Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!

domenica 5 marzo 2017

FACCIA DI CLOWN



Attraversavo a passo veloce l'arietta frizzante del mattino, godendomi quella bella luce che solo il primissimo sole primaverile sa restituire. L'occhio é caduto sul muro che si avvicinava, veloce, al mio viso. Un poster, un pò strappato e un pò logorato dalle intemperie, ha pizzicato la mia mente, attraverso la semplicità apparente dell'immagine che riportava.

Tanto che mi sono detta: voglio scriverci su qualche cosa.

Ho preso il mio smartphone, una ditata al display, ho inquadrato e immortalato quell'immagine, rimandando ad un altro momento l'esplorazione di quanto mi si veniva a raccogliere nei pensieri.

Un muro sporco in una città vecchia, in un quartiere periferico: rumori del traffico e l'odore dei gas di scarico delle auto. Vicino, l'insegna di un bar e tre tavolini di plastica dal colore rosso vivo. Qualche persona seduta davanti ai caffè, sigarette tra le dita: un normalissimo lunedì mattina, mentre il suono dei tacchi larghi sulla strada accompagnava la mia corsa.

E poi quel cartello. Un fermo immagine.

 Nessun rumore, solo quella testa di orribile clown che emerge da sotto la maschera umana di chi la indossa. 
Un brivido.
Nemmeno faccio caso allo slogan scritto più in basso, che polemizza con alcune iniziative del governo.

Un clown: continuo a vederlo anche dopo, mentre corpi di ogni misura mi si poggiano contro, in quel vagone che scorre nei sotterranei della città in cui lavoro.
Mi soffermo sui particolari: cos'é che inquieta del volto di un clown? E' una figura inventata, nota per il buon umore che dispensa tra la gente - anche se a me ha sempre trasmesso tristezza, sin da quando ero bambina. 

Il gioco forzato non mi ha mai affascinato, la simpatia a tutti i costi, le finte disgrazie, i movimenti goffi, quei vestiti enormi... Troppo teatrale, troppo alterato... Che piacere può dare una cosa così?

Il volto di un clown é dipinto di bianco, reca lineamenti ingranditi, ed espressioni forzate.
Un trucco pesante, sotto ogni punto di vista.

Le labbra enormi e rosse, visibilmente dipinte sul volto; gli occhi cerchiati, che sembrano essere enormi, e quella pallina orrenda posizionata sulla punta del naso.

Un clown é una finzione totale, costruita per intrattenere e distrarre, ma lo fa in modo grottesco, perché, intanto, fa mostra di quel paradosso che gli é sostanziale.

Eccolo: é questo ciò che m’inquieta.

Mi spiego: non si tratta qui di un pupazzo costruito in modo da apparire simpatico e buffo; qui abbiamo un uomo reale, in carne ed ossa, mascherato da pupazzo che vuol essere simpatico e divertente.

Abbiamo un uomo che deve fare il pupazzo, e per farlo esibisce un sorriso smodato, visibilmente fasullo, dipinto su un volto che ha perso - pur continuando a mostrarla - la sua natura reale.

Il rigidismo forzato di espressioni ostentate, dipinte, incorniciate da variopinti capelli posticci su dei modi estranianti si scontra con quanto sappiamo degli esseri umani: variabilità di umori e di gesti. 

Una marionetta, quindi, rappresentata da chi, per natura, marionetta non é. 

L'obbiettivo: mentire e distrarre, perché il tempo di chi assiste allo show trascorra tranquillo, senza che alcuno sollevi pretese o faccia alcunché.

Il manifesto di cui in apertura ostentava l'inganno, mostrandone la natura potente nel suo più inquietante backstage: un uomo ci mostra il suo viso, che é un viso da clown. Il sorriso che invade la parte inferiore del volto, l'espressione ferina degli occhi, opportunamente camuffati in un trucco espansivo. 

Ma in fondo ci mostra di più: chi fa mostra di sé nella verità di una natura violata, rivela in essa il suo modo: la faccia di clown é quanto rimane evidente sotto alla maschera prima ch'egli sta togliendo dal viso: la sua mano, nel gesto di espellere una copertura fasulla dal volto, sta togliendo ciò che ha le fattezze di un volto umano.

