Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
Visualizzazione post con etichetta albero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta albero. Mostra tutti i post

venerdì 8 novembre 2019

PROFUSIONE





É notte,  e ancora non riesco a dormire. 
Ho traversato il giorno senza mai sostare: ho cucinato, ordinato, camminato, sorriso e corrugato la fronte. Pensieri e dense emozioni hanno catturato la mia persona in alternanze corpose. 
E poi ho incontrato la sera, senza sapere come e nemmeno il perché. Ad un tratto il cielo si é scurito, ed i viali, dove più e dove meno, sono stati violati da fasci di luce severa.
La sera in una città, una tra le tante location in cui si svolge questa strana esistenza.

Da qualche mese io vivo in campagna. In una casetta circondata dai campi, custodita da antichissime querce, profumata da acacie spinose ed ornata da frutti selvatici. La notte i cinghiali raspano tra le fronde, scavando il terreno e solcando la quiete con i loro rumorosi sospiri. Di giorno stormi di uccelli attraversano il cielo lassù, e ghiande nutrite atterrano sul mattonato che costeggia il giardino. 
Timidi funghi si affacciano tra i folti germogli, ed un odore di terra matura mi inebria al mattino, quando il cielo si accende per gradi fino a mostrare, orgoglioso, l'incendio dell'alba.

 Così ha inizio la mia giornata. 

Spalanco le finestre e sorrido a tutta la vita che mi circonda: i custodi della mia nuova esistenza. 
Saluto il ciliegio, che ho liberato da quelle pungenti formiche e dalle liane asfissianti, annidate tra i rami e sul tronco rossastro; sorrido al bel fico, i cui rami nodosi strutturano la chioma complessa, così ampia, e si estendono giù verso me, come arti graziosi protesi ad accogliere la mia ammirazione; e poi omaggio la grande quercia che domina tutto, dalla sua alta postazione, con le foglie che brillano al mattino di una luce dorata, spioventi verso il basso e indisciplinate, come i riccioli lenti che mi cospargono il capo. 

In questo luogo, dovunque mi giro io vedo la vita: dal ragno che fila paziente, legando la sua piccola preda, all'animaletto ritroso, che si è infilato sul prato per mangiare i residui caduti dei frutti. Se ne stava immobile tra i fili verdi, guardandomi dal basso come a scusarsi, con i suoi occhioni luminosi e cerchiati di scuro... 
Osservo le api che si poggiano a terra per bere in una giornata di sole, ed il piccolo geco che ha scelto il  soffitto della mia cucina come ostello notturno.
Vedo la palma spintonata dal vento, e mi arrivano i versi del cavallo che vive oltre il muretto. Il vento e la pioggia, e quando arriva la nebbia, ad imbiancare lo spazio in maniera quasi uniforme, attutisce tutti i rumori e fa apparire tutto irreale.

 Respiro finalmente un'aria che a me si confà, intanto che guardo lontano, tra i campi e verso quel piccolo lago che riflette i colori del cielo, e mi dona una calma ancestrale. Indosso i miei scarponcini e mi addentro nel verde: raccolgo cicorie, foglie di salvia  e bacche odorose, e come un animale selvatico riempio la mia casa di questi bottini, li sistemo per fare colore, per nutrirmi e per scaldare il mio cuore. 

Adesso io vivo cosi, circondata da amici che non sanno tradire, che vivono solo se stessi curando anche me, offrendomi doni preziosi e contribuendo a creare l'ambiente in cui provo piacere. E mi confondo con loro, lisciandone i rigidi tronchi, carezzando le foglie nervose, assorbita dal naturale andamento, un po' lento, armonioso e sorprendentemente accogliente. 

In estate ho levato gli spini che oscuravano il sole e raccolto i frutti succosi che mi si offriva dai rami.  E adesso che é autunno osservo le foglie cadere, arrugginite e indurite, che strisciano via sul terreno a causa del vento. I tronchi rimangono spogli e si espongono fieri nella propria maestà. 
Mi piace osservarli, con tutte le loro ferite, mi piace toccarli e provare quella forte emozione che mi si gonfia nel petto  e che sale più su, verso l'alto. 

Loro sono dei veri guerrieri: difendono la propria esistenza intanto che il mondo gli cambia d'intorno. Si piegano un po', cercano il sole e frugano in basso, in cerca del nutrimento migliore, ma rimangono fermi, tra il cielo e la terra, piantati in un mondo che cambia e si espande con arroganza impietosa. 

Chi di loro é capace resiste, si adatta e diviene più forte e più bello. Un po', forse, come accade a noialtri....








venerdì 28 settembre 2018

Nascere ancora

Stanchezza e relax in una serata tranquilla, tra le luci soffuse della casa in cui vivo: ambiente accogliente, molto privato, e sereno.
Scorro le foto scattate nel bosco, con uno sguardo ancora sorpreso - e un pó di sentire nostalgico...

