Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
Visualizzazione post con etichetta sole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sole. Mostra tutti i post

domenica 15 novembre 2020

IN UN CUCCHIAINO DA TE'

 Viviamo mutamenti  continui, così delicati nel tempo da avvedercene appena. Arriva poi il momento in cui i fili si ammassano tanto da creare il brutto groviglio che impedisce l'azione.

 Come in un fiume, che corre pacioso nel fluire del giorno, e porta con sé residui un po' misti, fatti di rami e di fango. Ci camminiamo all'interno, con passi pesanti e a volte leggeri, tra i gorghi e le sottili correnti; un poco nuotando, a tratti costretti ad uscire sull'argine e a proseguire sull'erba, tra i rovi e le ortiche.

E quando riusciamo a rientrare  può accadere che l'acqua sia ferma, bloccata da tronchi e da rami, accumulati nel tempo, un poco per volta, sospinti e obbligati da quelle misteriose correnti. 
Allora chi è in grado si aggrappa a questi strati di mura contorte, e passa di là. Se riesci prosegui, ma non sempre è così, e devi impegnarti a trovare una strada diversa. 
Strozzature inattese che impediscono il passo: così nel fiume della nostra esistenza, con le sue flessioni e le curve, tra  piccole oasi e torrentelli agitati.  
La corrente che scorre da sé, recando residui del giorno sotto il sole silente, ed il vento, e le foglie di autunno. Il balsamico aroma  della menta selvatica, e l'odore stagnante del fango e del marciume in fermento.
 Situazioni che ci impongono di trovare una via, chiedono azione diversa, provocano il corpo che va, nel suo sforzo costante di procedere oltre. 

A volte, purtroppo, questa forza vien meno, e il corpo si stanca. I viaggi conseguiti nel tempo stancano il cuore e l'aria diventa pesante: servono pause continue e più lunghe.   
E lì percepiamo la potenza del mondo che ci piace guardare, e solcare col passo - e che pure non ci appartiene. Possiamo, per concessione gentile o indifferenza totale, abusarne o dimostrare rispetto fintanto che ne abbiamo le forze, oppure fermarci e guardare la vita che va.

 Fragilità riscoperta: solo quando arriva a limitare la nostra persona, che è stanca e fatica ad unirsi con gli altri. L'esperienza acquisita è stata da sempre il faro gentile a chi solcava i marosi; a uomini esperti era affidata la prole, interrogati sui sogni e rispettati nei loro talenti. 
Esploratori di vita che trasmettono i segreti svelati...
 Nessuno e' mai stato solo all'interno di un clan: insieme i talenti, congiunti verso il fine comune; generazioni che sviluppano storia nel passaggio graduale, persone che lasciano ad altri il segno del loro cammino.
 Ma oggi viviamo in una corsa perpetua verso fatui obbiettivi che cadono giù con la sera.
Correre fino a sfibrarsi, dietro al programma di turno che va rispettato, e ripetuto di nuovo.
 
Chi  corre, ora, con il naso all'in su, a godere dei pollini erbacei che saturano l'aria con la loro magia? Chi osserva l'acqua vibrare sotto la spinta silente di un pesce sottile? Gli alberi donano frutti e si spogliano delle foglie vivaci per recuperare le forze; e piccoli e grandi animali si spostano liberi nello stesso terreno che a volte ci è ostile. 

Bisogna guardare lassù, perdersi nell'azzurro del cielo, dove nuvole lievi si rincorrono giocando col vento, oscurando a volte la luce del sole. 

Siamo convinti di non avere più  tempo per nulla, ma quando arriviamo allo stagno, quando la strozzata di rami ci ferma, allora qualcosa si apre perché siamo costretti a sollevare quel capo e a cercare soluzioni diverse. 
Adesso capiamo che altri, al pari di noi, poggiano il braccio sul fianco guardandosi attorno confusi.

Ricevere e dare: la vita è fatta di questo, nelle sue forme graziose ed ostili. Ricevere e dare, e creare qualcosa di nuovo: magari un seme o un frutto, o anche una sola speranza...

  Avanti nel fiume, tra le correnti ed il limo, tra i pesci e le rane, facendo attenzione a non cadere sui sassi che rallentano il passo, o di farsi portare dal liscio tessuto del muschio.

