Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!

martedì 19 gennaio 2016

Giò


Ho un'amica che vive in montagna
dove fa freddo, ma lei non si lagna
     Le piace l'arietta frizzante e vivace
       che spira dovunque in quel mondo di pace.

Osserva chi tace ed abbraccia chi ride, ascolta curiosa ed impara ogni cosa.
        Giocando lei usa il suo estro...Eppur non si avvede del suo fare maestro!
Coi sassi costruisce casette, con le mani realizza borsette...In cucina nemmeno lo dico...Io mangio e la benedico!!
Ha un piccolo orto che cura felice,
Con aromi, profumi e fiori vivaci
Le fragole lì son cresciute
Che pure in inverno si fanno apprezzare.
Melograni e limoni, tra cachi e melissa,
uva spina e insalate.

E l'acero rosso, sottile e tranquillo, che veglia su tutto.

Ma pure L'azzurro dell'acqua incantata
del mare di Grecia se l'e' conquistata.
Lei studia la lingua, osserva le carte e prepara il suo viaggio...

Protesa in avanti, i suoi sogni le danno coraggio.

Io penso e sorrido
La vedo già lì:
allegra e vivace
tra la gente del luogo
che ride, che parla, che fa...

Tra le onde turchesi del vivido Egeo...







mercoledì 6 gennaio 2016

Personal Computer

Avvio il mio nuovo PC e in un attimo appare lo schermo acceso, con tutte le icone che conosco. É un computer molto veloce e molto potente, che mi sono procurata con la consulenza di un amico davvero competente.

 Uno che di computer, di programmi e di computazione ne capisce parecchio. Un esperto.
      E così, con tanta, tantissima pazienza, questo amico professionale mi illustra i passaggi che compie nel settare il nuovo PC.

Digitando istruzioni sulla tastiera fa accadere delle cose... Alla fine mi trovo davanti agli occhi svariate icone, delle immagini, insomma.

"Cara mia, ricordati che dietro ogni immagine esiste un algoritmo, ossia una serie di istruzioni elementari, chiare e definite, che dicono in modo univoco al ricevente come deve comportarsi."

  Faccio una ricerca su Google, e leggo che un algoritmo, per essere tale, è definito da alcune caratteristiche imprescindibili, quali:
 
-  la elementarità dei passi costituenti (ogni passaggio è basilare, atomico, va fatto uno per volta);
-  la loro univocità di interpretazione da parte dell'esecutore (deve esser chiaro e non fraintendibile quello che viene richiesto di fare); 
- deve esser definito da un numero limitato di passaggi (seguo un percorso di azioni definite) e da una quantità finita di dati in entrata (devo avere tutti gli ingredienti necessari per ottenere il risultato richiesto);
-  l'esecuzione deve portare ad un risultato effettivo ed univoco (da quelle istruzioni non può non derivare quel fenomeno).
 
Quindi, se applico istruzioni chiare e chiaramente espresse, devo ottenere i risultati voluti.

Ora, la codifica (una rappresentazione) di una serie di algoritmi (istruzioni) secondo un certo linguaggio produce un programma, ossia un insieme di comandi approntati nel modo che siano leggibili per quel destinatario che è chiamato a realizzare - tramite la loro applicazione - uno scopo.

Negli anni 70, alcuni ingegneri semplificarono l'accesso ai "comandi "suddetti attraverso la realizzazione del GUI (Graphical User Interface), un'interfaccia grafica che consente all'utente di interagire con i programmi manipolando graficamente degli oggetti, cioè utilizzando delle icone, delle immagini.

Perché delle immagini?

Effettivamente oggi, smanettando tra le immagini, siamo talmente abituati a utilizzare i nostri devices (che sia il personal computer, il tablet o lo smartphone), che nemmeno ci pensiamo. Ma se dovessimo eseguire le stesse funzioni utilizzando le righe di comando, troveremmo tutto molto più dispendioso in termini di tempo e di fatica...
 
Le immagini costituiscono un linguaggio naturale, universale, immediato, veloce. Per esempio, se clicco col mouse sull'immagine della casetta so che sto tornando alla home page. L'algoritmo sottostante è stato già tradotto e semplificato, regalandomi il vantaggio della velocità.
 
