Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
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lunedì 6 febbraio 2023

EDEN


Ho visto un tronco torcersi e sfuggire dall'assedio impietoso dei bambù, in un bosco fitto di piante nervose e ben strutturate: nonostante la stretta si è alzato e si è piegato spingendosi fuori, guadagnando la luce e l'aria. Sembrava un individuo braccato, senza respiro, in fuga, alla disperata ricerca della sua libertà: un’immagine forte che si è impressa nella mia mente… Forse ha evocato un'esperienza vissuta.

Bambù: verghe robuste e flessibili dirette in alto, verso il cielo, con tracotanza e irruenza. Gambi lunghi e nervosi che spuntano dal suolo in ordine sparso, strettamente vicini, quasi un’armata antica e obbediente, a creare insieme una nube ombrosa che sembra invincibile. Ne guardo le basi e mi accorgo della presenza di tante piccole fitte funi chiare che ne circondano i fusti, come un gonnellino hawaiano, e scendono al suolo, radicandovisi in un tuffo diretto, esplorativo, fino a sparire alla vista.

Indietreggio un pochino e mi si para dinanzi una compatta macchia di verde che corre verso il cielo e fa da sipario tra una terra e l'altra, partorendo umida ombra al suolo, dove minuscoli animali si muovono lesti e funghi dai colori autunnali si mimetizzano ovunque. Seguo l’orizzonte con lo sguardo: un bosco e poi uno più chiaro, più giallo… forse è solo più vecchio. Le fronde leggere, sottili, come la chioma di cavalli in corsa, spostate dal vento con inebriante semplicità. Proseguo, saltando su per il pendio, la terra bagnata si attacca alle suole e il mio equilibrio un po’ viene meno. Rose sfiorite e tronchi scarlatti dalla scorza robusta e macchiata, foglie enormi e dure, e ciuffi vaporosi e leggeri. Tutto quel verde mi incanta.

Da un lato un cartello invita chi legge a lasciare in terra elementi caduchi, a non portar via nemmeno le foglie seccate, mentre un altro rammenta con fare pignolo che camminare vicino alle piante può disturbarne la crescita. 

Vita dovunque, brulicante e attiva, che richiede rispetto. Corsi d'acqua e antiche fontane, residui di statue coperte di muschio, e passeggeri silenziosi che fanno capolino ogni tanto. Timorosi, rispettosi, e affascinati. Come me, che mi lancio in avanti a guardare, attratta da un richiamo che sa di arcano e potente. La voce amica invoca il mio nome, da dietro il mio corpo, e in un attimo la mano non vista si stringe alla mia, ed esonda il piacere che mi ha invasa. In un respiro profondo avverto la linfa che scorre, come in un tronco. Sono rapita da sentimenti di sorpresa e pienezza.

 L’estasi è questa?
Mi sento felice e lo dico, circondata dalla vita che si mostra, sussurra, si muove e respira. Alberi antichi nel loro mondo umido, mostrano le proprie fatiche, recano i segni di lotte vissute nello sforzo di arrivare alla luce, e si uniscono con altri elementi in quelli che paiono appassionati abbracci amorosi.

Rami intrecciati che si ergono come dita protese verso il cielo grigio, e chiome spennate che sembrano ridervi sopra a dispetto. Vedo ferite protette dalle nodose cortecce, e l'andamento cadente di certe ramaglie, avvinghiate e confuse tra loro, gravare insieme verso lo scuro terreno. Si espongono, a breve distanza, zone d'ombra e di luce, tra un passo che muovo ed un altro.

Parla di sé, questo mondo, e ci dice ciò che riusciamo a vedere attraverso il dono dei suoni, i colori e gli spazi...






martedì 9 marzo 2021

Dove Andiamo Oggi?

 

Un tributo ad un Amico che, osservando la natura, si interrogava sull’Eternità. Questo dialogo lo ha scritto lui prima di lasciarci.

Ciao Daniele.

 


 

F- Papà, oggi dove andiamo?

P- Scegli tu oggi, è domenica e il calcio è stato sospeso.

F- Papà per te la partita è la cosa più importante?

P- Beh...No! Insomma… Un pochino importante.

F- Andiamo nel bosco?

P- Nel bosco? A fare che?

F- Ti posso fare una domanda, pà?

P- Si certo.

