“I cattivi maestri sanno cosa fanno. Lo fanno apposta. Lo fanno per mestiere”
Qualche anno
fa sono stata in Polonia, ho visitato il lager di Aushwitz, ho ascoltato le
spiegazioni che le guide man mano davano sull’utilizzo dei vari ambienti, sulle
modalità di gestione, su cosa accadeva. Ho visto le rotaie che portavano direttamente
all’inferno, il doppio filo spinato, il muro scuro presso cui si giustiziavano
i “nemici dello stato”; sono entrata negli “ambienti igienici”, dove le persone
venivano uccise in massa con il gas, ho visto quel che resta dei forni che
servivano a smaltire i corpi nudi, privi di vita. Dove è stata rubata loro
l’umanità. Ho visto quel bosco in cui persone allo stremo sono state costrette
a marciare per l’ultima volta, per svanire nel buio del silenzio, testimoni
scomodi da far sparire.
Ho ascoltato
i racconti commossi dei parenti di coloro che lì dentro hanno trascorso le
ultime terribili ore di esistenza.
Mi sono
chiesta perché, come è stato possibile, come è stato possibile creare una
organizzazione così ben strutturata e così mostruosa.
E ho
iniziato a cercare.
Mi sono
immersa nel gravoso studio del fenomeno del razzismo, degli autoritarismi e
delle dittature. Mi sono chiesta cos’è
che porta alla loro affermazione, come si possa seguire una organizzazione
violenta, imporla, supportarla o anche solo tollerarla. Non capisco come gli esseri umani, persone
che nei secoli hanno dimostrato grandi capacità ed espresso creatività ed
emozioni importanti, possano precipitare così, impiegando la propria energia
nell’usare violenza, nell’accettarla e anche nel promuoverla. Violenza contro
altri viventi, simili o anche no, a loro, ai loro figli, alle loro amicizie.
Documenti,
libri, film… Molti testi sul tema risalgono agli anni 60, si tratta di riflessioni
scaturite dopo il fenomeno del nazismo: un evento catastrofico e per molti
versi assurdo, su cui effettivamente, nonostante le molte parole e le tante
cerimonie, sembra davvero non si sia riflettuto abbastanza. E giù sociologi,
psicologi, storici, filosofi, letterati…Ogni settore della cultura si è speso
nella riflessione, nel difficile e delicato impegno a districare quel nodo così
complesso, ognuno da un settore diverso, ognuno da un punto di vista diverso.
Disponiamo di un vasto tesoro di riflessione, di tanti lumini accesi che
ripercorrono un quadro storico e culturale che fa diventare tale fenomeno,
ahinoi, quasi un evento annunciato.
Da
accapponare la pelle.
Eppure
trovare questi documenti è difficile: pubblicazioni non rinnovate, materiale da
cercare nel mercato dell’usato o nelle varie biblioteche specializzate, sparse
nel territorio. Perché? Cosa ha spento l’interesse?
Quel brutto
periodo è rimasto nell’immaginario collettivo come “il fatto degli ebrei”, come
un evento straordinario e terribile che appartiene al passato, archiviato come
un fenomeno da ricordare una volta l’anno, affidato alla cosiddetta Giornata
della memoria: cerimonie di stato, eventi teatrali e parole pompose lette
con toni tristi durante i telegiornali.
Un ragazzo,
qualche giorno fa, mi ha chiesto cosa sono quelle stelle dorate che ogni tanto
calpesta davanti ad alcuni portoni della città…
Sono testi
davvero interessanti, ben scritti, che hanno molto da insegnare, sempre, ma
soprattutto oggi. Oggi che non si fa che puntare il dito su “femminicidi”,
sulla violenza che i nostri giovani esercitano nelle scuole e nelle strade… Oggi
che si finge di trovare soluzioni come “educhiamoli alle emozioni” o “mettiamo
il metal detector all’ingresso delle scuole”. Oggi che si cerca di mettere a
tacere le coscienze senza riflettere sulle cause, ma solo paventando ridicole proposte
spacciate per soluzioni. Abbiamo smesso di chiederci perché, totalmente
impauriti dagli eventi che ci vengono propinati a cascata attraverso i media,
in continuazione.
Quando ero una
ragazzina, tanto tempo fa, sentii mio padre dire che esiste sempre una
spiegazione alle situazioni, mi disse che è giusto soffermarsi e riflettere per
cercare quale è il sistema sottostante che ne consenta la comprensione. Mi
spiegò che non è sufficiente soffermarsi sull’evento: bisogna vedere cosa lo ha
generato e in cosa si alimenta. Mio padre era un medico, di quelli appartenenti
alla vecchia scuola: quando svolgeva il suo mestiere non si soffermava
sull’organo, lui osservava il sistema. A
pensarci ora, dev’esser nata lì la mia passione per la filosofia. Grazie papà.
La memoria
si spegne mentre si finge di alimentarla, cala la nebbia, prodotta dalla
infinità di pseudo informazioni che invadono sistematicamente ogni giorno la nostra
mente. E dimentichiamo di ricordare
davvero, non abbiamo tempo di capire e smettiamo di cercare.
Chi lo fa,
come me, incontra il sorriso beffardo di chi chiede “ma chi te lo fa fare, dove
lo trovi il tempo? Poi ti sale l’angoscia…”.
Me lo fa
fare la mia appartenenza al genere umano, me lo fa fare il fatto di vivere in
questo mondo, perché mi piace farlo e mi piace l’dea che possano farlo,
godendone, anche i miei nipoti. È davvero così sorprendente?
Una frase
semplice e chiara ha colpito la mia mente: le guerre di religione, così come
il razzismo, non sono eventi naturali: sono dispositivi costruiti, alimentati e
finalizzati.
L’odio e
l’amore veicolati attraverso le idee – o le ideologie. Da qui le azioni. Di che
tipo?
Cercare la
causa che va all’obiettivo.
Stamani mi
sono imbattuta in un articolo, che non posso esimermi dal riportare qui di
seguito, ringraziando l’autore per la sua chiarezza. Un articolo che invito a
leggere, con la nota dovuta: “non è politica” – nel senso comune di
contrapporre la bravura di un partito politico alle attribuite mancanze di un
altro – ma è PROPRIO politica:
https://www.labottegadelbarbieri.org/i-maestri-dellodio-dietro-lassassinio-di-bakari-sako/
Buona
lettura.
