Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!

sabato 28 marzo 2020

E I SOGNI?

Oggi ho letto un appello, partito sul sito dell'Ordine degli Psicologi, che sta facendo il giro dei social. 
Un appello importante che sospingo a mia volta nell'aria, attraverso questo piccolo spazio che mi è concesso di usare per parlare col mondo. 

Magari altri, come me, faranno lo stesso, con le risorse che hanno.

I professionisti dell'esistenza - quelli che semplicisticamente identifichiamo con la definizione di psicologi e psicoterapeuti - , sparpagliati tra i mille colori di scuole e vedute, specialità e orientamenti, convergono in molti nell'attribuire grande importanza alle immagini mentali, ai flash e ai sogni che ognuno di noi sperimenta di continuo. 

In modo analogico, con un linguaggio fabuloso e strabiliante, ogni individuo racconta continuamente a sè stesso la realtà operante di quanto contestualmente gli accade. 
Un linguaggio che le scuole di base non ci hanno insegnato a decifrare,  nonostante si tratti di proprietà condivisa. 
Ma qualcuno, più curioso e forse più motivato, ha iniziato a studiarlo, e ne ha parlato con altri.

Oggi sono in molti ad occuparsi di questo - chi lo fa seriamente, in modo scientifico, e chi invece approfitta della credulità della gente. 
Dagli specialisti alle riffe da bar, come ogni cosa in questo paese. 

Così oggi ho sentito una voce, tra questi specialisti, che chiede ad altri di scuotere gli animi e di ricordare loro di fare attenzione a queste immagini personali, di parlarne e di condividerne - sia pure in anonimo per rispettare la privacy - i contenuti sociali. Sociali, si perché noi tutti viaggiamo nella stessa tempesta, che urta e travolge l'essere uomo che vive qui sulla terra.
 Lo stiamo vedendo: siamo tutti coinvolti, schiacciati da una forza che non conosciamo e non sappiamo placare. Intanto che la vita altra, su questo pianeta, continua il suo corso.

Stamane ho visto un prato coperto di fiori: miriadi di piccole margherite che coprivano l'erba come una decorazione preziosa. 
Dobbiamo unirci anche noi, su questo grande prato che abbiamo sciupato, e onorarlo con la nostra rinascita. 

Torniamo a osservare i nostri sogni, e con essi, torniamo a vedere noi stessi e l'umanità tutta.

Riporto  (da FB) per comodità il post di cui sopra. Sono certa che l'autore non me ne vorrà:

  
PREVENZIONE CONTAGI
Ho appena condiviso nel gruppo privato degli Psicologi del Lazio in cui sono iscritto questo post. Leggetelo attentamente e poi se avete qualche sogno come ho specificato nel post, mandatemelo che facciamo davvero un ottimo servizio sociale.
Dott. Daniele Bernabei - Psicologo e psicoterapeuta.
DREAM MENTAL SCANNER
Anche quando siamo soli o ci sentiamo soli c'è sempre un amico che ci accompagna: è il tuo personale generatore di sogni. Se sai leggere le tue immagini mentali (il 90% della vita inconscia) allora sei facilitato nelle tue scelte di vita. Anche adesso in questa emergenza pandemica i sogni si rivelerebbero importanti se si usassero in modo oculato e professionale. Mi rivolgo agli psicologi umanisti che come me coltivano questa antica cultura delle immagini. Immagini biologiche dotate di preciso senso (per chi sa leggerle, ovvio). Non sono riuscito a trovare nemmeno un sogno di chi si è ammalato di Covid19. Sarebbe invece molto utile creare un data base dei sogni di siffatti malati per raccogliere, analizzare e studiare gli eventuali elementi comuni che caratterizzano i loro sogni. Sogni che segnalano con largo anticipo (più di 14 giorni) il contagio o IL PERICOLO DI ESSERE CONTAGIATI, permettendo, nel secondo caso, un percorso di contatti sociali diverso da quello programmato. Questo tipo di prevenzione potrebbe quindi evidenziare i malati asintomatici indirizzandoli subito ad una struttura sanitaria per i previsti controlli. Cari colleghi non è fantascienza, lo stesso Ippocrate raccomandava ai medici di prestare attenzione ai sogni dei pazienti. Per non parlare poi di Esculapio dove nei suoi templi i sacerdoti curavano (bene) i malati leggendo i loro sogni.
Faccio un esempio: se uno sogna che degli insetti gli entrano in bocca oppure li sputa, potrebbe essere un avvertimento che qualcosa di nocivo è entrato nel suo corpo. Idem se sogna un mantice che va a fuoco e qualcuno ci versa sopra acqua senza riuscire a spegnerlo (polmonite). Sognare un albero le cui foglie si disseccano e son portate via dal vento. Un ragno nero che cammina sul torace (anche tumore grave). Un fulmine che colpisce la testa (infarto o ictus). Erba che cresce al posto dei capelli: malattia del cervello grave o tumore.
Se il Consiglio ritiene che questa mia idea possa essere sviluppata, sarei ben felice di collaborare per costruire un data base dei sogni suddiviso secondo i sintomi di specifiche malattie. Si può iniziare dal Covid19
Dott.Daniele Bernabei





