Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
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venerdì 30 agosto 2024

Giocando in amicizia

 

 

Vivo la mia vita in diretta, come tutti, ma forse un po' più di tanti rimango sorpresa da quello che accade. 

Mi immergo nell’aria e respiro i colori che mi accolgono, il calore e le belle atmosfere: paesaggi, certo, ma soprattutto panorami umani. Io non so resistere al sorriso sincero, alle battute argute, alle carezze fisiche e morali, ed amo spostarmi su questa nostra terra in compagnia di chi, come me, ama farlo, alimentando il piacere della scoperta che risponde alla mia impietosa e perenne curiosità.

E’ così, semplicemente vivendo, che incontro anime amiche: ci prendiamo per mano, e camminiamo nei prati.

 

Ho ricevuto un omaggio, e non posso non renderlo noto: per la poesia, la gentilezza, la dolcezza, e la sagace attenzione rivoltami.

Grazie Davide.

 

 

 

 

Cielo nitido, aria settembrina, frizzantina per antonomasia. Le condizioni migliori per pensare di andare a fare due passi, per avventurarsi in qualche dove. E' il momento propizio per andare a suonare quella piccola campana in ottone che già di suo racconta la ricercatezza di chi la installa.

Uno, due movimenti di polso ed echeggia il suono del metallo vibrante. Ma a parte un paio di fighi che cadono sul prato, poc'altro accade. Tentar non nuoce, e si riprova, ma con discrezione. Sì, perché qui il rispetto vien prima d'ogni altra cosa e l'insistenza non è gradita. Si ode un sibilo venire dal prato. Forse chi abita l'interno 13 è sdraiato sull'erba? No... falso allarme. Sono solo due tartarughe che a passo fulmineo si dirigono verso il cancelletto di ingresso con sguardo affamato. Ci si fissa negli occhi come due sfidanti del Far West e alla domanda “Dov'è lei?”, le donzelle con carapace rispondono piccate “Vallo a sapere, cercala su qualche montagna impervia!”

Ebbene sì, c'era da attenderselo. Ma lei in fondo è fatta così. Dove si troverà ora Marina Serafini...

Domanda che spesso esseri umani, tartarughe, cornacchie, gechi e chissà chi altro, si sono posti.

Più misteriosa nei suoi spostamenti di Diabolik, più sfuggente di Carmen Sandiego.

Vien fuori una giornata da sposalizio, senza una nuvola in cielo, che non la senti neanche alzare dal letto con il buongiorno tipico degli ultimi tempi, (n.d.r. un bel colpo di tosse), e già si è volatilizzata.

Dicono sia la reincarnazione di Heidi versione Cesanense, ma è probabile che l'opera non fu in realtà scritta da Johanna Spyri. Attendibile che sia un'opera autobiografica della Serafini stessa.

Ci piace immaginarla così adesso: scarpe da trekking su qualche passo dell'Appennino, con in spalla attrezzi e quant'altro occorra per la realizzazione di un trullo in alta quota. Sì, perché terminato il tempo delle disquisizioni accademiche, e dei pettegolezzi residenziali, giunge l'ora di riscoprire il contatto con la natura. Come un'italica Margreth Olin, il recupero delle energie psicofisiche non passa per il sopore, bensì per l'immersione totale con Madre Natura.

E se dovesse mai bussare alla vostra porta per invitarvi senza preavviso a qualche visione cinematografica o evento culturale... datele fiducia. Per qualcuno potrà essere un'esperienza onirica per altri un arricchimento personale. Dipende dalla predisposizione.

E se siete grandi appassionati di Steven Seagal non ditele che il genere docufilm d'autore non vi rappresenta. Troverà delle argomentazioni, tali che vi ritroverete seduti in poltrona cinematografica senza neanche sapere come.

Dite piuttosto che avete una vicina con la quale i rapporti non sono più idilliaci e preferite elaborare un piano per gestire il tutto. Vi ritroverete comunque al cinema, ma sarà un'amica sincera che vi darà il suo punto di vista e la sua mano incondizionata.