F- Ci sono o sono mai esistiti alberi che non muoiono mai?

P- Ma che domande fai? Tutti gli esseri viventi, ad un certo punto muoiono, alberi compresi.

F- Sei sicuro pà? Nell’Eden Dio creò l’Albero della Vita; non solo, “fece crescere ogni albero desiderabile alla vista e buono come il cibo”. Sembra che Dio non abbia “seminato o piantato” questi alberi speciali ma li abbia fatti nascere così.

P- E allora?

f- pà, mi domando se questi alberi, specie quello della vita, che sono parola di Dio, e quindi eterni, non possono morire.

P- Forse è meglio cambiare discorso…

F- No pà, pensa un po’ ai semi di un albero eterno; cosa nascerà da questi semi? Un altro albero eterno?

P- Non saprei, forse sì.

F- Sai che guaio: ad un certo punto non ci sarà più posto per un albero e i semi, che germinano alberi immortali, non avranno più spazio e cominceranno ad ammucchiarsi fino a coprire tutto l’Eden.

P- Che vuoi dire?

F- Pensa: se Adamo non avesse mangiato il frutto dell’albero del bene e del male noi vivremmo ancora del Eden che sarebbe, dopo tanti millenni, sovrappopolato di esseri immortali, alberi immortali… anche animali? Come potresti farti una costoletta alla brace di un maialetto immortale? Pare che nell’Eden tutti fossero vegetariani, potendo solo mangiare i frutti degli alberi. Una bella palla, pà.

P- Mi sa che tu ti crei dei ragionamenti paradossali.

F- Dimostramelo!

P- Facile! Ci sei mai stata nel Paradiso Terrestre?

F- No papà, ma se oggi andiamo a passeggiare nel bosco, forse, potremo vedere l’eternità.

P- Ma che dici! Eternità è una parola astratta.

F- No pà, quando vedi una piantina che nasce, lì c’è la vita; quando osservi un albero, lì c’è la vita; quando l’albero finisce il suo ciclo e si secca, un altro albero sarà nato e cresciuto. La piantina e l’albero non sono nomi astratti. Quando sono vivi prendono in prestito un pezzetto di eternità. Quando il tronco cade le formiche ne fanno la loro casa, e i funghi lo trasformano in fertile humus che nutre un nuovo albero.

Papà c’è la partita in differita. Accendo la TV?

P- Mettiti gli scarponi che andiamo nel bosco.

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NEL BOSCO

F- Pà quale è la parte più vitale dell’albero? [1]

P- Non lo so, non sono un botanico. Distinguo a malapena la quercia dal limone. Figurati se so queste cose.

F- Ti dico questo e poi passeggiamo in silenzio. Nei sistemi come Android, l’utente che ha il privilegio di “root” (radice) può modificare liberamente qualsiasi restrizione imposta dal sistema, può aumentare la durata della batteria, disabilitare i tracciamenti in back ground, installare applicazioni non certificate, modificare dati di sistema nascosti e inaccessibili…

Essere “radice” ti consente pure di cambiare tutto il sistema del tuo smartphone con delle versioni modificate.

 Metti che il tuo smartphone diventa un “mattoncino”… se sei “root” lo puoi ripristinare. Tante cose insomma.

Allo stesso modo, se un uliveto è distrutto da un incendio non è detto che muoia: le radici non muoiono, e dopo un po’ vedi che nasce un nuovo ramoscello. La chioma, i rami, il tronco sono diventati cenere, le radici no. La cenere è un buon nutrimento per le radici, e l’ulivo rinasce dalle ceneri come l’Araba Fenice.

P- Passeggiamo.

F- Attento a non smuovere troppo le foglie secche che lì sotto ci sono le ife.

P- Le… che???

F- Vuoi che mi sintonizzo sulle partite pà?  No! Qui non c’è campo.

P- Parlami delle ife e dimmi pure come si cucinano…

F- Forse è meglio che ti colleghi al sito di “Plant For The Planet”, così cominci a capire bene gli alberi e i loro amici sotterranei.

P- E poi?