lunedì 16 marzo 2020

MARZO 2020

In questo giorno di silenzio attutito, in cui il paese è blindato al suo esterno e al suo interno, mi muovo spiazzata per casa cercando il sole dalla finestra. Sembra che la città sia tornata a disposizione dei mille volatili che occupano l'aria con le loro melodie  e con suoni a volte un pò striduli.  

Desideravo da tempo un pò di silenzio, Desideravo eliminare quel brutto rumore di fondo causato dalle automobili e dal caos cittadino. La mia testa chiedeva riposo. E ora che è arrivato il silenzio, ora che l'aria è pulita dagli scarichi dei nostri trabiccoli, io non posso goderne. 
La causa è la morte, la malattia, la paura.

Osservo individui sparuti, con la bocca coperta per protezione, che vanno un pò mesti, a passo veloce, su strade deserte. Un silenzio plumbeo di giorno e di notte, interrotto ogni tanto da momenti di musica e cori distorti: i nuovi rituali ai quali la gente si aggrappa per esorcizzare questo momento.

 I bambini disegnano arcobaleni e scrivono, sotto dettatura di loro maestri, che ce la faremo. Intanto i notiziari aggiornano sui nuovi decessi, ogni giorno in aumento. 

Finalmente ho capito che è vero, che di questo virus si muore, e che la questione è davvero tremenda. 
 Sento amici che parlano di persone a loro vicine finite in ospedale; ieri ho saputo che è morto un mio conoscente.
 Ogni giorno dei numeri, ogni giorno dei nomi. 

Ora sono seduta al sole, su una panchina: aspetto che il mio amico esca fuori dalla visita medica, aspetto che torni da me. Io non posso entrare - per sicurezza, mi dicono. Sono in un giardino e osservo un cespuglio di foglie verdi, verdissime, intramezzate da foglie di un rosso acceso, che brilla per la luce del sole che vi si posa sopra, gentile. 
Fa freddo e oggi ho paura. Ho fretta che lui torni da me, e questa paura è tutta aggrovigliata nella mia gola, come un tappo di stoffa che assorbe la mia linfa vitale, prosciugandomi. Guardo la porta ogni volta che  c'è un movimento. 

È tempo di paura, di incertezza e di caccia alle streghe. È tempo di tante domande senza risposta e di ipotesi brutte. Oggi non so godere di questo sole brillante, sembra piuttosto un'offesa.

Nel silenzio diffuso solo gli uccelli zampettano e volano ovunque, liberi di muoversi e di cantare. Sembrano allegri, loro, alla conquista di uno spazio che avevamo loro brutalmente sottratto.

È bello per loro, lo trovo anche giusto, ma non riesco a sorridere, nemmeno per loro. Io ho smesso di farlo da alcuni giorni. 

E chissà quando mi sara possibile riprendere a farlo.



sabato 1 febbraio 2020

COME UNA FORMICA SUL BORDO DEL BICCHIERE

Pochi mesi fa, nel corso di una assolata mattinata estiva, sotto la veranda, all'ombra, mi godevo la colazione comodamente seduta in giardino.
 Ricordo bene la mattinata luminosa e l'aria frizzante delle prime ore, quelle in cui il grigetto brumoso che precede l'alba si lascia sovrastare via via per gradi dall'incendio del sole che sorge.
 E siccome io vivo in campagna, assisto ogni mattina allo spettacolo che sorge tra alberi e colline illuminando i prati umidi, e ne rimango sorpresa e felice, colma di emozioni che é difficile descrivere.