Dove sarà ora Marina Serafini. Probabilmente è ora di pranzo e si starà preparando un lauto banchetto. Ha mani buone in cucina e non si va sul convenzionale spesso. Se proponete un'insalata perché volete rimanere leggeri, probabilmente vi renderete conto che il suo giardino è in realtà un orto botanico alla ricerca dei sapori più disparati. Ma è sempre una grande scoperta.

Se si tratta di banchettare ve ne andrete via sorridendo e con la pancia piena. Occhio a quando vi verrà offerto il mirto artigianale di famiglia. Approfittatene subito!

Sembra, ma di questo non ne abbiamo le prove, che giri un nuovo inquilino che abbia l'abilità di far cadere le bottiglie del summenzionato liquore e spaccarselo sui piedi. Meglio approfittare prima che venga disperso inutilmente.










 


mercoledì 18 maggio 2022

La capacità di sorridere



 Gli esseri umani sono oggetto, da tempo, di bizzare e discutibili definizioni ad opera di filosofi, scienziati e studiosi di ogni sorta, frequentemente citati e spesso in maniera impropria: gli uomini sono lupo ai loro simili; sono esseri sociali; gli uomini sono individui fragili; non si può parlare di individui ma di connessione reticolare; enti tra gli enti o soggetti produttivi; evocatori di senso...e chi più ne ha più ne metta. 

Quando ragiono con qualcuno ho l'abitudine di farlo riflettendo sulla mia propria esperienza: come altri, infatti, mi interrogo sul senso della vita, cercando di coglierne i fili sottili.

L'essere umano mi attrae e mi incuriosisce nei suoi molteplici aspetti che, francamente, non esauriscono alcuna delle definizioni diffuse. Una cosa però l'ho colta: ci appartiene una strana realtà, che sa spingerci oltre l'oggetto materico fino ad entrare nell'altrui intimità. C'è chi parla di anima, di intuizione, di empatia e campo semantico…una forza comunque che inibiamo da soli schierandoci a frotte nel confortante (per alcuni) terreno della sovrana Ragione. E questa tiranna ci illude, con regole e vari principi - per altro, fornite da altri par nostro - di riuscire a venire a capo di tutto.

 Noi, che nulla riusciamo davvero a tenere, vediamo dissolversi spesso convinzioni accanite, come granelli di sabbia in discesa tra le dita impotenti.

 Ignorare una tale premessa ci spinge a comportamenti ed azioni nefaste - per noi e per chi ci sta accanto.  

L'esperienza ci pone in relazione continua con altro e con altri, e qui vengono il bello ed il brutto, qui inizia la parte più dura: parti a confronto che vanno dovunque, gravate da insegnamenti pregressi e da esperienze di vita. Non enti chiusi e ben definiti, ma potenzialità in trasformazione continua, con il potere di dare e di prendere, ed anche quello di imporsi.  

C'è chi ascolta, chi chiede e chi dice. E poi c'è chi se ne rimane in disparte, rimugina e poi, magari, a sua volta si espone: é la danza di un fare che é l'agire comune. Qui si apre un mondo che riflette tutti gli strati dell'arcobaleno, in ogni sfumatura possibile.

Agire comune in un mondo condiviso, spesso però in modalità ottusa e perentoria: ognuno per sé, verso obiettivi, anche fugaci, che sembrano a volte oscurare il contesto. 

Ecco che quindi chi si riunisce per godere un po' di amicizia finisce per perderla, in virtù del rispetto di azioni avviate e di regole a ciò inizialmente conformi. Le regole, questo conta...e l'uomo che arriva si adatta! Costoro non sanno vedere né udire il gioco sociale più serio, dalle forme mutevoli, che chiede adattamento al momento. Non sanno cogliere, purtroppo, lo sguardo dell'altro, e l'appello di chi si presenta senza troppe parole.

La bella rotondità dell'uovo si rompe e ne fuoriesce il contenuto prezioso: disperso e buttato via scioccamente.

L'incanto è perduto, e una pioggia di stereotipi e sciocche parole rivelano l'egoismo di approcci limitati e violenti, fino alle offese e alle uscite di scena.

Che dire, signori, se non che l'uomo, la bellezza, non sa proprio goderla, e ancor meno sa tenerla con sé. 