Il messaggio é glaciale: la mia natura non é quella che vedi, il mio essere "umano" è soltanto finzione, che inganna e tradisce la reale natura di chi mi crede per tale. Sotto la reale finzione - la prima maschera, quella dalle umane fattezze - soggiorna la vera realtà: anch'essa una maschera, ma dallo scopo ufficialmente ben noto - questa sì, riconoscibile.

Non abbiamo quindi davanti né un uomo né un burattino: abbiamo davanti l'inganno assoluto, che agisce nelle sembianze di un uomo, ma come un pupazzo, messo su per distrarre e illuderere quelli che invece, sono esseri umani. 

Un pupazzo che prima, per sua natura, era un uomo.

L'operazione esibita di colui che toglie la maschera rivela pertanto una ulteriore finzione, perché, alla fin fine, sempre una maschera resta, il cui ghigno beffardo guarda verso di noi.

Un gioco perverso cui molti individui si cimentano in pieno: mi burlo di te, ma rimango io stesso costretto dietro una faccia di clown.

Sempre, poi, che si avveda di starla indossando...














15 commenti:

  1. i clown mi ricordano istanti felici di quando si andava al circo per assistere allo spettacolo ma in questo manifesto vedo ben altro e si vuol far passare qualcosa che non riconosco all'istante.
    Talvolta si ottiene un effetto difficilmente recepibile se non in chiave negativa.....
    un caro saluto

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    1. Antonio,benvenuto... Non vorrei esser fraintesa:io, del circo, ho sempre apprezzato i giochi di prestigio, gli esercizi ginnici e le prove di abilità, le illusioni...Ma i numeri con gli animali e i clown...No, mai fatto per me. L'effetto che percepisci in chiave negativa è proprio quello che è arrivato a me quando ho visto il manifesto: mi ha lasciata inquieta per un pò. Al di là del messaggio specifico indirizzato dalle intenzioni di chi lo ha composto, lo stesso mi ha fatto riflettere sul modo in cui a volte certi individui si presentano. Maschere su maschere, e quando fanno mostra di toglierne una, ecco che sotto ne spunta un'altra. Camuffamenti su camuffamenti ostentano, a volte, l'impossibilità propria di esprimere l'autenticità originaria di chi li pone in essere - perchè magari finiscono con l'identificarsene. Sotto la faccia del clown si percepiscono elementi umani: occhi espressivi, denti e lingua che sanno di vita - in netto, nettissimo contrasto con "gli strati" sovrapposti. E' l'ingannatore che inganna su più livelli a disturbarmi: inganna su un primo livello fingendosi uomo (prima maschera); inganna su un secondo livello, perchè finge di togliere via quella copertura (sotto non c'è un volto umano, ma una seconda maschera); inganna forse se stesso perchè, infine, la sua vera natura è celata sotto una superficie fasulla, che inganna. E la sua vera natura fa capolino dalla struttura coprente. insomma, un uomo che fa di se stesso un clown che, poi, indossa una maschera, quella dell'umanità, nel presentarsi al suo prossimo.
      Direi che provare un certo disagio dinanzi a ciò potrebbe essere lecito ... ;)
      Alla prossima.

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  2. Ciao Marina. a me i clown hanno sempre fatto paura. Lo so che dovrei sorridere, visto che sono spesso negli spettacoli dei bambini e recentemente (e molto lodevolmente) negli ospedali, ad alleggerire le giornate di bambini e genitori preoccupati.
    Eppure a me fanno paura e la foto in questione non fa eccezione. Il trucco pesante nasconde qualcosa di irriconoscibile. Se vedessi un amico pitturato a quel modo sono certa che non lo riconoscerei. L'idea che si possa celare dietro quel clown qualcosa di sconosciuto e dunque tenebroso mi ha sempre allontanata, poi dopo It di Stephen King...
    E poi c'è un fatto: il clown è quasi sempre triste di suo, almeno così lo dipingono. Trovo che sia una condanna dover far ridere quando si passa il resto della propria vita con una lacrima addosso.. Pulcinella almeno la rendeva manifesta, mentre il clown è l'apoteosi dell'incongruità
    Un abbraccio