    Noi viviamo in un mondo fatto di immagini. Ogni volta che pensiamo a qualcosa ce lo rappresentiamo... E questo è il motivo per cui certi termini astratti ci rimangono ostici da comprendere... Non sappiamo come rappresentarceli!

Ho un ricordo di me, molto molto piccola, seduta sul sedile posteriore dell'auto dei miei genitori. Mi portavano all'asilo, e mentre ascoltavo ciò che dicevano gli adulti io interrompevo spesso chiedendo cosa significasse questa o quella parola... 
     Non era per rompere le scatole, ma solo perché non riuscivo a collegare nulla a quelle espressioni, e questo interrompeva il flusso delle informazioni che volevano farmi arrivare coi loro discorsi. Io ascoltavo ma non capivo.
 
Dopo qualche annetto ho frequentato la facoltà di filosofia all'università.....E pure lì ce ne erano di termini oscuri... Tanto che ancora oggi mi infastidisco quando sento utilizzare paroloni astratti per indicare contenuti altrimenti esprimibili. 
 
      L'irritazione nasce dalla perdita di tempo che viene imposta all'ascoltatore che deve sforzarsi di decodificare un contenuto che potrebbe non richiedere la fastidiosa operazione....
 
       Probabilmente sono ancora irritata per la perdita di tempo che personamente subito in situazioni analoghe durante gli studi.
 
    Soprattutto perché, a dirla tutta, lo scopo di un tale comportamento espressivo, più che di passare informazioni sui contenuti, è troppo spesso quello di esibire un teatrale atteggiamento prosaico....

Ora, questa corrispondenza tra programmi e immagini non è proprio limitata a ciò che troviamo nel nostro PC.... Perché è quanto accade anche dentro di noi!
 
     Ascoltare certi suoni, annusare certi odori, provare dei sapori evoca in noi immagini, situazioni, emozioni che ci agiscono, che ci muovono verso determinate reazioni. Viceversa, la visualizzazioni di alcune immagini - naturali o artefatte che siano - determina la presa in carico dei rispettivi algoritmi sottostanti che, a loro volta, ci muovono e orientano.
Certi film ci fanno piangere, ci fomentano, alcuni quadri ci opprimono, il modo in cui si veste il nostro collaboratore stimola in noi repulsione o allegria....
 
... I sogni che facciamo durante il sonno (e durante la veglia), dei quali siamo spontanei registi, sono la nostra interfaccia grafica: quelle icone dinamiche che cambiano, che si ripetono e che si susseguono rappresentano l'attualità della nostra situazione, codificandola. 
 
  Dietro quelle immagini ci sono istruzioni, descrizioni di fatti. Se sappiamo leggere quelle immagini sappiamo anche vedere cosa stiamo facendo e dove ci porterà il programma attivo in quel momento.
 
  Non è certo poco!!!
 
Ok, e poi?
Come scelgo di avviare un programma o di abbandonarlo, quando lavoro al mio PC? 
 
                                     Dipende da cosa posso farci.
 
 Mi è utile? Risponde alle mie esigenze? 
 
     Se voglio vedere un film dovrò avviare un programma di lettura specifico; se voglio comporre un testo avvierò un programma di scrittura.... Se voglio ... 
 
    Ma cosa è che voglio davvero? A livello più profondo, personale, a livello esistenziale. Se non lo so devo scoprirlo e, una volta individuato, devo cogliere cosa impedisce di raggiungerlo, e come fare. 
 
   Abbiamo le nostre immagini. Le produciamo noi e ce le raccontiamo continuamente. Di notte e di giorno.
 
Dobbiamo imparare a decodificarle. 
Dobbiamo andare a scuola.
 Dobbiamo fare esperienza.









La mela.


Ho realizzato la composta di mele annurche. Ne sono venuti cinque barattoli di una bella purea dal colore giallo rosato.

   Le mele annurche hanno un aspetto seducente: sono piccole e tondette, rosse rosse, e la buccia dura protegge una polpa bianca e compatta dal sapore dolcissimo.


Si tratta di una delle tipologie di mela più antiche, che i latini chiamavano orcula perché ritenevano che la terra in cui nascevano fosse l'ingresso per gli Inferi (Orco). 