Ero lí, dunque, dopo aver tostato del pane scuro e aver predisposto la ghiotta colazione sul tavolo: conserva di prugne selvatiche fatta da me - i frutti dello stesso giardino in questione - , un piatto contenente le fette di pane croccante, il bicchiere del frullatore pieno di spuma densa - un mix di acqua di fonte, aria, e una bella dose di melone maturo - , e in disparte, in attesa che arrivasse il suo turno, una tazzina di ceramica decorata con dentro il caffè. 
Zucchero, acqua, e un paio di cucchiaini: i necessari strumenti del mestiere.
Che dire? Appetito, profumi, colori e allegria.

Davanti ai miei occhi la folta chioma del fico  - lo chiamo "Capellone" per la quantità di rami che sovrastano il tronco - , che esibiva con indifferente esuberanza gocce scure di morbidi frutti maturi. 
In realtà, come ho imparato da poco, non si tratta di frutti ma di fiori, e lo si vede davvero quando, schivati gli attacchi famelici di altri viventi - umani o pennuti che siano - i fichi si aprono come petali al sole, esibendo a chi ne voglia fruire, le rosse pareti che sono all'interno. 
Proprio come i fiori che siamo normalmente avvezzi a chiamare in quel modo.

E dunque, perso lo sguardo tra le foglie verdi e l'azzurro del cielo - percorso da variopinte striature dai colori accecanti - , distratta dal sommesso ronzio di sottofondo di certi mini volatili resi ebbri dal banchetto che avevo allestito, mi godevo il graduale risveglio in quel piccolo paradiso che ormai chiamo casa.

Rimaste pochissime briciole sul piatto svuotato, intanto che  la spuma di melone é rimasta un ricordo, mentre sorseggio il caffè, ecco che l'occhio mi cade su qualcosa di veramente curioso: un movimento minimo, un punto nero che si sposta, come danzando, sul bordo del bicchiere lungo, quello con i residui del famoso frullato. 
Mi avvicino per ingrandire l'immagine e renderla più chiara ai miei occhi. 

E allora la vedo. 

Davanti al mio naso, un contenitore di vetro patinato da una densa sostanza zuccherina dal colore aranciato, il noto profumo della polpa frullata e su, in cima, lungo il bordo - anch'esso imbrattato - un esserino piccino, dal corpo sinuoso, che cammina trascinandosi piano e fermandosi, di volta in volta, in direzione continua. 
Mi accosto ancora di più perché non voglio perdere un passo. 
Mi sento eccitata come un esploratore in laguna: le piccolissime zampe procedono, poi il corpo si inarca, la testolina si muove all'in sú muovendo le antenne minute, e poi riparte di nuovo, nel suo viaggio attraverso il piacere. 

C'é acqua, qui sopra, e delizioso alimento, sparso piacevolmente sul vitreo percorso. E nessun elemento di disturbo, non un ronzio nell'aria vicino, non la mano di quei grossolani individui che non sopportano la vista di minuscoli insetti.
E ancora un passo dopo l'altro, lento e gravoso, ancora una piccola pausa, il tremolio delle piccole antenne, e questo grosso occhio curioso davanti al suo mondo: non é minaccioso, solo la osserva curioso. 
La polpa é fresca e dolcina, il colore avvolgente... Ancora un pó di strada  per godere la fortuna trovata...

Ero cosí affascinata, e cosí divertita, da esser rimasta a quel tavolo ben oltre il previsto, ho preso quel rettangolo scuro di cui nessuno oggi sembra poter fare a meno, e ho documentato con una serie di click il gravoso percorso del neo-pellegrino.
Trascorso del tempo, dopo che il cibo era stato acquisito in dose che ho ritenuto abbondante - per me quanto per il piccolo ospite - ho ripulito la tavola ed ogni stoviglia. 

E la formichina, vi starete chiedendo, hai tolto anche lei? 

Ovvio che si, ma nel modo che ho sentito più giusto: ho preso una foglia dal prato, l'ho avvicinata alla piccola amica, ho atteso che salisse sul verde convoglio, e poi l'ho scortata su quello stesso prato da cui proveniva la foglia. E da cui, probabilmente, proveniva essa stessa.
Un sospiro e ho iniziato i rituali per recarmi a lavoro.