Tutto questo io vedo in un piccolo quadro, rimandato a me dal riflesso di un oggetto ordinario: la vita infinita, e la sua potenza, nell'incavo di un cucchiaino da tè.








domenica 25 ottobre 2020

GODOT



 Osservo una foto scattata da me mesi fa: fiori dai colori accesi, come un festone, ricoprire il balcone di una casa. Il cielo azzurro nello sfondo: era marzo e la stagione sembrava deridere questi esseri umani confusi, intontiti e impauriti dalla sorverchiante politica  governativa finalizzata a contrastare il brutto fenomeno oscuro: la Pandemia.  

Fiumi di inchiostro versati sul tema... Chi si angosciava, chi ne rideva, chi iniziava a comprenderne la vera portata...   
Ci siamo svegliati nel nuovo mondo un pò a rilento, ognuno a suo modo, con tempi diversi e in piena incredulità.

  Quando le forze armate hanno occupato le strade vuote, ed anche i cieli azzurri, e i cori dai balconi hanno stracciato il silenzio urbano con l'intoccabile invadenza delle buone intenzioni,  abbiamo iniziato a renderci conto di come tutto stava cambiando. 
Sono trascorsi mesi e stagioni, e il problema ha raggiunto dimensioni inquietanti. Le nostre coscienza fluttuano tra ipotesi e pensieri legati ad un ignoto futuro.

I bambini vengono istruiti nelle scuole, un po' aperte e un po' chiuse, ad evitare i compagni, a non scambiare con gli altri le cose, a non abbracciare chi vuole star loro vicino. I ragazzi vengono addestrati al sospetto e alla delazione, e gli adulti si fanno censori e supervisori morali.

 I nostri volti, parzialmente coperti da bavagli di forme varie più o meno inquietanti, esibiti con una certa mestizia, senza aver davvero proprio capito a quale specifico scopo indossarli.  
Non si vede un sorriso, e se non fosse per gli occhi vivaci di alcuni, sembriamo robot inespressivi:  ci spostiamo da un luogo ad un altro senza più soffermarci con gli altri; pochi scambi e rapidi gesti distanti. 

 Non riconosco più questo mondo. 

Il bimbo di un mio conoscente, un bimbo di pochi anni, ha riportato a casa da scuola una nota per non aver rispettato il distanziamento sociale: atto di necessità incontestabile e paradossale al contempo.
I brividi percorrono il mio cuore nell'avvertire quella strana atmosfera di cui ho letto nei libri di scuola, e mi deprimo a sentire le mie gravi parole, espresse a gran voce e con rabbia ostinata, secondo cui gli orrori del nostro passato non pretendono la necessità di memoria, ma l'attenzione di chi non deve ripetere. 

Non si é trattato di eventi eccezionali - a differenza di quanto, per ipocrisia e per immensa vergogna, insistiamo a ridirci: essi rimangono in noi perché appartengono alla nostra realtà più profonda. 
 Abbiamo attuato e nutrito eventi nefandi perché ci è dato farli accadere, e ci è dato purtroppo il potere che questo accada di nuovo. 
In brutale onestà: quelli di allora siamo quelli di adesso: la storia insegna solo a chi vuole o riesce ad apprendere. 
 Per il resto, essa scorre, con il nostro tempo, come il vento sul mare: veloce, più o meno intensa, e svanisce...
Da alcune ore un'altra triste parola, evocatrice di orrori passati, rimbalza da una schermata a un discorso: il coprifuoco... 

Un sorriso increscioso e poi lo spavento. 

 Ma cosa stiamo facendo?  Dove spinge il regista di questa strana commedia in cui tutti si aspetta Godot, che ha la veste del farmaco sacro e  della soluzione geniale?
E ci dimentichiamo del resto, mentre ci sforziamo di evitare coloro con cui cooperare. 
La confusione che il timore produce manda in pezzi ogni possibile azione, e la soluzione tarda sempre più ad arrivare. 

Le speranze offuscate da un crescente senso di arresa, in un gravoso cammino alla cieca.
Qui intorno non vedo più nemmeno i bambini giocare all'aperto, le biciclettine dai colori accesi; non sento le loro acute vocine nell'aria, a costellare il cinguettio diffuso tra i rami.  