   Nella storia questi frutti hanno portato su di sé il peso di tanti significati, facendosi simbolo di virtù e di iatture. Nel medioevo la cultura acquisita dal passato attribuiva alle mele una forte capacità medicamentosa: dal Corpus Hippocraticus si tramandava la necessità di farne mangiare a uomini e animali debilitati, e di come le loro caratteristiche fossero in grado di far prevenire a chi le assumeva le conseguenze delle orribili epidemie. Si trattava di un frutto talmente importante che chiunque avesse avuto intenzione di esportarle si trovava costretto al pagamento di un dazio. Circolavano inoltre molte storie su mele fatate in grado di donare saggezza e potere…
    
   La cultura celtica attribuiva loro un legame con il mondo dell'Al di là – rappresentato, appunto, come una isola su cui sorgevano meli.

   La cultura biblica l'ha fatta nascere dall'Albero della Sapienza, l'unico frutto che Dio volle tenere per sé – una tentazione cui l'uomo non ha saputo resistere. La mela ha così ereditato il titolo di frutto del peccato nonostante, di per sé, di peccaminoso, non abbia mai avuto nulla!

La colpa stava nel gesto, nel fatto che l'uomo l'avesse raccolta nonostante la proibizione, ne avesse mangiato, e avesse coinvolto in ciò il suo simile.

  L'errore è dell'uomo, incapace a resistere al richiamo della curiosità e del piacere. La mela, nella sua compatta rotondità lucente, si limita ad esercitare un fantastico ruolo attrattivo.

   Così, mela, piacere, tentazione e peccato sono andate a braccetto per un po'…. Le fu anche attribuita la causa della lunga guerra di Troia!

  Ma gli orientali, che da millenni esercitano una visione del mondo per molti versi più ricca di quella occidentale, la utilizzano come simbolo di potere e completezza, simbolo del mondo e della sua totalità. E la mettono in mano a uomini saggi e forti che rappresentano nella propria iconografia artistica.

   E' trascorso il tempo necessario e la conserva è matura. Sto aprendo il barattolo... 









mercoledì 9 dicembre 2015

Dream



 Conosco una persona che si occupa di sogni. Li legge, li  esplicita, li usa.  E si impegna a trasmettere questa arte perché la conoscenza, soprattutto questa, è il fondamentale preludio del fare, e quindi del Vivere.
 Vivacchiare è un’altra cosa..Lo sappiamo villanamente fare tutti…

Questa persona è un amico, un amico di vita, della propria e di chiunque voglia davvero viverla. Ed io lo amo e lo rispetto. A volte lo faccio impazzire con le mie domande ottuse…
Francamente conosco solo alcuni dei miei limiti, però mi impegno a convertirli in punti di forza. Non è facile per mille motivi, o forse per uno soltanto: siamo programmabili. Questo ce lo insegnano molte scuole, ce lo ripetono pensatori e scienziati, lo vediamo costantemente nello specchio della realtà quotidiana… Ma sono coriandoli di informazione, che arrivano con folate di vento e volano via, un attimo dopo. 

 Prima di esser capito, un messaggio ha bisogno di essere accettato e letto; le coscienze programmabili e programmate (…) dovrebbero essere messe da parte: fare epochè, assenza di giudizio, assenza di coscienza” – così scrive l’Amico nel suo Blog.

Nasciamo informati, continuiamo ad essere informati, e informiamo a nostra volta…  Acquisiamo parole abitate da piccoli sistemi di vita, confezioniamo concetti, architettando una visione del mondo già pronta, diffondendo modi di concepire il nostro passaggio sulla terra. Facciamo uso di gesti che rimandano a giudizi, ed esprimiamo idee generate da convinzioni acquisite. 
I pensieri, poi, volteggiano elastici in uno spazio illimitato dentro e fuori di noi ... Ma quanto ci appartengono davvero?

Siamo programmabili. Siamo programmati. Molto spesso inganniamo sostanzialmente noi stessi, indotti a cercare cose di nessun interesse, a combattere battaglie di scarso valore, a rifiutare ciò che invece è di vitale importanza. Viviamo emozioni confuse e arraffate, in un gomitolo scomposto di cui non cogliamo il principio.

E poi arriva un sogno.