E adesso ripenso a  quella piccola e scura creatura, che avanzava in un fiume di nutrimento gradito, senza ostacoli e senza pericolo alcuno,  senza dovere lottare e guardarsi le spalle. Solo uno sguardo, affascinato e curioso, che ne custodiva il passaggio.
E come può essere bello, anche se solo per un breve lasso di tempo, ottenere inatteso ristoro durante le fatiche del giorno. Sia pure da una mano straniera che si protende gentile senza promiscui interessi.




venerdì 24 gennaio 2020

2020

1 gennaio, ore 02:11. Sono stesa sul letto, tra le coperte e una serie di cuscini. Il tablet in mano, appunti di studio, una lampada accesa.
E finalmente l'amico silenzio.
Questa non é stata una notte normale, non lo è stata la giornata che l'ha preceduta, né potrà esserlo quella che verrà. Convenzioni, abitudini, tradizioni che si stratificano trasformandosi ogni volta, ad ogni occasione che torna a ripetersi.

 Il calendario ha segnato l'ultima pagina di quelle che definiscono una porzione di tempo. Il nostro tempo, scandito in giorni, in mesi e in anni. Un foglio e poi un altro, e poi un nuovo calendario, con nuove immagini riportare ed altre annotazioni: impegni, eventi, appuntamenti futuri.

Conduciamo le nostre esistenze lasciandone traccia di inchiostro,  per poter poi calcolare quanto tempo é passato. Eh sì, il tempo scorre veloce! Eppure, in certi momenti, sembra non passare mai!
Scivoliamo nei luoghi comuni dimenticando di starlo facendo. Il tempo... Cosa é mai questo tempo? Il tempo che passa, il tempo che non perdona, il tempo che cancella i pensieri.. Il tempo che verrà. Il tempo?
Percorriamo lo spazio del nostro agire, ci spostiamo tra il dire e il fare, connettiamo il pensare al sentire, e affondiamo nelle nostre precipue decisioni, cercando sovente di sorvolare gli errori. Lo facciamo in sequenza, lo facciamo al contempo, insieme con altri e ognuno per sé.

Da oggi peró, a partire da questa notte - finalmente tornata serena - é tutto passato. Si é chiusa una porta là dietro, che ha ingoiato via tutto, archiviato in una scatola grande che é stata già chiusa: l'anno é finito, e ora auguriamoci che il prossimo sia di molto migliore. Perché l'anno passato, già inscatolato, non va più visitato, non va più frequentato: l'etichetta riporta una numerazione scaduta, come il biglietto di una riffa conclusa.
Non sembra più appartenerci.

Nuovo colpo di pistola e nuova partenza. La signorina, al centro della strada, preme il grilletto scuro, e intanto che il colore dei fuochi impazza nel cielo con tutto quel frastuono, volge se stessa in un giro completo, facendo mostra di sé e del suo vivo entusiasmo. La gonna che gonfia intorno alle lunghe gambe tornite, i capelli scomposti nel vento... Si sfiorano i calici, ricolmi di liquore frizzante, e auguri, auguri, che per tutti sia un anno migliore!!

Come se davvero dipendesse da altri, come se una forza maggiore, lí fuori, trascendesse le azioni e le scelte di ognuno, distribuendo fortuna, benessere e felicità secondo capriccio. 
Pagina dopo pagina, calendario dopo calendario.
Musica e fumi di esplosioni vivaci, sorrisi  brillanti tra vesti pregiate e un po' briose... Euforia, euforia, espressioni gioiose e distratte. Festeggiamo, dunque, lasciamoci andare: questa notte una porta si chiude e possiamo ripartire da capo.

Svanisce quel peso  gravoso che ci siamo tirati dietro fin'ora, questa notte lo lasciamo cadere, verrà legittimamente archiviato perché l'anno é ufficialmente concluso. Per tutti, in ogni paese.

Eppure, una volta spogliati da tanto furore, nell'intimità delle nostre dimore, nei nostri indumenti di sempre continueremo a filare le nostre esistenze, quelle di ieri, fino a domani ed oltre ancora. E saremo noi stessi, cosí come abbiamo fatto fin'ora, a tirare via il lembo nella direzione intrapresa.

