. Presenza e assenza in giornate contigue: sei re e poi profugo stanco. La corona e gli stracci in un solo respiro, in una sola stessa unica vita.

L’ho visto nei sogni, l’ho toccato con le mani e col cuore. Anime salve, cantava qualcuno..Anime sole, mi viene invece da dire…

 









lunedì 1 febbraio 2021

ROSSO PUNGENTE

 Da qualche tempo io vivo in campagna, in un luogo in cui gli alberi se ne stanno felicemente piantati al suolo, con tanto spazio a disposizione di sopra e di sotto. 

La mattina esco di casa e mi godo i colori dell'alba sparsi per l'orizzonte; non ci sono murate di palazzi a nasconderlo, solo case sparse qua e là. La notte sento le fronde cantare, in sintonia con la forza del vento, che cambia ogni istante, e nella tranquillità ovattata arrivano suoni che non conoscevo, la voce di uccelli solitari o in reciproco scambio. 

Così, quando posso, infilo gli scarponi e via, libertà di pensiero tra i campi e piacere per tutti i sensi.
Mi lascio guidare dagli aromi erbacei che sono sparsi, a macchie, nell'aria frizzante del mattino, sedotta dalla vastità del cielo, a volte limpido e a volte ornato da soffici nuvole. 

Tutto si sposta in fretta lassù, a differenza di quanto avviene nel suolo, a dispetto della mia coscienza. Qui i cambiamenti sono così diluiti nel tempo che quando muta la scena non fa che sorprenderti. 
Di colpo l'estate e ora, di nuovo, l'inverno. 

I biologi dicono che è questo il motivo per cui non diamo peso alla crisi climatica: avviene in maniera strisciante, con ritmi che non percepiamo, e poi, però, si mostra in tutta evidenza attraverso le catastrofi di cui ormai già sappiamo.

A me piacciono i campi, d'estate e d'inverno, quando brulicano di vita ronzante e di movimenti rapidi, e quando sono silenti, in un manto serio e composto.
Io cammino tra cardi spinosi, cresciuti in altezza o aderenti al terreno, allargati a coprire quanto più suolo possibile con quella forma a raggiera, dalle tinte varie di verde e di rosso. Mi muovo veloce, inzuppando pian piano le vesti di brina, e guardando curiosa il terreno: tante forme diverse, e i colori, e timidi fiori qua e là. 

È inverno, ma scorgo già margherite minute, dal gambo corto, sparse su quel panno verde che fa da sfondo regale.
Le pratoline... Ma non escono a marzo? Vado avanti, evitando i piccoli gusci di funghi neonati che sbucano, impertinenti, dal suolo: cupolette compatte  dalle tinte discrete. Son grigi e sono di color nocciola. 

Ripenso alle lezioni studiate, in cui si racconta che il fungo è la sotto, nella terra, dove filamenti diffusi per metri e metri di spazio si incontrano e si trovano... Un mondo nel mondo, di cui la maggior parte di noi nemmeno si accorge. E pensare che cerchiamo la vita in altri pianeti, nel lontano universo in cui galleggiamo.

Cammino e rifletto, con l'aria fredda che entra nel naso e mi gela la fronte, mentre il rosso nel cielo si espande e schiarisce pian piano il mondo in cui vivo. Da qui ogni giornata è un miracolo che dona emozione.

A passo svelto procedo, la brina ormai dentro le scarpe, sento i calzini fastidiosamente bagnati e penso alle rane, che stanno sempre nell'acqua: flessuose creature dai movimenti lunghi e scattanti. Così mi cimento nel salto anche io, ridendo, provando a imitarne lo strano verso, che ricorda una mano che stropiccia un palloncino gonfiato. 
Mi riesce male, però.

Infine lo vedo: in terra, tre piccoli fogli di tessuto leggero si chiudono in un cerchio scomposto dal colore brillante. La fragilità eterea di un fiore che d'estate infuoca ovunque la terra.. Un papavero aperto è lì, davanti ai miei occhi.

