Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
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giovedì 4 novembre 2021

Incontri

 


Cammino osservando i miei passi apparire e sparire nel folto di un prato compatto. A poca distanza arriva un gregge scomposto di ovini, conquista il mio campo visivo con suoni di varia durata, e l'andare alternato dei campanacci rurali.

Tra loro, alteri, si spostano lenti alcuni cani pastore: tanto fango nel pelo, e una certa andatura leggera di chi si porta l'animo allegro.

Come mi avvistano parte il diktat del ruolo attraverso un concerto a più voci. Non avverto minaccia, ma come l'intento di dirmi qualcosa. Li osservo in attesa, curiosa, mentre anche loro osservano me, e si avvicinano piano, prudenti, un poco per volta.

Uno solo, forse quello più giovane, rompe le righe e si avvicina parecchio. Di nuovo il suono lungo della voce profonda, che sembra percorrere un tunnel infinito, prima di riuscire ad emergere fuori.

Lo osservo e mi metto a saltare. Lui piega le zampe anteriori ed è fatta: ci rincorriamo sul campo ridendo e muovendo la coda.

Infine, io appoggio entrambe le mani per terra ponendo il mio capo all'altezza del suo, e continuo la danza avviata.

 Due specie diverse condividono uno spazio comune: entrambe cerchiamo amicizia e ci incontriamo nel gioco. 

Qualcuno mi chiama, laggiù, e devo rimettermi in marcia. Ancora uno sguardo a distanza, e poi, lentamente, ognuno fa ritorno al suo gruppo. 

Le pecore sparse sul prato, l'azzurro del cielo intervallato dalle rocce puntute, una donna ed un cane pastore che si rincorrono divertendosi un po'.

Il fiato grosso e il calore nel cuore.

Mi chiedo com'è che qualcuno ancora non vede: che le specie viventi, insieme, possono avere interazioni felici.








 

lunedì 26 luglio 2021

Ecologia divertente

 


Qualche mese fa, durante una conversazione, mi sono appuntata il titolo di un libro che Paolo Stella mi ha detto di aver scritto.

Paolo è un “architetto giocoso” per propria definizione e per effetto fattivo: egli gioca con le forme affinché chi le fruisce possa seriamente divertirsi. L’assunto di base è che un mondo in cui le persone sorridono è un mondo certamente piacevole. Un artista umano, Stella, che disegna e modella per l’uomo.

Il titolo del libro rievoca il gioco degli enigmi e il mondo delle piante: due temi a me molto cari… Potevo forse esimermi? Le dita sulla tastiera: “Incursioni di Enigmistica botanica”; mi imbatto in una casa editrice a me finora sconosciuta, la Bookabook, e ne scopro la politica leggendone la presentazione nel sito. In breve, la trovo giusta e premiante, e vi racconto perché.

Se la redazione ritiene di interesse il lavoro proposto, definisce un tempo massimo e un numero minimo di copie da vendere (prenotabili anticipandone il costo tramite Crownfounding): chi è interessato a possederne una copia sarà motivato anche a diffonderne l’interesse e a pubblicizzarne l’acquisto, ampliando l’orizzonte di visibilità dell’autore, del testo e della casa editrice.

L’interesse diviene sociale laddove prende le mosse da un egoismo sano. E così ho fatto anche io finché, con grande soddisfazione, dopo un paio di mesi, un messaggio nella casella di posta elettronica mi ha esortata a scaricare il libro acquistato. Testo che oggi circola liberamente in libreria.

Di contro, dove l’esperimento dovesse fallire, l’autore torna in possesso del suo scritto e può tranquillamente proporlo in altri canali, mentre l’acquirente intenzionale viene rimborsato della spesa sostenuta preventivamente.

Corretto, mi viene da dire, e funzionale: un buon inizio!

Leggo il libro, mi complimento con l’autore e decidiamo per un incontro, durante il quale ci confrontiamo su alcuni punti che mi hanno colpita: Paolo è sempre tranquillo e sorridente, usa toni bassi e non si scompone davanti alle mie elucubrazioni.

 Mi rivela una passione in comune, che è quella dei sogni. Anche lui, come me – e come il personaggio del suo libro – ama riflettere sulle immagini della notte, e la mattina utilizza carta e penna per impedire loro di svanire via. Ed è proprio con la descrizione di un sogno che il nostro autore apre le danze nel libro...

Non svelerò la trama per non sciupare il gusto della lettura ma, questo posso dirlo, il tema della sostenibilità ecologica trova ostensione in maniera fruibile e accattivante, puntellando qui e là su tematiche varie: le relazioni familiari, i vari modi dell’amicizia, il valore del gioco di squadra e la capacità che esso ha di riattivare lo spirito vitale - quello che a volte si assopisce con l’avanzare dell’età. E il messaggio del sogno si dipana attraverso la storia fino al suggerimento finale: il premio destinato a chi risolve l’enigma consiste in un dono, un dono che dona a sua volta se stesso, ed è la veste di chi la natura la vive: un costume da elfo.  Una metafora ancora: indossare la veste di chi sa dialogare coi boschi consentirà di scusarci con loro, e di sorprenderli almeno quanto loro riescono a stupire noialtri.