Apriamo dunque il nuovo libro pulito, ma evitiamo di mentire a noi stessi: la vita si rinnova ad ogni respiro, e il timone lo teniamo noi stessi, in ogni infinitesimo istante: non dobbiamo aspettare la pagina nuova, possiamo spostare lo sguardo anche ora, senza bisogno di spari, di urla e di danze sfrenate. 
Il nuovo anno é in ogni momento.

E dunque, signori, vi porgo i miei più rispettosissimi auguri!






giovedì 23 gennaio 2020

X-Files

Una notte fredda, dopo una giornata strana. E questa aria fredda, che mi avvolge il volto come una maschera cosmetica, sembra svegliarmi per la prima volta.
Apprezzo questo stato nuovo che mi attiva i sensi.

Esco in strada e vedo fantasmi: figure lunghe e dalle dimensioni varie che si aggirano a caso nel buio. Non hanno luce, nè catene cigolanti; solo cappotti e giubbini smunti.

Non é come nei film: non mi cercano per assalirmi, non vogliono spaventarmi o nutrirsi del mio sangue... Si trascinano dietro i propri passi, tra i rimasugli delle foglie secche trascinate dal vento.
Non sento gemiti, solo lo stridio dei bus che manovrano piú avanti, combattendo con i freni consumati.

Una notte fredda, questa, senza luna e senza odori nell'aria. Nemmeno un cane ad annusare i marciapiedi, né gatti sinuosi sui muretti.
Vedo cassonetti ricolmi e macchine parcheggiate ovunque.

Dicono sui giornali che é stato individuato un pianeta simile al nostro e che lí, finalmente, potremmo trovare forme di vita simili alle nostre. Ci interessa ?
Non ci basta essere accompagnati da fantasmi che ignoriamo - e che ci ignorano a loro volta...Noi cerchiamo fuori. Siamo tanti, siamo troppi, e le risorse di questo pianeta sono giá ipotecate senza un domani.. E cerchiamo compagnia.
Ci sentiamo forse soli in questo nostro mondo che nemmeno ci soffermiamo ad osservare.

Un amico mi ha parlato della luce degli alberi, ed io l'ho vista davvero.

Alcuni scienziati hanno descritto l'intelligenza delle piante e la loro capacitá di risolvere problemi. Ma per tanti di noi sono solo fili d'erba e foglie.

Cerchiamo oltre, nello spazio scuro, in luoghi che solo in pochi potranno raggiungere. Perché noi vogliamo sapere, vogliamo incontrare...

Eppure qui noi non lo facciamo: non vogliamo sapere e non sappiamo incontrare. Qui noi litighiamo, sorvoliamo, guardiamo altrove. Qui, a casa nostra, senza nemmeno pensarci, deturpiamo, consumiamo e logoriamo tutto con la nostra bruttezza. Siamo gretti e malvagi, siamo ottusi e ignoranti.

Non sappiamo, alla lunga, nemmeno dimostrare egoismo.
Il nostro mondo lo bruciamo; quello di altri lo agogniamo.

Gli alieni siamo noi, nei confronti dei nostri simili, della nostra terra e di noi stessi. Ecco che l'ossessione di cercare intelligenze altre è il sintomo esposto di una urgenza radicale: la ricerca di ciò che è alieno rispetto a ciò che siamo - o che siamo diventati.
Non si tratta quindi di quegli strani omini verdi con gli occhi da gatto, ma di intelligenze vive che facciano uso di capacità che noi non sappiamo attuare.
Cosa é rimasto quaggiù, di quell'umano tanto osannato da filosofi e poeti?
Cerchiamo fuori, dunque, tra le stelle, ciò che non abbiamo il coraggio di trovare in noi stessi. Eppure, di questi tempi, sembra che regni soltanto l'economia... Un ente astratto dagli effetti concreti cui delegare la propria realtà.

Economia, dunque, si, ma senza coscienza economica di vita.


martedì 21 gennaio 2020

Andante con brio

Se vedi un pacco di fagioli secchi in un bel sacchetto nella madia, intanto che fai ordine tra le tue scorte, e intanto che parli con un amico ti viene in mente che lui fa delle buone zuppe coi legumi; se malauguratamente glielo rammenti mostrando il sacchetto soprapensiero, se qualcosa si accende nella sua mente e poi, più tardi, vi date appuntamento per il giorno dopo... 
Potrebbero accadere due situazioni: il tuo sacchetto di fagioli, frettolosamente riposto dietro quell'anta scura, rimane al buio ancora per un altro periodo di dimenticanza; oppure il tempo dell'oblio ha segnato definitivamente il suo tempo.

