Attraversavo a passo veloce l'arietta frizzante del
mattino, godendomi quella bella luce che solo il primissimo sole primaverile sa
restituire. L'occhio é caduto sul muro che si avvicinava, veloce, al mio viso.
Un poster, un pò strappato e un pò logorato dalle intemperie, ha pizzicato la
mia mente, attraverso la semplicità apparente dell'immagine che riportava.
Tanto che mi sono detta: voglio scriverci su qualche
cosa.
Ho preso il mio smartphone, una ditata al display, ho
inquadrato e immortalato quell'immagine, rimandando ad un altro momento
l'esplorazione di quanto mi si veniva a raccogliere nei pensieri.
Un muro sporco in una città vecchia, in un quartiere
periferico: rumori del traffico e l'odore dei gas di scarico delle auto.
Vicino, l'insegna di un bar e tre tavolini di plastica dal colore rosso vivo.
Qualche persona seduta davanti ai caffè, sigarette tra le dita: un normalissimo
lunedì mattina, mentre il suono dei tacchi larghi sulla strada accompagnava la
mia corsa.
E poi quel cartello. Un fermo immagine.
Nessun rumore,
solo quella testa di orribile clown che emerge da sotto la maschera umana di
chi la indossa.
Un brivido.
Nemmeno faccio caso allo slogan scritto più in basso,
che polemizza con alcune iniziative del governo.
Un clown: continuo a vederlo anche dopo, mentre corpi
di ogni misura mi si poggiano contro, in quel vagone che scorre nei sotterranei
della città in cui lavoro.
Mi soffermo sui particolari: cos'é che inquieta del
volto di un clown? E' una figura inventata, nota per il buon umore che dispensa
tra la gente - anche se a me ha sempre trasmesso tristezza, sin da quando ero
bambina.
Il gioco forzato non mi ha mai affascinato, la simpatia a tutti i costi,
le finte disgrazie, i movimenti goffi, quei vestiti enormi... Troppo teatrale,
troppo alterato... Che piacere può dare una cosa così?
Il volto di un clown é dipinto di bianco, reca
lineamenti ingranditi, ed espressioni forzate.
Un trucco pesante, sotto ogni punto di vista.
Le labbra enormi e rosse, visibilmente dipinte sul
volto; gli occhi cerchiati, che sembrano essere enormi, e quella pallina
orrenda posizionata sulla punta del naso.
Un clown é una finzione totale, costruita per
intrattenere e distrarre, ma lo fa in modo grottesco, perché, intanto, fa
mostra di quel paradosso che gli é sostanziale.
Eccolo: é questo ciò che m’inquieta.
Mi spiego: non si tratta qui di un pupazzo costruito
in modo da apparire simpatico e buffo; qui abbiamo un uomo reale, in carne ed
ossa, mascherato da pupazzo che vuol essere simpatico e divertente.
Abbiamo un uomo che deve fare il pupazzo, e per farlo
esibisce un sorriso smodato, visibilmente fasullo, dipinto su un volto che ha
perso - pur continuando a mostrarla - la sua natura reale.
Il rigidismo forzato di espressioni ostentate,
dipinte, incorniciate da variopinti capelli posticci su dei modi estranianti si
scontra con quanto sappiamo degli esseri umani: variabilità di umori e di
gesti.
Una marionetta, quindi, rappresentata da chi, per
natura, marionetta non é.
L'obbiettivo: mentire e distrarre, perché il tempo di
chi assiste allo show trascorra tranquillo, senza che alcuno sollevi pretese o
faccia alcunché.
Il manifesto di cui in apertura ostentava l'inganno,
mostrandone la natura potente nel suo più inquietante backstage: un uomo ci
mostra il suo viso, che é un viso da clown. Il sorriso che invade la parte
inferiore del volto, l'espressione ferina degli occhi, opportunamente camuffati
in un trucco espansivo.
Ma in fondo ci mostra di più: chi fa mostra di sé
nella verità di una natura violata, rivela in essa il suo modo: la faccia di
clown é quanto rimane evidente sotto alla maschera
prima ch'egli sta togliendo dal viso: la sua mano, nel gesto di espellere
una copertura fasulla dal volto, sta togliendo ciò che ha le fattezze di un
volto umano.
Il messaggio é glaciale: la mia natura non é quella
che vedi, il mio essere "umano" è soltanto finzione, che inganna e
tradisce la reale natura di chi mi crede per tale. Sotto la reale finzione - la
prima maschera, quella dalle umane fattezze - soggiorna la vera realtà:
anch'essa una maschera, ma dallo scopo ufficialmente ben noto - questa sì,
riconoscibile.
Non abbiamo quindi davanti né un uomo né un burattino:
abbiamo davanti l'inganno assoluto,
che agisce nelle sembianze di un uomo, ma come un pupazzo, messo su per
distrarre e illuderere quelli che invece, sono esseri umani.
Un pupazzo che
prima, per sua natura, era un uomo.
L'operazione esibita di colui che toglie la maschera
rivela pertanto una ulteriore finzione, perché, alla fin fine, sempre una
maschera resta, il cui ghigno beffardo guarda verso di noi.
Un gioco perverso cui molti individui si cimentano in
pieno: mi burlo di te, ma rimango io stesso costretto dietro una faccia di
clown.
Sempre, poi, che si avveda di starla indossando...