Ora sono davvero smarrita. Mi tornano in mente le lezioni sul sublime di Kant: lo vivo, quello spaesamento improvviso, il senso di caos che ti sprofonda la mente.
Una distonia che rammenta l'incontenibilità della vita: tutto cambia e tutto sorprende.
Movimento, come i passi che vanno su questo molle terreno bagnato; come gli storni che  giocano al di sopra di me, componendo forme che mutano in fretta.

Ma un papavero in fiore, a dicembre, lascia troppi pensieri.

Provo un  certo disagio, una strana tensione che contrasta il piacere del sole sul viso.
 Qualcosa non va.
In testa documentari già visti, allerte sentite, parole e parole che oggi tornano vive, attivate dal rosso pungente di un fragile fiore che è qui, e che invece dovrebbe essere altrove.






martedì 20 dicembre 2016

I tuoi sogni non sono i tuoi pensieri.



Ancora mi capita di sentire parlare dei sogni come proiezione di desideri, o solo come rappresentazione metaforica di quelle che sono le nostre riflessioni ricorrenti.

Mi occupo di immagini mentali da abbastanza tempo per sentirmi in dovere di intervenire. Signori miei: se davvero si trattasse solo di questo... Che senso avrebbero i sogni? Semplicemente la versione filmica di un dettato mentale?... Mah!

C'è in ballo molto di più.

Quello che pensiamo, lo sappiamo già: si tratta di un'articolazione razionale a livello di superficie, di coscienza. La messa in forma del pensiero richiede l'utilizzo di un codice positivo, condiviso secondo criteri grammaticali e di attribuzione di significato. Tante volte, infatti, chi parla diverse lingue afferma che per entrare in una di esse deve pensare secondo quella lingua, secondo quel codice.

Quello delle immagini è un altro codice, primigenio e universale. Significa, in soldoni, che è un linguaggio comune a noi viventi, che ci appartiene da sempre e con il quale abbiamo sempre comunicato: con gli altri, ma soprattutto con noi stessi.

Dunque, primigenio significa che c'è da sempre, dalle origini, e che quindi precede gli altri. E il modo più immediato di accedervi è quello di soffermarsi sui sogni.
Ma non si tratta solo di quello.

Le immagini le formalizziamo di continuo: sono flash, sono ricordi, sensazioni, suoni. Ci colpiscono così, inaspettatamente... Sono quelle situazioni che ci sorprendono e ci fanno dire: che strano, mi è venuto in mente... Mentre sentivo quel discorso mi è venuta una immagine.... Ero lì e ho come percepito un certo odore, che a sua volta mi ha fatto pensare a....

Niente è casuale.Dobbiamo solo investigare, così non getteremo via un messaggio che ci stiamo dando da dentro.
Ossia: i nostri radar hanno colto qualcosa prima che ci arrivassero i sensi, prima che divenisse visibile "sugli schermi'.

 Lo ignoriamo?
Direi che sarebbe un peccato.
Direi che sarebbe stupido. 

Se questo codice è primigenio, deve per forza avere nella natura il suo valore di lettura: utilità, funzionalità, natura. 
Questa immagine, cosa significa per me che la vedo? Congruenza, vantaggio, regressione? 

Il pensiero viene dopo: qui c'è l'intuizione. Qui viene rappresentato cosa precede - e quindi rende tale - il tuo pensiero. Qui la mappa di cosa ti porta a pensare in quel modo, quello che orienta il tuo comportamento.
E l'immagine, in modo sincrono, ti dà la risultanza: è un buon modo per me? O lo è solo per chi me lo ha trasmesso? E che succede se continuo? Quali alternative possibili?

È la descrizione di quanto avviene in sala comando, insomma, una descrizione che non è utile ignorare.

Quindi no, a dispetto di un noto ritornello, i sogni non son desideri, né semplici pensieri: i sogni sono lo specchio della nostra realtà.