I faggi, dalle radici intrecciate, estese sulla terra ruvida e vicine tra loro, rivestite dall'umido muschio, spalancano ancora il mio fresco entusiasmo. Io non ne avevo mai viste di creature cosí: osservavo non tanto i bei tronchi, ma la parte in cui poggiavano in terra, ornati dal ricamo nodoso e diffuso delle grosse radici sporgenti. Come una veste elegante che espone lo strascico lungo; maestosi,  mi si ergevano incontro.

La terra, tutti quei rami nell'aria, agghindati di foglie verdine, e le impronte nel suolo, fiori e variopinti funghetti, che sbucano timidi ovunque, alcuni ancora coperti, sul capo, dalle foglie cadute nel suolo.  Avanti con lena, ad incontrare le querce, serie e composte nei loro scuri cappelli... Fino ad arrivare piú avanti, dove si mostrano, sparsi, i vecchi castagni.

Come in un raduno tra amici sono in ordine sparso, vicini, ma ognuno per sé: maestosi, nodosi e contorti; corpi legnosi che contano anni, centenari viventi dalla chioma leggera e brillante. 

Li osservo estasiata, pensando che in fondo, son quelli i viventi più belli e più saggi che io ho il piacere di amare. 

Mi sovviene il sorriso della piccola amica, mentre diceva convinta che se fosse possibile, se mai dovesse accadere, lei vuole rinascere albero. "Ho deciso - gli occhi lucenti su un viso pulito - é quello che voglio. Un bell'albero grande, con il suo posto nel mondo, tra il cielo e la terra, ben radicato nel suolo, circondato dal vento e dal canto di tanti pennuti." 

"Attenta - le ho detto - che cosí ti ritrovi bloccata in un unico posto, e poi chissà fino a quando! Un uccello, invece, ha le ali, può cambiare dimora, e incontrare tutti gli alberi che vuole sfiorare..."

Era un gioco, uno scherzo tra il serio e il faceto, ma ora che sono quaggiú, tra i giganti custodi del sacro, tra funghi, foglie e minuti viventi dai ritmi diversi; ora che massi vestiti di muschio brillante si offrono come a comporre un salotto di lusso, adesso ripenso a quel sorriso scherzoso, e vorrei che potesse vedere anche lei questo splendido sogno in cui sono coinvolta, sentire lo scricchiolio dei rami seccati sotto al mio passo leggero, le foglie e i licheni, che rendono tutto così straordinario. 

Vorrei che provasse anche lei quest'ampio respiro di vita!

Un'insolita pace, quaggiù, un silenzio che é pieno di senso e che respira il divino che contribuisce a creare. Da ora e da sempre, in questo luogo che continuo a esplorare con occhi assetati, un pó camminando, col fiato pesante, un pó arrampicando piegata in avanti, sulle ostili scarpate che son dominate, con rara maestá, dagli imponenti signori del luogo. 

Ogni tanto ne vedo uno riverso, con le radici corrose, ed i rami spezzati, bloccati tra quelli dei loro compagni che stanno ancora lassù in verticale, foss'anche un pó storti, nello sforzo finale di rimanere ben saldi.

 Li osservo nella loro veste rugosa, che sa di saggezza, di tempo e di vita vissuta, di respiri continui, immersi nell'aria pulita che profuma di erbe e di fiori, che sa di acqua e di legni, di funghi e di quella vita che passa d'intorno, lasciando le impronte profonde che il terreno mi mostra. 

Li osservo rapita e li immagino ancora sottili fuscelli, in corsa verso il cielo, dove affiora la luce del sole, irrobustire pian piano, un cerchio alla volta dentro la scorza grintosa, tra i sussurri dei forti compagni ed i passaggi di altri viventi.

Un mondo a sé stante, sul suolo che io stessa vado esplorando, e mi sento onorata di esservi accolta semplicemente cosí.
In terra i solchi impietosi di cinghiali affamati, hanno scavato dovunque ammorbidendo il terreno, e questo mi agevola il passo...

Mancano solo le fate, in questo bellissimo bosco, che infonde piacere e un senso di forza che non sono in grado di dire. 
E se la fatica inizia a farsi sentire, lo spirito esulta e spinge il mio sguardo assetato dovunque: intorno, lontano, tra le timide ombre e lassù, in quello spazio minuto di cielo che le fronde concedono di farmi vedere.

Più salgo e più I'aria diventa severa: i sentieri sono indicati da piccole tracce dipinte sui tronchi, un pó qua e un pó lá, ma io preferisco procedere libera, seguendo gli omaggi preziosi del suolo che hanno mille colori, e la forma di ombrellini compatti, poggiati su gambi carnosi. 