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    1. Cara Elena, è proprio così... Lacrima o no pitturata sul viso... Anni fa ho letto un romanzo davvero appropriato, di H. Boll, "Memorie di un clown": le riflessioni di un clown sugli eventi succedutisi nel corso della propria vita, che esibiva la quotidianità di una certa ipocrisia di sistema... Un grande lavoro che, ai tempi, ho davvero molto apprezzato.
      Quanto alla "paura" che il personaggio in questione può provocare, quest'estate ho scoperto che esiste tutto un filone di autori e registi che utilizzano clown assassini e psicopatici nei loro "pezzi"... E riscuotono davvero tanti fans!! Qualcuno ne ho visto anch'io, e devo ammettere che la cosa mi ha divertita parecchio. I contrasti, quanto ci solleticano - in un modo e in un altro!
      E comunque si, la foto che ho postato è davvero molto inquietante!!
      (Almeno non ha la pallina sul naso!! ;)

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  3. Quando avevo 5 anni mi regalarono un pupazzo di stoffa che chiamai subito Giggetto perchè somigliava (così mi immaginai) ad un pugile suonato che avevo visto in un negozio di articoli sportivi. Dopo mezz'ora Giggetto non c'era più: lo avevo squartato col coltello da cucina per vedere come era fatto dentro. Solo segatura! Mia madre mi chiese perché l'avevo fatto ed io risposi che volevo sapere cosa ci fosse sotto il vestito e poi proseguii dicendo "Niente!". Poi ci fecero pure un film, senza pagarmi nemmeno i diritti d'autore.
    Clown = pagliaccio ovvero: sacco pieno di paglia da usare come giaciglio (pagliericcio).
    Come può fare paura un pagliaccio?
    Forse quando inconsciamente ti ci specchi e inorridisci alla TUA vista?
    Forse quando nei sogni lo incontri e magari ti dice che il suo nome è quello del tuo migliore amico?
    Boh!
    Ci sono anche i pagliacci che diventano PALLIACCI quando entrano nelle corsie della oncologia pediatrica per strappare tristi sorrisi a piccole anime oscurate. Palliaci come PALLIATIVO
    https://unaparolaalgiorno.it/significato/P/palliativo

    Rimedio che solo apparentemente risolve il problema, o che lo risolve solo temporaneamente. In medicina, farmaco che calma i sintomi più insopportabili di una malattia senza guarire il malato.
    dal latino: pallium mantello, velo. Figurativamente, coprire il problema con un velo.
    Nel risolvere problemi di ordine teorico e pratico a livello quotidiano -di abitudini, salute- a livello alto -di questioni politiche, sociali ed economiche- accade che tante volte il rimedio proposto non sia adeguato a risolvere il problema definitivamente. Sembra che lo sia, ma invece la questione si ripresenta.
    Così vado in palestra una volta a settimana e mi sembra di fare qualcosa per il mio corpo, compro sigarette più leggere e mi pare di giovarne in salute, scaccio le prostitute dalla mia via e sento di aver risolto un problema, dono due euro ai terremotati di Haiti e sono un bravuomo.
    Anche nell'aiutare chi ci sta accanto, perfino nell'aver cura di chi si ama capita di svolgere ruoli palliativi, di portare avanti azioni palliative che non sono adatte a risolvere il problema. Lo coprono fin tanto che le vacanze durano, fin poco dopo che abbiamo parlato, finché siamo insieme. E' qualcosa a cui bisogna prestare attenzione.
    Per crearci una vita piena in cui affrontare a testa alta ogni problema è necessario porsi la questione dell'adeguatezza di ciò che facciamo. Porsi la domanda: "La soluzione che ho trovato, l'azione che sto per fare è solida e diretta o è soltanto un palliativo?"

    Testo originale pubblicato su unaparolaalgiorno.it: https://unaparolaalgiorno.it/significato/P/palliativo

    Mi viene in mente adesso un neologismo: PALLETIVO!
    Cosa potrebbe significare?
    Forse un nuovo farmaco GonadoProtettore?

    Gonadi dal greco gone=seme e aden=ghiandola.

    Gone si può leggere anche in inglese.....