La  austerità che ci viene richiesta denuncia il vestito del re, quello nudo, e le festività commerciali assurgono a demone ostile. Niente riunioni, nessuna allegria... La solitudine sobria della monotonia quotidiana: il lavoro e lo stare in casa. 

Ma il sole brilla ancora lassù, e illumina il giardino che percorro lentamente guardandomi attorno.  Questa aria frizzante, l'urlo graffiante dei corvi e il raglio di quel povero mulo .... Io continuo a sentirli, e ancora io sento i miei piedi poggiare su questa umida terra. 

La luce non è stata ancora oscurata.















lunedì 16 marzo 2020

MARZO 2020

In questo giorno di silenzio attutito, in cui il paese è blindato al suo esterno e al suo interno, mi muovo spiazzata per casa cercando il sole dalla finestra. Sembra che la città sia tornata a disposizione dei mille volatili che occupano l'aria con le loro melodie  e con suoni a volte un pò striduli.  

Desideravo da tempo un pò di silenzio, Desideravo eliminare quel brutto rumore di fondo causato dalle automobili e dal caos cittadino. La mia testa chiedeva riposo. E ora che è arrivato il silenzio, ora che l'aria è pulita dagli scarichi dei nostri trabiccoli, io non posso goderne. 
La causa è la morte, la malattia, la paura.

Osservo individui sparuti, con la bocca coperta per protezione, che vanno un pò mesti, a passo veloce, su strade deserte. Un silenzio plumbeo di giorno e di notte, interrotto ogni tanto da momenti di musica e cori distorti: i nuovi rituali ai quali la gente si aggrappa per esorcizzare questo momento.

 I bambini disegnano arcobaleni e scrivono, sotto dettatura di loro maestri, che ce la faremo. Intanto i notiziari aggiornano sui nuovi decessi, ogni giorno in aumento. 

Finalmente ho capito che è vero, che di questo virus si muore, e che la questione è davvero tremenda. 
 Sento amici che parlano di persone a loro vicine finite in ospedale; ieri ho saputo che è morto un mio conoscente.
 Ogni giorno dei numeri, ogni giorno dei nomi. 

Ora sono seduta al sole, su una panchina: aspetto che il mio amico esca fuori dalla visita medica, aspetto che torni da me. Io non posso entrare - per sicurezza, mi dicono. Sono in un giardino e osservo un cespuglio di foglie verdi, verdissime, intramezzate da foglie di un rosso acceso, che brilla per la luce del sole che vi si posa sopra, gentile. 
Fa freddo e oggi ho paura. Ho fretta che lui torni da me, e questa paura è tutta aggrovigliata nella mia gola, come un tappo di stoffa che assorbe la mia linfa vitale, prosciugandomi. Guardo la porta ogni volta che  c'è un movimento. 

È tempo di paura, di incertezza e di caccia alle streghe. È tempo di tante domande senza risposta e di ipotesi brutte. Oggi non so godere di questo sole brillante, sembra piuttosto un'offesa.

Nel silenzio diffuso solo gli uccelli zampettano e volano ovunque, liberi di muoversi e di cantare. Sembrano allegri, loro, alla conquista di uno spazio che avevamo loro brutalmente sottratto.

È bello per loro, lo trovo anche giusto, ma non riesco a sorridere, nemmeno per loro. Io ho smesso di farlo da alcuni giorni. 

E chissà quando mi sara possibile riprendere a farlo.



giovedì 3 maggio 2018

Insieme


La primavera è arrivata di colpo. Come se la ricca nevicata avvenuta in febbraio avesse attivato qualcosa, e la vegetazione, chiamata, avesse risposto con forza, esplodendo con indescrivibile orgoglio.

I viali della mia città ostentano ovunque quel verde brillante che è proprio di maggio, decorato qua e là da eterei  papaveri e dal rosa dei fiori di malva, e I'aria è satura di odori, che mutano ad ogni passo che va.

E così anche nel mio piccolo giardino, dove incontro lucertole e piccoli gechi di passaggio, le chiocciole e i pigri gatti dei vicini che si spostano tra le aiuole ed i muretti in piena libertà.