Io salgo, poi scendo, affondo un poco qua e un poco mi affanno, e non riesco a fermarmi perché la seduzione è continua. 

L'abetaia mi accoglie gravosa, in una nube aromatica fresca e carica d'ombra. Seguo con lo sguardo quei fusti che salgono su, talmente vicini tra loro che sembrano fare un tessuto, e ancora più su, in direzione del cielo, nascosto tra i rami corposi e spinosi, coperti di scuri piumaggi.

Il torrente é ancora di lá che canta suoni di vita, un pó dritto e un poco contorto, attraversato qua e lá da pietre scomposte, che fanno comodo ponte tra le sponde di terra.

Lo sento sussurrare magie, nel fitto del bosco incantato, che ha fatto di me la sua sposa, vestita di fiori, di frutti e di profumi terreni. 

Intanto la stagione é cambiata: le foglie ora cadono rosse e un pó gialle, e la terra diventa per gradi piú dura. E' diversa persino la luce!

 Residui di more essiccate, sporgendo tra i rami, allertano che l'autunno é in arrivo, e con esso il gran carnevale dei colori vivaci. 


Risposeró le mie membra e tornerò ad immergermi ancora in questo incredibile mare di vita...










venerdì 21 aprile 2017

Aprile


Una giornata di sole e una decina di ragazzi sorridenti: dal calendario ammicca la primavera, anche se le temperature si sono di colpo abbassate, ed io mi stringo dentro il golfino pesante in cui mi sono raccolta.

Sorrido alla mia giornata e a questa vita che torna a brillarmi sul viso. 
Ho nutrito il mio corpo con il riposo, e posato di nuovo i piedi sull'erba, sfiorata da petali bianchi, spinti dal vento e sparsi dovunque, nell'aria e sul terreno: sono i meli, che fioriscono all'unisono in questa terra che ne ospita tanti. Meli selvatici, che accenderanno le fronde con i colori rossi dei loro frutti, tra poco, e ieri, ed oggi ancora, nei miei occhi.

Immagini di un mondo che mi accoglie da sempre, coi suoi verdi e coi suoi gialli, irrorato dall'arietta leggera che mi scompiglia dispettosa i capelli: il cielo è ampio, percorso da nubi che lasciano scorgere il sole, tra macchie di azzurro e di grigio, oltre le vette smussate di montagne antiche, un po’ vestite e un po’ nude. 

Ero nel bosco, vicino ad un'antica costruzione di pietre: un tempo ci ha vissuto qualcuno, su questo piazzale coperto di fiori e di piante spontanee, tenuto ordinato dalle bocche affamate di vellosi animali.

 Proseguo curiosa, e risalgo un sentiero seminascosto, fino ad un boschetto in penombra, silenzioso e pieno di odori pungenti. Il piede calpesta qualcosa che scrocchia, e un battito forte di ali domina tutto l'ambiente: un corpo robusto, vestito di grigio e di nero, si innalza veloce spostando il cespuglio spinoso su cui stava aggrappato. Rimango un istante a guardarlo, rapita dal movimento di foglie che si propaga nell'intimo spazio. 

Procedo e intravedo un'altra radura: prati verdi inondati dal sole, nell'armonia acuta e incisiva di brevi cinguettii sconosciuti: sono i custodi del luogo, ma non riesco a vederli, confusi tra i rami e le foglie. 

Chiudo gli occhi e vorrei stendermi al suolo, dormire per ore e sognare di me, quaggiù, con la gioia che colma il mio piccolo cuore, inondata dal respiro del nostro pianeta.

Un suono che a volte ho oscurato con gravi pensieri.

Adesso una voce mi chiama, strattonandomi indietro, in un luogo diverso, in cui persone si incontrano e scontrano, mosse da fili non visti, dirette verso obbiettivi non troppo scoperti. 

Ieri ero lì, camminavo nei pressi di un fiume, affondando i miei passi in un molle gioco di fango e di acqua, con piccole vite scattanti nell'erba d'intorno, e lenti volatili in cielo, a segnare il passo con striduli suoni. 

E quel mondo è ancora con me, sia pure in un ambiente fittizio, fatto di voci e di suoni, di passi tra pavimenti e porte socchiuse. Qui solo braccia protese a toccare la roba di altri, e grida di persone arrabbiate, che si combattono aspre in disarmonico brutto accadere. 

Ma ho curato uno spazio vivace, di giovani e simpatiche vite, che come folletti del bosco sorridono a tutti, tirandosi scherzi giocosi e puliti.

Mi sposto tra loro, osservandoli con un certo piacere, e ripenso a quel boschetto privato, tra una radura ed un'altra, inondate di luce...