F- “Plant For The Planet” è stata fondata da un bambino che, come me, ama gli alberi e i suoi abitanti. Noi bambini ne sappiamo molto di queste cose, e possiamo insegnarle dal vivo passeggiando nei boschi. Anche i grandi, quelli esperti di ecologia, botanica, di foreste e boschi insomma, quando spiegano, spesso, lo fanno in modalità “bambino”, nell’innocenza di occhi che vedono la luce della chioma degli alberi. Pà, hai notato come erano luminose le foglie di quella quercia? Dovresti vederle di notte, quando emettono piccoli punti luminosi. Ci vuole occhio però.

P- Quando la prossima?

F- Domenica pomeriggio, quando farai a meno della partita.

P- Argomento?

F- Sul Linguaggio Scientifico, come ce lo spiega Peter Wohlleben nel capitolo 17 del suo libro “La Rete Invisibile Della Natura”: compralo e studialo. Noi bambini spieghiamo come ci dice di fare Peter. Curioso, eh?

“Per me è più importante che comprendiate emozionalmente lo stato delle cose, così da farvi vivere un’esperienza della natura completa dal punto di vista sensoriale. Perché solo in questo modo posso trasmettervi la gioia che riescono a darci le altre creature e i loro segreti.” (Peter Wohlleben)

 

 




 

 

 

 

 



[1]     Qualcuno potrebbe dire che sia la parte apicale (apice vegetativo), ma anche le radici hanno il loro apice radicale ipogeo.

domenica 3 gennaio 2021

PERCHE' GLI ALBERI

 Plant for the Planet è una associazione che nasce con lo scopo di sensibilizzare le persone sui problemi indotti al nostro pianeta dalla crisi climatica. Con tale espressione si indica la situazione stressante nella quale la nostra Terra è stata indotta da comportamenti irresponsabili ad opera degli inquilini-uomini che, per rincorrere e nutrire un senso forzato di progresso - inteso come crescita continua di consumi e produzione - spinge gli stessi a sfruttare le risorse disponibili oltre il limite del possibile, in senso fattivo e in senso etico.

Mancuso, scienziato di fama mondiale, nelle sue interviste, ribadisce con insistenza che "crisi climatica" è l'espressione corretta da utilizzare, a dispetto del tono più mite che trapela in "cambiamento climatico": definizione che illude sulla transitorietà e normalità dell'attuale condizione.
 In Il pianeta mangiato  Mauro Balboni ci racconta con incisiva semplicità quanto oltre ci siamo spinti: consumiamo ciò che non è più disponibile, al punto da arrivare a spostare risorse ormai dilaniate da zone estremamente distanti del globo allo scopo di continuare a produrre merci per la quali non si dispongono più risorse essenziali.

Siamo in un loop idiota (dal greco idion, ossia chiuso in se stesso, isolato nel proprio mondo) che non ha futuro, per il semplice fatto che non ha più presente.
Così PftP si muove nel mondo con una missione specifica - piantare alberi - che fa da ponte al raggiungimento del fine descritto. 

Ma come ci siamo arrivati, e perché?

Gli alberi producono ossigeno, ossia l'elemento necessario alla vita sul nostro pianeta. E gli alberi assorbono anidride carbonica, un gas di scarto che ostacola la vita sulla terra.
Ora, il portamento scriteriato dell'umanità nell'ambiente che, suo malgrado, la accoglie ha causato l'emissione di tale sostanza in quantità non più sostenibile per lo stesso, tanto da saturarne la naturale capacità di assorbimento. 
Questo accumulo di veleno vanta la paternità di molti problemi, tra i quali primeggia, indiscussa, la questione del riscaldamento globale. 

Si dice addirittura che negli ultimi 120 anni, la quantità di anidride carbonica nell'atmosfera abbia raggiunto una concentrazione che in passato ha richiesto tempi di accumulo tra i 5.000 e i 20.000 anni; si dice anche che l'uomo riesce a produrre una quantità di CO2 100 volte maggiore di tutti i vulcani attivi sulla Terra.

Si è studiato che una presenza eccessiva di tale gas comporta un'alterazione della struttura stessa delle foglie e del loro tessuto, inibendone la corretta operazione assorbente (processo detto di Carbon Sink) con conseguente difficoltà dell'attività fotosintetica.

Attualmente, nella University of Illinois, è in corso un inquietante esperimento finalizzato a far produrre alle piante il 40% in più di ossigeno. Questo attraverso processi di modificazione genetica - trovata dalle importanti ricadute commerciali (sarebbero piante maggiormente produttive) che rende altamente probabile il sostegno necessario ad un sicuro sviluppo.