Ospiti graditi e temporanei, ospiti giocosi che mi donano allegria.

Da poco ho riposto dei semini appena sotto terra, e come è giusto, ogni sera, con amorevole pazienza, mi prodigo con l'acqua. Terra buona smossa ogni tanto per fare passare aria e renderne più morbido il tappeto; il resto è affidato al cielo, alle nuvole e al sole.

Dove vivo tira sempre un certo venticello, che addolcisce la insolita calura di questi giorni quasi estivi e porta seco i rumori della notte.
E a parte il frastuono dei soliti convogli, che raschiano i binari a tempi definiti un po' più in lá, un complesso cinguettio diffuso, come un coro di invisibili strumenti musicali, accompagna nel suo viaggio il sole, che con tepore amico, ogni giorno si affaccia sopra i tetti, e mi ricorda che c'è vita.

Così i piccoli semi, appena coperti da un velo di terra, rinfrescati ogni sera, e cullati dall'aria e dall'armonia di quei corpi minuti rivestiti da piume leggere, sfogliano via quella loro modestia, e si allontanano per gradi dall'oscuro rifugio che li accoglie...

E stamani, attirata dall'aria gentile che si portava le note oleose dell'acacia spinosa, maestoso e fiorito custode dell'ingresso, li osservavo cambiati, curiosa ed impaziente, e ho sorriso felice davanti alle foglie così piccine, attaccate agli steli come braccia minute, ogni giorno un poco più lunghe.

Accanto, le colleghe più anziane son lì, che si allargano comode nelle loro poltrone, godendosi la mitezza del clima, ed esibendo le proprie profumate virtù.

Il rosmarino già coperto di gemme bluette, che affollano i rami nodosi, galleggiando indisturbati tra i verdi aghetti di cui sono vestiti; le calendule lunghe esibiscono a turno le proprie luminose corone, accendendo di luce arancione tutto il muretto che fa loro da sfondo... E più in basso, dalle loro fresche dimore, si affacciano impavidi, un pò bianchi e un pò rosa, i piccoli garofani in ciuffo, con le teste vicine tra loro come fossero unite, e cantano un leggero nuovo profumo, esibendo le vesti dal bordo intagliato.

Il ranuncolo, invece, si é un poco accasciato, forse perché se ne sta tutto solo, distante dagli altri, in una zona un po' in ombra... D'altronde è un fiore un po' velenoso, questo si sa.... Chi mai può volerlo vicino?

Creature che festeggiano il giorno e la notte, davanti ai miei occhi, con colori e forme diverse; condividono il suolo e gli umori del cielo, pur se costretti in ambienti finiti, ognuno nella dimora che ha.

E mi domando perché  quelle altre creature, quelle di cui ho le stesse fattezze, non sanno farlo anche loro, di starsene insieme, ognuna per sé, a godersi la vita che, sola, con quello che dà, può permettere loro di mettere in mostra la bellezza che hanno...







martedì 29 agosto 2017

ControRacconto: il bel gioco della vita



Oggi Il Mio Blog è stato citato in un post di Elena Ferro come sito meritevole di interesse: sono venuta così a conoscenza della pratica nota nel web col nome di liebstermania, una sorta di premio-notorietà incluso in un gioco curioso che richiede ai premiati una reciprocità di attenzione.

Ho quindi deciso di ringraziare così, scrivendo un contro-racconto che possa mutare un amaro sorriso in un sorriso splendente.

 Di ispirazione il racconto di Elena: Uno strano scherzo del destino, che ho preferito immaginare così:


ControRacconto: il bel gioco della vita.


Goe e Gae, i loro nomi: due amici sinceri che amano fare e pensare, e sperimentano insieme occupazioni più varie. A volte altri Goi, da strade diverse, trascorrono anni, millenni o minuti insieme con loro, a fare e rifare, affinare e cambiare, sorridendo col volto e col cuore. Ogni dì una esperienza diversa, nel fiume, sui colli e tra rudi montagne, benedetti dal cielo e dal mare, nel percorso vivace del tempo che scorre.

