Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
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martedì 15 dicembre 2020

RIFLESSI

 Una foglia leggera scivola attraverso l'aria sull'acqua, vi si adagia gentile, ed una invisibile mano la spinge veloce con sé.

 È un sogno, un pensiero o solo un ricordo lontano: la vita che si dà in un continuum multiforme e variopinto, con la dolcezza di un pensiero poetico.
L'acqua pulita del fiume scorre veloce tra i sassi sommersi; alcuni ne sporgono fuori, coperti di muschio brillante, in cui gocce di brina risplendono al sole come minuscole pietre preziose.

Affondo gli stivali nella sabbia compatta del greto, e slitto goffamente tra i rami caduti e le radici sporgenti. L'odore di menta arriva dovunque, in questo giardino così familiare, e ne godo con tutti i miei sensi mentre procedo convinta, seppure a fatica. 

Espongo il viso allo splendore del sole, che quest'oggi si espande sereno sui campi e sulle fronde nutrite.

Salici, ovunque, adombrano il passo di chi, come me, oggi ha scelto la terra. Un giorno di pausa dal tran tran quotidiano, un amico che ha la casa in un parco, proprio sul fiume, e il cane giocoso della famiglia che dimora poco lontano. Un cane vispo e affettuoso, salvato da pessima sorte anni fa, che ha come casa ogni spazio del parco che a lui non dispiaccia. Mi porta con sé, spingendoci tra spini e burroni. Ha il passo veloce, e sembra planare nell'aria inseguendo le tracce.
 Corre e salta, poi si avvede del mio disagio e si ferma. Aspetta che io lo raggiunga, vuole che io esplori con lui. E siccome non chiedo di meglio, finisce che accetto la sfida: mi armo di forza e pazienza, e procedo caparbia, inalando profumi diversi ogni metro più in giù. 

Seguo il fiume, un po' mosso dalle fredde correnti, un po' liscio nel suo lungo percorso, e arrivo ad un punto in cui tutto si apre: uno slargo tranquillo e silente, dove rami intrecciati dal tempo s'incontrano a chiudere il corso.  La morta, mi hanno insegnato il suo nome, che poco ha a che fare con lo stato reale: di sopra e di sotto la vita vi esplode. 
È questo ciò che vedono gli alberi? 
 Essi son lì, tra il buio e la luce, immersi nella vita che scorre, con i loro folti cappelli e la veste legnosa.

Suggestioni di un mondo vissuto che vibra, ancora, in me. 






domenica 15 novembre 2020

IN UN CUCCHIAINO DA TE'

 Viviamo mutamenti  continui, così delicati nel tempo da avvedercene appena. Arriva poi il momento in cui i fili si ammassano tanto da creare il brutto groviglio che impedisce l'azione.

 Come in un fiume, che corre pacioso nel fluire del giorno, e porta con sé residui un po' misti, fatti di rami e di fango. Ci camminiamo all'interno, con passi pesanti e a volte leggeri, tra i gorghi e le sottili correnti; un poco nuotando, a tratti costretti ad uscire sull'argine e a proseguire sull'erba, tra i rovi e le ortiche.

E quando riusciamo a rientrare  può accadere che l'acqua sia ferma, bloccata da tronchi e da rami, accumulati nel tempo, un poco per volta, sospinti e obbligati da quelle misteriose correnti. 
Allora chi è in grado si aggrappa a questi strati di mura contorte, e passa di là. Se riesci prosegui, ma non sempre è così, e devi impegnarti a trovare una strada diversa. 
Strozzature inattese che impediscono il passo: così nel fiume della nostra esistenza, con le sue flessioni e le curve, tra  piccole oasi e torrentelli agitati.  
La corrente che scorre da sé, recando residui del giorno sotto il sole silente, ed il vento, e le foglie di autunno. Il balsamico aroma  della menta selvatica, e l'odore stagnante del fango e del marciume in fermento.
 Situazioni che ci impongono di trovare una via, chiedono azione diversa, provocano il corpo che va, nel suo sforzo costante di procedere oltre. 

A volte, purtroppo, questa forza vien meno, e il corpo si stanca. I viaggi conseguiti nel tempo stancano il cuore e l'aria diventa pesante: servono pause continue e più lunghe.   
E lì percepiamo la potenza del mondo che ci piace guardare, e solcare col passo - e che pure non ci appartiene. Possiamo, per concessione gentile o indifferenza totale, abusarne o dimostrare rispetto fintanto che ne abbiamo le forze, oppure fermarci e guardare la vita che va.

 Fragilità riscoperta: solo quando arriva a limitare la nostra persona, che è stanca e fatica ad unirsi con gli altri. L'esperienza acquisita è stata da sempre il faro gentile a chi solcava i marosi; a uomini esperti era affidata la prole, interrogati sui sogni e rispettati nei loro talenti. 
Esploratori di vita che trasmettono i segreti svelati...
 Nessuno e' mai stato solo all'interno di un clan: insieme i talenti, congiunti verso il fine comune; generazioni che sviluppano storia nel passaggio graduale, persone che lasciano ad altri il segno del loro cammino.
 Ma oggi viviamo in una corsa perpetua verso fatui obbiettivi che cadono giù con la sera.
Correre fino a sfibrarsi, dietro al programma di turno che va rispettato, e ripetuto di nuovo.
 
Chi  corre, ora, con il naso all'in su, a godere dei pollini erbacei che saturano l'aria con la loro magia? Chi osserva l'acqua vibrare sotto la spinta silente di un pesce sottile? Gli alberi donano frutti e si spogliano delle foglie vivaci per recuperare le forze; e piccoli e grandi animali si spostano liberi nello stesso terreno che a volte ci è ostile. 

Bisogna guardare lassù, perdersi nell'azzurro del cielo, dove nuvole lievi si rincorrono giocando col vento, oscurando a volte la luce del sole. 

Siamo convinti di non avere più  tempo per nulla, ma quando arriviamo allo stagno, quando la strozzata di rami ci ferma, allora qualcosa si apre perché siamo costretti a sollevare quel capo e a cercare soluzioni diverse. 
Adesso capiamo che altri, al pari di noi, poggiano il braccio sul fianco guardandosi attorno confusi.

Ricevere e dare: la vita è fatta di questo, nelle sue forme graziose ed ostili. Ricevere e dare, e creare qualcosa di nuovo: magari un seme o un frutto, o anche una sola speranza...

  Avanti nel fiume, tra le correnti ed il limo, tra i pesci e le rane, facendo attenzione a non cadere sui sassi che rallentano il passo, o di farsi portare dal liscio tessuto del muschio.

Tutto questo io vedo in un piccolo quadro, rimandato a me dal riflesso di un oggetto ordinario: la vita infinita, e la sua potenza, nell'incavo di un cucchiaino da tè.