Siamo qui dinanzi all'ennesima evidenza della testarda cecità in cui viviamo e della pigrizia criminale che ci caratterizza: dovremmo imparare a non depredare l'ambiente e ad utilizzarlo con responsabilità e sostenibilità, in contrasto con le smisurate pulsioni indotte  da un modo insano di fare commercio.

  É ormai ovvia l'urgenza di una eco-cultura, di una educazione alla conoscenza e al rispetto dell'ambiente, da noi ridotto a mero strumento di produzione. Siamo sedotti dalla narrativa sleale dell'agro-industria, che ci spinge a produrre con lo scopo dichiarato di sanare la fame nel mondo. 

Produzione continua (e conseguente erosione di risorse), insomma, per il nobile scopo di sfamare i nostri simili.

Ma, ad oggi, il cibo prodotto e distribuito é spesso causa di malattia e di morte: si stima che la quantità di morti per obesità e malattie correlate è forse il doppio rispetto a chi muore per mancanza di cibo. O mutos deloi - la storia dimostra, dicevano gli antichi greci - che noi uomini razziamo risorse necessarie alla vita presente e futura per distribuire non-cibo che rovina la vita, e mentre agiamo sbandierando l'onorevole lotta alla fame nel mondo, facciamo letteralmente morire di fame le genti.

Nel 2018, PftP ha lanciato la campagna "Trillion Tree", in continuità con la "Billion Tree" avviata in Africa nel 1977 dal Green Belt Movement, il cui obiettivo dichiarato è stato quello di piantare nel mondo una quantità di alberi che é poi stata realmente raggiunta: da allora si è arrivati a piantarne quasi 14 miliardi. L'UNEP  -  il programma delle Nazioni Unite per l'ambiente - ha poi avviato una mobilitazione di sostegno alla campagna (Twitter for Trees), alla quale si sono presto unite l'organizzazione mondiale del movimento scout e le missioni di mantenimento per la pace delle Nazioni Unite, gli United Nations Peace keeping, più semplicemente conosciuti come Caschi Blu, unità di supporto ai paesi disastrati dalle guerre e impegnati nel creare condizioni durevoli per lo stato di pace.

Nel 2011, il giovane Felix Finkbeiner, in  occasione dell'apertura dell'anno internazionale delle foreste, ha dato l'incipit alla campagna Un trilione di alberi, invitando tutti i paesi ad operare in maniera comune allo scopo, con  la scadenza del 2030. In quello stesso anno l'UNEP ha affidato la gestione del programma a PftP.

Tom Crowther, ordinario di ecologia dell'ecosistema globale all'ETH di Zurigo, noto come il primo scienziato ad aver ottenuto la mappatura della distribuzione e diversità degli alberi sul pianeta, nonché principale consulente scientifico di PftP, ha stimato l'esistenza nel mondo di 3 trilioni di alberi (un trilione corrisponde a un miliardo di miliardi), ossia circa la metà rispetto alla situazione precedente l'inizio dell'agricoltura - avvenuta 12.000 anni fa. 

Il progetto che ne é scaturito si basa sull'ipotesi conseguita secondo cui piantare un trilione  e mezzo di alberi potrebbe contrastare 10 anni di emissioni antropiche. In barba agli scettici che negano la possibilità di realizzare una tale operazione, poi, Tom ha individuato una zona di 0.9 miliardi di ettari disponibile alla riforestazione, al di fuori delle aree agricole e urbane.

Piantare alberi per ri-ossigenare la Terra è la missione di fondo, dunque, ma non la soluzione ultima. Dobbiamo ridurre le emissioni, ripristinare la biodiversità che abbiamo drasticamente limitato (rendendoci responsabili della diffusione di malattie ed epidemie soprattutto negli ultimi anni, covid-19 incluso), e perseguire l'ecosostenibilità del commercio, con tutto ciò che questo comporta.

In una antica iscrizione sumera il termine "agricoltura" - la fonte é ancora Mancuso -  veniva tradotto come la capacità di far fruttare i terreni senza diminuirne la fertilità
Una definizione oggi dimenticata e surclassata dallo sfruttamento irresponsabile, privo di cura dei terreni stessi, depauperizzati, se non addirittura sterilizzati (Balboni ce ne descrive i modi e le conseguenze con estrema efficacia).