Crono si ferma e li osserva, con cipiglio da re, curioso e ammaliato egli stesso da tanta beltà. Vulcano rallenta gli ardori e le piogge non scendono più torrenziali ma in dolce armonia, che sa di musica e cedro fragrante.
Tutto è incantato, tutto è magia, ed unisce più mondi in una sola visione di pace e di sana allegria.

Eccolo il gioco di chi sa giocare vivendo, perchè vivere è pura armonia, che sovrasta gli strappi e i rumori, che raccoglie i piccoli pezzi che a volte cadono tanto lontani.
Sentire la terra che chiama, vestita di verde e di rosso, vestita di fiori e profumi fragranti, carezzata dal sole e da zampe ruspanti di chi lì vi dimora.

Si cercano le anime sparse, e si ascoltano avvedendosi appena di questo mutuo giocare che trova e collega, che elabora e affina, che muove e conduce il cambiamento infinito.

La vita alimenta se stessa, accendendo quel brio che pure illumina l'aria.

Le regole scarne ma serie: evitare situazioni già note, osservare con animo aperto e lasciarsi stupire, rivolgere la propria attenzione a ciò che intanto succede, e a quanto si ha voglia di creare in ex novo

In ogni momento  quell'uscio è dischiuso, ad accogliere chi, un pò titubante oppure entusiasta, percorre quel viale con animo fresco.

Via via che scorrono i giorni aumentano le capacità sensoriali, s'amplia la mente ed i volti si coprono d'oro.
La canicola estiva si fa più tollerabile, e pure il rigido inverno diviene un amico, perchè stiepidito dall'energia della vita che pulsa.

Man mano crescono i Goi, si fanno più grandi e più forti, e divengono sempre più belli e più uniti, tanto che illuminano il pianeta infuocato che, pure, riceve vita da loro.

Succede così qualcosa di strano, che sconvolge studiosi e scienziati: si sono invertite le parti e la scienza ne rimane turbata... 

Ora è la Terra che illumina il sole, e ne diviene il fine causale: è Gea, madre di Goe e di Gae, amica dei Goi, che respira il sorriso che illumina il mondo.









mercoledì 10 giugno 2015

Colore e forma.


Carezze di luce sul volto, sul ventre  e sul dorso delle mani...Tanto  arancione al di la' delle palpebre, macchie variopinte appaiono e scompaiono, succedendosi pigramente in vari punti, in quel mare  calmo di calore vivace.
  Fili d'erba sotto i piedi, la consistenza friabile della terra, qualche sassetto spigoloso mi stuzzica mentre ventate fresche di fragranze vegetali sospingono via i capelli bagnati. Acqua fredda, nebulizzata e a volte pungente e imperiosa....Sotto le fronde verdi di un vecchio nocciolo. Voci amiche tutt'intorno, arrivano con l'aria. E sento il mio corpo dal suo interno, lo sento fuori mentre l'acqua snebbia via tutto, rinfresca e rigenera. Tremo e respiro, il torace si allarga. Apro gli occhi ed e' bello.
  Fasci di luce viva mi investono e mi lasciano andare, alternandosi rapidi in una danza armoniosa, scaldandomi, riflessi dal sole su superfici di vari colori che mani allegre manovrano nella mia direzione.
  Sorrido aprendo gli occhi, e brillano infinite gocce d'acqua, fittissime nel loro gioco. Raggiungono la mia persona vestendo a festa questa nuova allegria.
Aqua Lucens....





 Sissignori, sono proprio io la' sotto al nocciolo...E mi sto davvero godendo il momento. Anche perche' questo sole di giugno e' un po' birichino: viene e dopo poco se ne va. E io ho  giocato nel mentre che c'era. Poi, subito dopo, e' andato via...
 L'Aqua Lucens e' un esercizio di benessere, un modo (apparentemente) semplice di ripristinare il campo eterico delle persone e di rigenerare l'energia vitale. Un modo utile di fare divertimento...Insomma, un gioco bellissimo!
E' necessario un ambiente naturale, pulito dai rumori e dagli obbrobri emotivi, tanto sole, i colori giusti e le giuste presenze.
       Sapienza e allegria si incontrano in una esperienza davvero unica!
E chi non ci crede...Beh....Lo invitiamo a provare!!!!



Intanto... Vi invito a cliccare qui...