Essa accade, magicamente, da sé, ma il rigidismo di visioni oscurate si fa artefice dell'incombenza del buio.

 La capacità di sorridere, signori miei, è davvero appannaggio di pochi...




 








giovedì 4 novembre 2021

Incontri

 


Cammino osservando i miei passi apparire e sparire nel folto di un prato compatto. A poca distanza arriva un gregge scomposto di ovini, conquista il mio campo visivo con suoni di varia durata, e l'andare alternato dei campanacci rurali.

Tra loro, alteri, si spostano lenti alcuni cani pastore: tanto fango nel pelo, e una certa andatura leggera di chi si porta l'animo allegro.

Come mi avvistano parte il diktat del ruolo attraverso un concerto a più voci. Non avverto minaccia, ma come l'intento di dirmi qualcosa. Li osservo in attesa, curiosa, mentre anche loro osservano me, e si avvicinano piano, prudenti, un poco per volta.

Uno solo, forse quello più giovane, rompe le righe e si avvicina parecchio. Di nuovo il suono lungo della voce profonda, che sembra percorrere un tunnel infinito, prima di riuscire ad emergere fuori.

Lo osservo e mi metto a saltare. Lui piega le zampe anteriori ed è fatta: ci rincorriamo sul campo ridendo e muovendo la coda.

Infine, io appoggio entrambe le mani per terra ponendo il mio capo all'altezza del suo, e continuo la danza avviata.

 Due specie diverse condividono uno spazio comune: entrambe cerchiamo amicizia e ci incontriamo nel gioco. 

Qualcuno mi chiama, laggiù, e devo rimettermi in marcia. Ancora uno sguardo a distanza, e poi, lentamente, ognuno fa ritorno al suo gruppo. 

Le pecore sparse sul prato, l'azzurro del cielo intervallato dalle rocce puntute, una donna ed un cane pastore che si rincorrono divertendosi un po'.

Il fiato grosso e il calore nel cuore.

Mi chiedo com'è che qualcuno ancora non vede: che le specie viventi, insieme, possono avere interazioni felici.








 

martedì 9 marzo 2021

Dove Andiamo Oggi?

 

Un tributo ad un Amico che, osservando la natura, si interrogava sull’Eternità. Questo dialogo lo ha scritto lui prima di lasciarci.

Ciao Daniele.

 


 

F- Papà, oggi dove andiamo?

P- Scegli tu oggi, è domenica e il calcio è stato sospeso.

F- Papà per te la partita è la cosa più importante?

P- Beh...No! Insomma… Un pochino importante.

F- Andiamo nel bosco?

P- Nel bosco? A fare che?

F- Ti posso fare una domanda, pà?

P- Si certo.

F- Ci sono o sono mai esistiti alberi che non muoiono mai?

P- Ma che domande fai? Tutti gli esseri viventi, ad un certo punto muoiono, alberi compresi.

F- Sei sicuro pà? Nell’Eden Dio creò l’Albero della Vita; non solo, “fece crescere ogni albero desiderabile alla vista e buono come il cibo”. Sembra che Dio non abbia “seminato o piantato” questi alberi speciali ma li abbia fatti nascere così.

P- E allora?

f- pà, mi domando se questi alberi, specie quello della vita, che sono parola di Dio, e quindi eterni, non possono morire.

P- Forse è meglio cambiare discorso…

F- No pà, pensa un po’ ai semi di un albero eterno; cosa nascerà da questi semi? Un altro albero eterno?

P- Non saprei, forse sì.

F- Sai che guaio: ad un certo punto non ci sarà più posto per un albero e i semi, che germinano alberi immortali, non avranno più spazio e cominceranno ad ammucchiarsi fino a coprire tutto l’Eden.

P- Che vuoi dire?

F- Pensa: se Adamo non avesse mangiato il frutto dell’albero del bene e del male noi vivremmo ancora del Eden che sarebbe, dopo tanti millenni, sovrappopolato di esseri immortali, alberi immortali… anche animali? Come potresti farti una costoletta alla brace di un maialetto immortale? Pare che nell’Eden tutti fossero vegetariani, potendo solo mangiare i frutti degli alberi. Una bella palla, pà.