Le soluzioni faticano però a prendere piede in quanto i combustibili fossili consentono un guadagno ancora molto alto rispetto alle "soluzioni climatiche" - così si  è espresso J. Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace al Forum Economico Mondiale annuale di Davos (1)

Se è vero, poi, quanto pubblicato in un  articolo di aprile 2020 dallo stesso Forum, che la metà del Pil globale dipende dalla natura, è un bene che oggi si parli sempre più spesso di economia circolare, una economia che sa utilizzare le risorse disponibili riducendo gli sprechi e riutilizzando gli stessi scarti prodotti.

Ad oggi siamo già in debito con le generazioni future in quanto stiamo erodendo le risorse di cui loro dovrebbero fruire per vivere.

Dovremmo tener bene a mente quanto segue:

Si stima che la vita  sulla Terra abbia circa tre miliardi di anni; l'umanità un milione di anni; la cosiddetta “civiltà” diecimila anni,  e la crescita economica-industriale meno di duecento anni: da quel momento in poi le nostre emissioni di CO2 sono aumentate a dismisura.
Secondo alcuni calcoli si è determinato che, in media, un uomo arriva oggi a produrre circa 1 kg di CO2 al giorno, e che un singolo albero  arriva ad assorbire tra i 20 e i 40 kg l'anno, a seconda se posizionato in ambiente urbano o naturale.

Qualcuno ha detto che la matematica non è un'opinione, pertanto siamo tutti invitati a contare, e nel frattempo, a piantare.
Stop talking, start planting!


(1) Organizzazione non governativa fondata nel 1971, impegnata a migliorare lo stato del mondo affrontando questioni globali ad ampio spettro. Essa è anche Think Thank, quindi pubblica articoli e rapporti ad uso di istituzioni e governi.


Un po' di riferimenti:






















martedì 15 dicembre 2020

RIFLESSI

 Una foglia leggera scivola attraverso l'aria sull'acqua, vi si adagia gentile, ed una invisibile mano la spinge veloce con sé.

 È un sogno, un pensiero o solo un ricordo lontano: la vita che si dà in un continuum multiforme e variopinto, con la dolcezza di un pensiero poetico.
L'acqua pulita del fiume scorre veloce tra i sassi sommersi; alcuni ne sporgono fuori, coperti di muschio brillante, in cui gocce di brina risplendono al sole come minuscole pietre preziose.

Affondo gli stivali nella sabbia compatta del greto, e slitto goffamente tra i rami caduti e le radici sporgenti. L'odore di menta arriva dovunque, in questo giardino così familiare, e ne godo con tutti i miei sensi mentre procedo convinta, seppure a fatica. 

Espongo il viso allo splendore del sole, che quest'oggi si espande sereno sui campi e sulle fronde nutrite.

Salici, ovunque, adombrano il passo di chi, come me, oggi ha scelto la terra. Un giorno di pausa dal tran tran quotidiano, un amico che ha la casa in un parco, proprio sul fiume, e il cane giocoso della famiglia che dimora poco lontano. Un cane vispo e affettuoso, salvato da pessima sorte anni fa, che ha come casa ogni spazio del parco che a lui non dispiaccia. Mi porta con sé, spingendoci tra spini e burroni. Ha il passo veloce, e sembra planare nell'aria inseguendo le tracce.
 Corre e salta, poi si avvede del mio disagio e si ferma. Aspetta che io lo raggiunga, vuole che io esplori con lui. E siccome non chiedo di meglio, finisce che accetto la sfida: mi armo di forza e pazienza, e procedo caparbia, inalando profumi diversi ogni metro più in giù. 

Seguo il fiume, un po' mosso dalle fredde correnti, un po' liscio nel suo lungo percorso, e arrivo ad un punto in cui tutto si apre: uno slargo tranquillo e silente, dove rami intrecciati dal tempo s'incontrano a chiudere il corso.  La morta, mi hanno insegnato il suo nome, che poco ha a che fare con lo stato reale: di sopra e di sotto la vita vi esplode. 
È questo ciò che vedono gli alberi? 
 Essi son lì, tra il buio e la luce, immersi nella vita che scorre, con i loro folti cappelli e la veste legnosa.

Suggestioni di un mondo vissuto che vibra, ancora, in me.