Allora, é accaduto che mentre l'orologio appeso in cucina lasciava scivolare le lancette in prossimità delle tredici, nel corso di una assolata domenica invernale, ha suonato il campanello alla porta e, una volta apertala, mi é apparsa dinanzi la persona attesa con un ospite inatteso: lo sorregge, un pò curvo nel suo cappotto scuro, con entrambe le mani: é un corpo pesante, di media statura, metallico... E fuma...Questa volta è nella mia mente che si accende qualcosa...: i fagioli!!! Ma non li aveva presi, ieri, sono sicura di averli lasciati ricadere - ignorati - al loro posto. 

Lentamente l'amico mi oltrepassa ed entra in cucina. Sorride con espressione furbetta, estrae l'amico pentolone dalla borsa colorata et voilà.. Sorpresaaa!!
"Avevi parlato di fagioli, così ho preparato qualcosa... Un pò di verdure, tutto molto leggero..Solo una minestra vegetale!!"
Ottimo, mi dico, dopo gli stravizi delle feste ci vuole un pò di leggerezza, tocca disinquinarsi davvero un pò.

 E poi esce dalla borsa una scatolina piena di cubetti di pane destinati alla frittura... Inarco il sopracciglio con tono di rimprovero, ma la risposta è  pronta: solo un pò di sostanza da aggiungere, per sfizio.. Solo questo! E mentre inizia a spadellare mi accorgo che sul tavolo c'è un vassoio di frappe, tutte imbiancate di zucchero a velo. Sono cotte al forno, non temere, mica vogliamo farci male!! Niente fritti e grassi saturi!!!
Non ce la farò, io lo so: non ho mai sognato di essere un eroe. Cederó alla tentazione e le mie arterie continueranno pericolosamente ad essere intasate. Maledette feste! E chi lo dice che sono solo i parenti gli attentatori alla salute!

Vabbè, diciamo che tutto sommato, sento gli altri amici concordare su una salvifica passeggiata pre-pranziale. Andiamo al mare, c'è il sole, l'aria è calma.. Potremo fare una bella camminata e limitare così le famose lacrime di coccodrillo che scenderanno copiose (mai, in realtà, ma la finzione poetica lo richiede ad uso di chi legge) a fine pasto, quando ti senti sazio e tondo, esausto ma felice.
Giacca, scarpe, chiavi, e in men che non si dica siamo in strada. Ecco però che odo suoni pericolosi, sento nominare la famosa torta allo zabaione che solo la gelateria X sa fare così buona, con quella copertura di crema, e con la base di pan di spagna imbevuta di vero liquore alchermes..

Si infrangono i miei sogni di salvezza, viene meno la speranza di tornare nella schiera dei savi salutistici, quelli che non contano le calorie - certo che no- ma che sanno regolarsi tra entrate e uscite di energia per il piacere di stare bene..
Ma vedo il mare all'orizzonte, che riflette il sole in modo accecante, come mille volte ho visto nella mia vita, ogni volta con emozione viva. Scendo dall'auto, respiro l'odore asciutto della sabbia, e allungo il passo. Li lascio tutti indietro, verso lo spettacolo che più di tutti amo osservare: quella distesa azzurra, frastagliata di decorazioni spumose che si allungano, come uno strascico elegante sulla battigia.. E poi le onde, che lentamente si lasciano guidare dai venti profumati.. Ma qualcosa non va. Ai miei piedi vedo sacchi abbandonati di spazzatura, poggiati presso muretti fatiscenti, feriti da finestre in disuso. Vetri rotti, intonaci sbeccati, ferri corrosi e arrugginiti.  Mi si blocca il  passo e con esso l'entusiasmo, mi scende in gola una forte desolazione. D'un tratto il mare non è più mio amico e io non lo voglio incontrare. Come un individuo sporcato e offeso, come una persona sfregiata, sento che qualcosa si è rotto, e io non voglio più stare qui. Anche la sabbia scura, ai margini delle scalette, sembra ostile. 

