Rientro da una cena divertente con amici; mi sento bene e un
po’ stanca: la giornata era iniziata alle 6 del mattino con la sveglia, immediatamente
bloccata con una ditata seguita dal solito grugnito. L’idea di abbandonare il
calduccio del letto e i vapori dei sogni appena vissuti è fastidiosa…
La colazione, una rapida rassettata all’appartamento e via,
incontro alla giornata lavorativa, fino all’appuntamento con i vecchi amici, la
sera, per scaldarsi il cuore e vivere una sana allegria.
Parcheggio l’auto, e mentre raccolgo documenti, borsa,
borraccia e il contenuto della borsa rovinosamente sparso nell’abitacolo, mi
godo in anticipo il senso di distensione che mi pervaderà a breve, quando sarò entrata
nel mio letto, interamente sommersa dal piumone soffice e caldo…Quegli ultimi
momenti di coscienza vigile che preludono al sonno dei giusti.
Ma arriva la telefonata di una conoscente: mio figlio ti sta
cercando, non so perché.
Si tratta di un ragazzo appena maggiorenne che conosco da
anni, a cui ho offerto sostegno in un periodo un po' difficile della sua vita:
motivi sociali, culturali, emotivi… quella difficile età dello sviluppo. Insomma,
niente di drammatico, solo un brutto nodo che necessitava di un aiuto per
essere sciolto. Insieme, io e lui, con un po' di tempo, tante parole e tante
cose da fare, ci siamo riusciti. È stato bello vedergli tornare il sorriso.
Siamo rimasti amici.
A distanza di qualche anno il ragazzo è cresciuto - nel
corpo e nello spirito: ora è meno timido, frequenta la palestra, ed è
finalmente uscito da quel brutto isolamento che lo rendeva triste.
Dunque, mi chiedo, che sarà mai successo? Mi avvicino alla
porta di casa e lo vedo: esile figura grigia nel chiarore dei faretti che
illuminano il giardino. Lui è lì, in silenzio, che mi aspetta. Capisco in un
attimo che la serata sarà lunga.
Lo guardo in volto, chiedo come sta, e vedo che ha il viso
un po' gonfio, gli occhi socchiusi…Un brutto ricordo di quando i suoi genitori
lo portarono da me quella volta. Allora aveva smesso di mangiare, non parlava e
piangeva. Mi allerto alla sua risposta: sto male.
Lo faccio entrare in
casa e metto su il bollitore per il tè. Lui è imbarazzato, non mi guarda in
volto, non sa da dove cominciare e farfuglia una serie di frasi che suonano in
modo strano, così uscite da un ragazzo tanto giovane: tu mi conosci bene, mi
hai aiutato a capire delle cose, e a casa tua mi sento a mio agio, mi sento
davvero bene... Mi dice che non ha mangiato e accetta la mia offerta di un paio
di uova al tegamino. Sono quelle buone, quelle del contadino…
Concordiamo di metterci su un po' di formaggio, scaldo
qualche fetta di pane e gli preparo la tavola. Il suo aspetto cambia, ora è più
rilassato. Parliamo delle uova, dei miei amici che allevano le galline,
lasciandole libere di beccare nel campo, senza gabbie, e di come la sera
tornino da sole nella dimora adibita per loro, dove vengono poi chiuse a
protezione dalle volpi. E ce ne sono di volpi, dalle nostre parti.
Parliamo della natura, degli animali…lui inizia a mangiare,
fa la scarpetta, poi attacca i biscotti. La madre diceva che non mangia quasi
più, che di recente è diventato insofferente.
A me, fortunatamente, non pare proprio.
Quando vedo di nuovo apparire il sorriso su quel volto dai
lineamenti delicati, vado dritta al sodo: ma che è successo, che ci facevi
davanti alla mia porta a quest’ora?
Così, tra una frase smozzicata e un’altra, riesce a dirmi
che sta vivendo un brutto momento. Non grave come quello che abbiamo risolto
tempo prima, no, però sta in difficoltà emotiva e non riesce a farsi ascoltare
da nessuno. Nessuno ha tempo di ascoltarmi, hanno tutti fretta, anche i miei
amici. Loro dicono di avere altro da fare.
Lui, adesso, ha compiuto18 anni: ha vissuto il periodo critico dell’adolescenza in quel disastro organizzato che va sotto il nome di “periodo covid”. Ha trascorso molto tempo in solitudine, come gran parte dei suoi coetanei, a interagire con qualche compagno al riparo di avatar nei videogiochi, e a forzarsi – senza troppo successo – di frequentare lezioni on line erogate da una scuola razzista (le sue origini non sono italiane, nonostante sia cresciuto nel nostro paese e ne parli perfettamente la lingua) e poco organizzata.
Una scuola che non supporta gli studenti, e che si libera dei
problemi in modo gordiano: “perché, a questo ragazzo interessa la scuola?”. Ai
tempi lui trascorreva molte ore in casa, con il fratellino disabile sempre
accanto, dovendo i suoi assentarsi per lavoro: la sopravvivenza costa,
purtroppo. Soprattutto se sei straniero, e soprattutto di questi tempi.
Nel mio atavico idealismo
continuo a credere che rientra nel mestiere di un insegnante aiutare i ragazzi
a trovare interesse negli studi o a farne comprenderne l’utilità. Un pensiero
obsoleto?
Rimbalza ancora nella mia testa quella frase, sembra non
esserci più nulla, in questo cranio, tranne quel suono sgradito che rimbalza di
qua e di là: nessuno ha tempo di ascoltarmi.
Abbiamo parlato a lungo, abbiamo scherzato, e pian piano il
suo viso è tornato luminoso, i suoi occhi ben aperti e il tono della voce più
fermo.
A nube finalmente dissolta l’ho mandato a casa a dormire con
due facili consigli e una carezza sulla testa.
Un ragazzo di 18 anni
cerca una donna di 53 per poter parlare un po’ di sé: va da lei perché i suoi
amici non hanno tempo di ascoltarlo, e lui sta male.
Girano in branco ma sono tutti così soli, a tal punto da non
sapere nemmeno dirselo a vicenda per farsi forza stringendosi per mano.
Cosa è accaduto? Che cosa è venuto meno? Cosa impedisce loro
di costruire ponti?
Matisse scriveva nei suoi diari che una generazione non arriverà mai a comprendere il prodotto delle generazioni successive – o le loro azioni, che poi è lo stesso - perché non dispone di quelle stesse categorie mentali: il limite è strutturale.
Un pensiero condivisibile, certo, ma solo in parte: un
ragazzo di 18 anni, che vive nella società delle “successive generazioni”, cerca
un dialogo con qualcuno della vecchia generazione, lo trova, e riscopre il
sorriso, l’appetito e la voglia di stare insieme.
Questo è accaduto
ieri.

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