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Buona lettura!

martedì 19 maggio 2026

CATTIVI MAESTRI

                                                                                            

“I cattivi maestri sanno cosa fanno. Lo fanno apposta. Lo fanno per mestiere”

 

 

 

Qualche anno fa sono stata in Polonia, ho visitato il lager di Aushwitz, ho ascoltato le spiegazioni che le guide man mano davano sull’utilizzo dei vari ambienti, sulle modalità di gestione, su cosa accadeva. Ho visto le rotaie che portavano direttamente all’inferno, il doppio filo spinato, il muro scuro presso cui si giustiziavano i “nemici dello stato”; sono entrata negli “ambienti igienici”, dove le persone venivano uccise in massa con il gas, ho visto quel che resta dei forni che servivano a smaltire i corpi nudi, privi di vita. Dove è stata rubata loro l’umanità. Ho visto quel bosco in cui persone allo stremo sono state costrette a marciare per l’ultima volta, per svanire nel buio del silenzio, testimoni scomodi da far sparire.

Ho ascoltato i racconti commossi dei parenti di coloro che lì dentro hanno trascorso le ultime terribili ore di esistenza.

Mi sono chiesta perché, come è stato possibile, come è stato possibile creare una organizzazione così ben strutturata e così mostruosa.

E ho iniziato a cercare.

Mi sono immersa nel gravoso studio del fenomeno del razzismo, degli autoritarismi e delle dittature.  Mi sono chiesta cos’è che porta alla loro affermazione, come si possa seguire una organizzazione violenta, imporla, supportarla o anche solo tollerarla.  Non capisco come gli esseri umani, persone che nei secoli hanno dimostrato grandi capacità ed espresso creatività ed emozioni importanti, possano precipitare così, impiegando la propria energia nell’usare violenza, nell’accettarla e anche nel promuoverla. Violenza contro altri viventi, simili o anche no, a loro, ai loro figli, alle loro amicizie.

Documenti, libri, film… Molti testi sul tema risalgono agli anni 60, si tratta di riflessioni scaturite dopo il fenomeno del nazismo: un evento catastrofico e per molti versi assurdo, su cui effettivamente, nonostante le molte parole e le tante cerimonie, sembra davvero non si sia riflettuto abbastanza. E giù sociologi, psicologi, storici, filosofi, letterati…Ogni settore della cultura si è speso nella riflessione, nel difficile e delicato impegno a districare quel nodo così complesso, ognuno da un settore diverso, ognuno da un punto di vista diverso. Disponiamo di un vasto tesoro di riflessione, di tanti lumini accesi che ripercorrono un quadro storico e culturale che fa diventare tale fenomeno, ahinoi, quasi un evento annunciato.

Da accapponare la pelle.

Eppure trovare questi documenti è difficile: pubblicazioni non rinnovate, materiale da cercare nel mercato dell’usato o nelle varie biblioteche specializzate, sparse nel territorio. Perché? Cosa ha spento l’interesse?

Quel brutto periodo è rimasto nell’immaginario collettivo come “il fatto degli ebrei”, come un evento straordinario e terribile che appartiene al passato, archiviato come un fenomeno da ricordare una volta l’anno, affidato alla cosiddetta Giornata della memoria: cerimonie di stato, eventi teatrali e parole pompose lette con toni tristi durante i telegiornali.

Un ragazzo, qualche giorno fa, mi ha chiesto cosa sono quelle stelle dorate che ogni tanto calpesta davanti ad alcuni portoni della città…

 

Sono testi davvero interessanti, ben scritti, che hanno molto da insegnare, sempre, ma soprattutto oggi. Oggi che non si fa che puntare il dito su “femminicidi”, sulla violenza che i nostri giovani esercitano nelle scuole e nelle strade… Oggi che si finge di trovare soluzioni come “educhiamoli alle emozioni” o “mettiamo il metal detector all’ingresso delle scuole”. Oggi che si cerca di mettere a tacere le coscienze senza riflettere sulle cause, ma solo paventando ridicole proposte spacciate per soluzioni. Abbiamo smesso di chiederci perché, totalmente impauriti dagli eventi che ci vengono propinati a cascata attraverso i media, in continuazione.

Quando ero una ragazzina, tanto tempo fa, sentii mio padre dire che esiste sempre una spiegazione alle situazioni, mi disse che è giusto soffermarsi e riflettere per cercare quale è il sistema sottostante che ne consenta la comprensione. Mi spiegò che non è sufficiente soffermarsi sull’evento: bisogna vedere cosa lo ha generato e in cosa si alimenta. Mio padre era un medico, di quelli appartenenti alla vecchia scuola: quando svolgeva il suo mestiere non si soffermava sull’organo, lui osservava il sistema.  A pensarci ora, dev’esser nata lì la mia passione per la filosofia. Grazie papà.

La memoria si spegne mentre si finge di alimentarla, cala la nebbia, prodotta dalla infinità di pseudo informazioni che invadono sistematicamente ogni giorno la nostra mente.  E dimentichiamo di ricordare davvero, non abbiamo tempo di capire e smettiamo di cercare.

Chi lo fa, come me, incontra il sorriso beffardo di chi chiede “ma chi te lo fa fare, dove lo trovi il tempo? Poi ti sale l’angoscia…”.

Me lo fa fare la mia appartenenza al genere umano, me lo fa fare il fatto di vivere in questo mondo, perché mi piace farlo e mi piace l’dea che possano farlo, godendone, anche i miei nipoti. È davvero così sorprendente?

Una frase semplice e chiara ha colpito la mia mente: le guerre di religione, così come il razzismo, non sono eventi naturali: sono dispositivi costruiti, alimentati e finalizzati.

L’odio e l’amore veicolati attraverso le idee – o le ideologie. Da qui le azioni. Di che tipo?

Cercare la causa che va all’obiettivo.

Stamani mi sono imbattuta in un articolo, che non posso esimermi dal riportare qui di seguito, ringraziando l’autore per la sua chiarezza. Un articolo che invito a leggere, con la nota dovuta: “non è politica” – nel senso comune di contrapporre la bravura di un partito politico alle attribuite mancanze di un altro – ma è PROPRIO politica:

https://www.labottegadelbarbieri.org/i-maestri-dellodio-dietro-lassassinio-di-bakari-sako/

 

Buona lettura.