Amaro in bocca e voglia di non esserci. Cala il silenzio; ci guardiamo desolati l'un l'altro, e come quegli stormi che si vedono nel cielo di questi tempi, ci giriamo all'unisono sui nostri passi e torniamo indietro.

 La gita al mare è terminata, oggi basta così. Scatta il piano B: il sole è alto in cielo e lo stomaco ci ricorda che è tempo di nutrirsi.  E siccome la vita è bella se ci si premia con doni graditi, ecco che il motore spinge nella direzione dello zabaione...
Rientro dunque in casa con un contenitore pieno di prezioso gelato, lo ripongo al fresco e riprendo il viaggio iniziale. Dunque: i fagioli...

Inizia la festa ( ma quando mai si è interrotta?) E la musica di stoviglie, un tappo che salta, il vino nei bicchieri, la luce calda sopra i fornelli e profumi amici che si diffondono nell'aria...
I cubetti arrostiti, resi croccanti con  olio buono e cosparsi di pepe odoroso, la zuppa scaldata, ed ecco che sovviene un ricordo: le olive arrivate ieri mattina da Ascoli.. Sono piccine, un pò per uno... Le friggiamo all'istante. Battute, sorrisi, allegria. In un baleno ci spostiamo in salone, rumori e parole, profumi e calore. 

Una piacevole domenica tra amici.
Felicità. 




venerdì 13 dicembre 2019

A casa

Vedo un camion sgangherato procedere lentamente su di un percorso di campagna.
 L'erba é verde, e il terreno impervio, le grosse ruote incedono costanti sul terreno, portando oltre quel metallico bestione dall'aspetto superato. Roba di altri tempi e di altri luoghi, ma nel pieno delle sue funzioni. 
Il rimorchio può contenere prodotti agricoli, e può tenerne molti.

 Oggi mi vedo cosi: fuori moda, probabilmente, un pó vintage, funzionale e chiaramente orientata.
I miei passi sulla terra e un altro giro di ruote.

Cammino sotto al sole mentre cerco la cicoria nuova, che mi toccherà nettare con pazienza immergendola nell'acqua fredda più e più volte. Ma poi, alla fine, che sapore!
Un uomo in lá con gli anni mi sorride, un pó curvo nel suo corpo stanco, con l'aspetto burbero di sempre, ma solo per scherzare. 
Aspetterà che lo abbracci, e si illuminerà con le mie risate.

 E' lì che mi aspetta, mentre finge di essere distratto. E allora giochiamo per un pó, raccontandoci aneddoti e fingendo di rimproverarci a vicenda per una cosa o per l'altra, fino a quando si fa una cert'ora e via, ognuno per sé fino al prossimo incontro.
Quest'uomo ha degli orti fantastici, corsie dai colori alternati sempre ricche di verdure attraenti, carnose e vivaci. 
Nessuna serra, nessuna aggiunta: il duro lavoro di una famiglia allargata e di pochi collaboratori nei campi.
 Arrivo e mi si spalanca lo sguardo, inizio a chiedere e a guardare, indico e mi sorprendo, come una bimbetta stupita. 
Mi piace quel mondo! 

E in modo paziente quell'uomo, che é diventato in cosí poco tempo mio amico, accoglie il mio fiato, sorride alle mie reazioni, fa mostra di sopportare a fatica, e infine cede e mi descrive le sue attività, i prodotti che vedo, i problemi intercorsi; mi racconta dei camion che arrivano al mattino a portar via i pancali che vedo arrivare in sequenza. 

Le foglie e la terra, broccoli e verze, patate, cipolle, collane di rossi cornetti piccanti...Tutti i preziosi di questa stagione. Colori verdi e viola, colori rossi e bluastri. 

Friccica il freddo del mattino, intanto che il vento spazza via quelle poche nubi nel cielo, e un drappo di storni dispettosi disegnano nell'aria mutevoli quadri viventi. Li guardo e invito anche gli altri con me. 
Mi accorgo di averli tutti coinvolti: quattro persone col viso rivolto all' in su, davanti a quel magico movimento continuo, fluido e disarmante. 


La natura mi accoglie e io l'abbraccio felice: mi sento a casa, mi sento viva. 
Finalmente mi sento umana.