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  4. how to kill the clown

    https://youtu.be/kLovCSv9-Ks?t=70


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  5. Come ammazzare il clown

    https://youtu.be/kLovCSv9-Ks?t=55

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  6. Daniele sei tu inquietante con il coltellaccio a sventrare un babaciu (dal piemontese Fantozzi, bambole di pezza) :)

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    1. Vero! Ma non ho scritto il seguito della storia...
      Mio padre mi chiese, anche lui, perché.
      "E che ci facevo con un sacco di segatura! Io voglio giocare col Meccano (Gioco di costruzioni con profilati, viti, bulloni, piastre, carrucole, etc.) e voglio costruire una teleferica e voglio pure un motorino elettrico con la sua puleggia!".
      Due giorni dopo mio padre mi portò una grossa scatola di legno di almeno 10 kg: la versione big di Meccano e un motorino da 12 volts che aveva recuperato chissà dove". Era il 1951 ed io avevo 8 anni.
      Costruii la mia prima teleferica in sala da pranzo, dal balcone alla stanza da letto di mio padre. Un cavetto d'acciaio di 6 metri, teso bene bene con tutta la cabina e fili di traino.
      E Giggetto?
      Chissenefrega di Giggetto!
      Metempsicosi... Da Giggetto di segatura a Meccano di ferro.
      UfoRobot non era ancora stato inventato e nemmeno la TV c'era.
      Mi toccava studiare e poi giocare col Meccano, le costruzioni di legno ad incastro, mi allenavo a piantare i chiodi in un pezzo di legno e ad usare un trapanuccio a mano e poi via a pattinare e andare in bici e giocare a tennis a via Como da Lazzarino. Che noia ;-) !!!

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    2. LOL... Non avevo 5 anni ma 8...Lollissimo

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  7. No, no...É molto piú inquietante che abbia trovato quei filmatini sugli horror clowns!! :)
    Fantastico: per uccidere il pagliaccio...Basta spaccargli il naso!! Buono a sapersi...

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    1. Ma sai perchè il naso (rosso)?
      Non posso dirtelo. La spiegazione potrebbe essere troppo scollacciata ;-) !
      F.to Bruto&C.

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  8. Lo so, lo so perchè la punta del naso rosso....
    ;P

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  9. Leggendo l'articolo di Marina Serafini, si sono accese dentro di me un sacco di immagini. Il clown è una figura che da sempre ha solleticato la mia immaginazione. Non mi hanno mai fatto ridere, anzi. Eppure è una figura epifanica che da sempre ha popolato il mio immaginario, con il suo sorriso beffardo. In realtà la figura del clown non è mai da sola: difatti i clown di solito sono 2, Il clown felice ed uno triste. Uno "sfigato" piagnucolone a cui capito situazioni di ogni tipo, che convergono contro il povero pagliaccio, situazioni scatenate o favorite dal suo compare, il clown che ride, un figura che assomiglia quasi ad un'aguzzino che prende di mira la sua vittima, il triste, senza un reale motivo, per ridere. Personalmente ci vedo molto, in queste figure, l'incarnazione del rapporto sadomasochistico tra esseri umani. Un carnefice ed una vittima, messi in scena per esorcizzare questo terribile rapporto perverso dell'essere umano. Un clown che è costretto a far ridere, con sorrisi aguzzi, la platea che lo guarda in attesa che faccia qualcosa di buffo per poter essere accettato. Azioni che si ritorcono contro il clown triste, obbligato a subire per avere il suo posto nel mondo. Entrambi sono facce della stessa medaglia, entrambi sono schiavi dell'altro, schiavi della vittima o del carnefice, annunciando al mondo la loro impossibilità di essere liberi, di essere se stessi e non dei burattini, riprendendo le parole i Marina Serafini. Chi non è stato clown che ride e chi non è stato clown triste? Fino a dove si deve arrivare per strappare una risata per poter essere accettati dal mondo? ed ancora per far ridere il mondo ci deve essere per forza una vittima? Se ti può far piacere, ti consiglio la visione del film "La ballata dell'odio e dell'amore" un film spagnolo molto bello sul tema clown, un po crudo, e l'ascolto della mia canzone per l'appunto "the clown" https://soundcloud.com/complesso-di-plutone ( oramai non suoniamo più insieme ma quante emozioni con questo clown!)

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  10. ...Ma dobbiamo proprio farlo ridere, il mondo? Te ne dó merito, Giorgio, esistono sistemi migliori per sentirsi a proprio agio tra i propri simili... Anche se dovessimo trovarci dentro l'arena di un circo...
    ;)

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