 Gli alberi vengono messi in condizione di parlare la lingua degli uomini perché questi arrivino davvero a comprendere che i propri rifiuti sono un veleno per l’ambiente, a differenza dell’ossigeno - definito “la cacca” delle piante - che invece consente a noi umani di respirare, e quindi di vivere. 

Il solito pessimista messaggio ambientalista, direte voi, e invece no: l’uomo – un uomo particolare, dato che porta il nome di un albero e ama immergersi nella natura con elementare genuinità – si scusa con l’albero e dà l’abbrivio ad una rocambolesca avventura che coinvolgerà gli abitanti di un paese intero. 

Si alternano vicende e azioni tese a salvare il futuro, ed espresse infine come tributo al passato attraverso una seria responsabilizzazione nel tempo presente. La dialettica di hegeliana memoria trova la sua composizione in una vecchia foto che l’autore farà indicare come non il passato, ma il futuro stesso: l’immagine trasversale al tempo umano che saprà conciliare gli opposti. Individui in contrasto – un insegnante, il sindaco ed una giornalista – incarnazione storica delle tre forze realmente necessarie per sanare conflitti, quali educazione, comunicazione e istituzione politica – ricompongono letteralmente insieme un puzzle fino a ricostituire l’intero, nonostante i diverbi e gli orientamenti diversi, unendo le forze. 

La spinta della natura e l’impegno degli uomini.

Il gioco è il fulcro dell’opera, e si palesa nel tradizionale senso sacro della “festa”: lo spazio di un incontro voluto, condiviso, che dà piacere a chi partecipa e che impone il rispetto delle sue regole. Come una catarsi, questa prassi eleva chi la vive, e se è vero, come dicevamo, che perseguire un sano egoismo individuale definisce una ricaduta oltre il limite verso il sociale… lo scoprirete leggendo il libro!

Il tempo del gioco è il tempo stesso dell’esistenza, quel punto oscuro che tanto ha solleticato e infastidito i filosofi di ogni epoca. Relazioni interrotte tornano a vivere un nuovo inizio, o una diversa continuità; immagini antiche riaccendono lo sguardo sul futuro; segreti nascosti indotti a riaffiorare si compongono in eventi nuovi, e figure ben caratterizzate ci insegnano che la forza è nella perseveranza, nella volontà di cimentarsi e nel piacere della condivisione. Una maestra attiva i suoi allievi stimolandone la curiosità e interessandoli alla ricerca, perché è solo con la creatività che le persone sono spinte ad apprendere. Ancora e soprattutto il gioco, come espressione estetica epistemologica.

Ed è giocando che l’autore sponsorizza il suo libro, realizzando un indice animato che coinvolge persone di tutte le età: il gioco è una dimensione senza tempo, uno spazio comune.

 





 

venerdì 21 aprile 2017

Aprile


Una giornata di sole e una decina di ragazzi sorridenti: dal calendario ammicca la primavera, anche se le temperature si sono di colpo abbassate, ed io mi stringo dentro il golfino pesante in cui mi sono raccolta.

Sorrido alla mia giornata e a questa vita che torna a brillarmi sul viso. 
Ho nutrito il mio corpo con il riposo, e posato di nuovo i piedi sull'erba, sfiorata da petali bianchi, spinti dal vento e sparsi dovunque, nell'aria e sul terreno: sono i meli, che fioriscono all'unisono in questa terra che ne ospita tanti. Meli selvatici, che accenderanno le fronde con i colori rossi dei loro frutti, tra poco, e ieri, ed oggi ancora, nei miei occhi.

Immagini di un mondo che mi accoglie da sempre, coi suoi verdi e coi suoi gialli, irrorato dall'arietta leggera che mi scompiglia dispettosa i capelli: il cielo è ampio, percorso da nubi che lasciano scorgere il sole, tra macchie di azzurro e di grigio, oltre le vette smussate di montagne antiche, un po’ vestite e un po’ nude. 

Ero nel bosco, vicino ad un'antica costruzione di pietre: un tempo ci ha vissuto qualcuno, su questo piazzale coperto di fiori e di piante spontanee, tenuto ordinato dalle bocche affamate di vellosi animali.

 Proseguo curiosa, e risalgo un sentiero seminascosto, fino ad un boschetto in penombra, silenzioso e pieno di odori pungenti. Il piede calpesta qualcosa che scrocchia, e un battito forte di ali domina tutto l'ambiente: un corpo robusto, vestito di grigio e di nero, si innalza veloce spostando il cespuglio spinoso su cui stava aggrappato. Rimango un istante a guardarlo, rapita dal movimento di foglie che si propaga nell'intimo spazio. 