P- Mi sa che tu ti crei dei ragionamenti paradossali.

F- Dimostramelo!

P- Facile! Ci sei mai stata nel Paradiso Terrestre?

F- No papà, ma se oggi andiamo a passeggiare nel bosco, forse, potremo vedere l’eternità.

P- Ma che dici! Eternità è una parola astratta.

F- No pà, quando vedi una piantina che nasce, lì c’è la vita; quando osservi un albero, lì c’è la vita; quando l’albero finisce il suo ciclo e si secca, un altro albero sarà nato e cresciuto. La piantina e l’albero non sono nomi astratti. Quando sono vivi prendono in prestito un pezzetto di eternità. Quando il tronco cade le formiche ne fanno la loro casa, e i funghi lo trasformano in fertile humus che nutre un nuovo albero.

Papà c’è la partita in differita. Accendo la TV?

P- Mettiti gli scarponi che andiamo nel bosco.

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NEL BOSCO

F- Pà quale è la parte più vitale dell’albero? [1]

P- Non lo so, non sono un botanico. Distinguo a malapena la quercia dal limone. Figurati se so queste cose.

F- Ti dico questo e poi passeggiamo in silenzio. Nei sistemi come Android, l’utente che ha il privilegio di “root” (radice) può modificare liberamente qualsiasi restrizione imposta dal sistema, può aumentare la durata della batteria, disabilitare i tracciamenti in back ground, installare applicazioni non certificate, modificare dati di sistema nascosti e inaccessibili…

Essere “radice” ti consente pure di cambiare tutto il sistema del tuo smartphone con delle versioni modificate.

 Metti che il tuo smartphone diventa un “mattoncino”… se sei “root” lo puoi ripristinare. Tante cose insomma.

Allo stesso modo, se un uliveto è distrutto da un incendio non è detto che muoia: le radici non muoiono, e dopo un po’ vedi che nasce un nuovo ramoscello. La chioma, i rami, il tronco sono diventati cenere, le radici no. La cenere è un buon nutrimento per le radici, e l’ulivo rinasce dalle ceneri come l’Araba Fenice.

P- Passeggiamo.

F- Attento a non smuovere troppo le foglie secche che lì sotto ci sono le ife.

P- Le… che???

F- Vuoi che mi sintonizzo sulle partite pà?  No! Qui non c’è campo.

P- Parlami delle ife e dimmi pure come si cucinano…

F- Forse è meglio che ti colleghi al sito di “Plant For The Planet”, così cominci a capire bene gli alberi e i loro amici sotterranei.

P- E poi?

F- “Plant For The Planet” è stata fondata da un bambino che, come me, ama gli alberi e i suoi abitanti. Noi bambini ne sappiamo molto di queste cose, e possiamo insegnarle dal vivo passeggiando nei boschi. Anche i grandi, quelli esperti di ecologia, botanica, di foreste e boschi insomma, quando spiegano, spesso, lo fanno in modalità “bambino”, nell’innocenza di occhi che vedono la luce della chioma degli alberi. Pà, hai notato come erano luminose le foglie di quella quercia? Dovresti vederle di notte, quando emettono piccoli punti luminosi. Ci vuole occhio però.

P- Quando la prossima?

F- Domenica pomeriggio, quando farai a meno della partita.

P- Argomento?

F- Sul Linguaggio Scientifico, come ce lo spiega Peter Wohlleben nel capitolo 17 del suo libro “La Rete Invisibile Della Natura”: compralo e studialo. Noi bambini spieghiamo come ci dice di fare Peter. Curioso, eh?

“Per me è più importante che comprendiate emozionalmente lo stato delle cose, così da farvi vivere un’esperienza della natura completa dal punto di vista sensoriale. Perché solo in questo modo posso trasmettervi la gioia che riescono a darci le altre creature e i loro segreti.” (Peter Wohlleben)

 

 




 

 

 

 

 



[1]     Qualcuno potrebbe dire che sia la parte apicale (apice vegetativo), ma anche le radici hanno il loro apice radicale ipogeo.