Procedo e intravedo un'altra radura: prati verdi inondati dal sole, nell'armonia acuta e incisiva di brevi cinguettii sconosciuti: sono i custodi del luogo, ma non riesco a vederli, confusi tra i rami e le foglie. 

Chiudo gli occhi e vorrei stendermi al suolo, dormire per ore e sognare di me, quaggiù, con la gioia che colma il mio piccolo cuore, inondata dal respiro del nostro pianeta.

Un suono che a volte ho oscurato con gravi pensieri.

Adesso una voce mi chiama, strattonandomi indietro, in un luogo diverso, in cui persone si incontrano e scontrano, mosse da fili non visti, dirette verso obbiettivi non troppo scoperti. 

Ieri ero lì, camminavo nei pressi di un fiume, affondando i miei passi in un molle gioco di fango e di acqua, con piccole vite scattanti nell'erba d'intorno, e lenti volatili in cielo, a segnare il passo con striduli suoni. 

E quel mondo è ancora con me, sia pure in un ambiente fittizio, fatto di voci e di suoni, di passi tra pavimenti e porte socchiuse. Qui solo braccia protese a toccare la roba di altri, e grida di persone arrabbiate, che si combattono aspre in disarmonico brutto accadere. 

Ma ho curato uno spazio vivace, di giovani e simpatiche vite, che come folletti del bosco sorridono a tutti, tirandosi scherzi giocosi e puliti.

Mi sposto tra loro, osservandoli con un certo piacere, e ripenso a quel boschetto privato, tra una radura ed un'altra, inondate di luce... 


















venerdì 13 gennaio 2017

interblogging: citando le citazioni...


Lo so: è di faticosa esperienza leggere qualcuno che scrive per rispondere ad altri che cita…  Ma non posso esimermi dal sottoporre - a chi vorrà leggerlo - il brano qui sotto riportato. Si tratta di un'attenta e ricca analisi della dinamica di un gioco che si gioca nello sfondo di un altro gioco: parliamo, come sempre, di umanità, ma stavolta ci arriviamo presentando una presentazione di un famoso giocatore di scacchi...

Quindi, a chi si fosse lasciato incuriosire da questa mia breve premessa, suggerisco di prendersi un pò di tempo per sè, di inserire il jack delle cuffie nell'apposito spazio dedicato sul device in uso, di osservare attentamente le immagini che incontrerà, e di contribuire - sempre se ne avesse voglia - al dialogo in corso nei commenti.

E allora, prego: cliccate qui, e che il gioco abbia inizio!

Buona lettura...
Marina







mercoledì 10 giugno 2015

Colore e forma.


Carezze di luce sul volto, sul ventre  e sul dorso delle mani...Tanto  arancione al di la' delle palpebre, macchie variopinte appaiono e scompaiono, succedendosi pigramente in vari punti, in quel mare  calmo di calore vivace.
  Fili d'erba sotto i piedi, la consistenza friabile della terra, qualche sassetto spigoloso mi stuzzica mentre ventate fresche di fragranze vegetali sospingono via i capelli bagnati. Acqua fredda, nebulizzata e a volte pungente e imperiosa....Sotto le fronde verdi di un vecchio nocciolo. Voci amiche tutt'intorno, arrivano con l'aria. E sento il mio corpo dal suo interno, lo sento fuori mentre l'acqua snebbia via tutto, rinfresca e rigenera. Tremo e respiro, il torace si allarga. Apro gli occhi ed e' bello.
  Fasci di luce viva mi investono e mi lasciano andare, alternandosi rapidi in una danza armoniosa, scaldandomi, riflessi dal sole su superfici di vari colori che mani allegre manovrano nella mia direzione.
  Sorrido aprendo gli occhi, e brillano infinite gocce d'acqua, fittissime nel loro gioco. Raggiungono la mia persona vestendo a festa questa nuova allegria.
Aqua Lucens....





 Sissignori, sono proprio io la' sotto al nocciolo...E mi sto davvero godendo il momento. Anche perche' questo sole di giugno e' un po' birichino: viene e dopo poco se ne va. E io ho  giocato nel mentre che c'era. Poi, subito dopo, e' andato via...
 L'Aqua Lucens e' un esercizio di benessere, un modo (apparentemente) semplice di ripristinare il campo eterico delle persone e di rigenerare l'energia vitale. Un modo utile di fare divertimento...Insomma, un gioco bellissimo!
E' necessario un ambiente naturale, pulito dai rumori e dagli obbrobri emotivi, tanto sole, i colori giusti e le giuste presenze.
       Sapienza e allegria si incontrano in una esperienza davvero unica!
E chi non ci crede...Beh....Lo invitiamo a provare!!!!



Intanto... Vi invito a cliccare qui...