Una immagine, semplice, evanescente, veloce. In una sola immagine che mi sfiora leggera arriva la dritta sulla verità di questa grande tela che ogni giorno costruiamo e disfiamo, tinta da umori ed emozioni non sempre sinceri. Non sempre reali.

Quando l’inconscio vuole farti sapere qualcosa di solito ti invia un sogno”, scrive il dott. Bernabei…Ed è così! Con le immagini parliamo a noi stessi..Non ha senso ignorarle! 
Eppure, distrattamente…Le trascuriamo. Filtri, tappi e distrazioni: ascoltiamo insegnamenti di altri e ignoriamo quelli che diamo a noi stessi. Perché non li capiamo, perché non siamo addestrati ad accoglierli… Tutto ciò che è altro sembra avere importanza e priorità assoluta…Ma per una volta…Ma non ho tempo…Ma poi chissà che succede…Ma poi mi si complica tutto!!

Paura, dubbio, vergogna…

Si, si complica tutto ciò che è in un equilibrio tirato, ma che non è in equilibrio con te! Lasciamo cadere le carte, sovrapposte a costruire pagode. Son labili e inutili, ostruiscono la via del possibile. Provare..un passo..Un altro…Una piccola azione..

Partire da un sogno per scoprirlo (e scoprirsi) reale.


Risultati immagini per castelli di carte

giovedì 19 novembre 2015

Story Telling



 Watzlavich diceva che non e' possibile non comunicare, e che comunicare e' inevitabilmente agire.

Da sempre, la forma privilegiata della comunicazione e' il raccontare...

 Cosa sottende un racconto? Quali immagini usa e quali produce?
 Perche' ci interessa, e in che modo lo fa?

In quale misura, raccontar storie non e' solo "raccontar storie"?

Un piccolo saggio composto da me....






Buona lettura!

venerdì 25 settembre 2015

RIMBALZO



Piove, e si nutre la terra vestita di verde in un respiro frizzante di vita.

     Annuso il vento che porta notizie, e le osservo, già attese, arrivare.

Il telefono squilla, l'acuta voce femminea di chi sai che mi piace esibisce un saluto impacciato, e  lo scroscio vibrante di un'ansiosa euforia. Ed eccolo,  l'invito nervoso allo scontro, sparato con foga e mischiato ad elogi e gratitudine vana.
  Impertinente aggressione che si addice ai tuoi modi di astuzia fasulla.

Hai sbagliato l'azione, ed ora, sul palco, sei nudo.

E brucia quel faro sul volto, che ti mostra così come sei. E ti espone, oramai, nei tuoi falsi solfeggi.
   Colpire, bisogna, rispondere a tono e distorcere ancora il pensiero...Raccontare buglie!

    Continui ad usare chiunque tra te e la persona che neghi a te stesso. Disdegni chi usi, non pesi la nebbia che produci d'intorno, perchè è quella che hai dentro di te.
    La tua voce risuona arrochita nella confusione di chi la riporta senza nemmeno capirlo. Un messaggio che è sempre lo stesso: l'infantile vagito dei molti dai quali ti dici distante.

   Tu prendi e non dai, la risatina fasulla e i vuoti commenti che riempiono il tempo. Ha riflesso il mio sguardo la tua falsità, condanno la rapina maldestra; tu giochi la vita degli altri, mostrando di te ciò che non ti appartiene.

   Per te odioso chi ti lascia per strada, chi non plaude quel re,  soltanto un giullare di corte, che imita male tutto ciò che non vive.
     Emani tristezza e accendi con la tua villania il disprezzo che, solo, produci a te stesso.

Sei rimasto laggiù, non ti vedo nemmeno.

Perchè insisti ad urlare con la voce di altri?

La vita ha un suono migliore e vince ancora sul mondo, mentre pulisce la terra con l'acqua che scende, veemente, dal cielo.


  Hai detto che ti piace il mio canto...Allora gioisci, perchè questo è composto per te!





Risultati immagini per giullare






lunedì 14 settembre 2015

L'Autenticità




Esistono i Falsi d'autore, imitazioni dell’arte, eseguite con tale maestria da ottenere esse stesse grande valore. La bravura di chi esegue codesti lavori è distante pero' da quella dei veri Maestri.
“Esistono diversi modi per indicare questi artisti, che sembrano dimostrare abilita' 'copiando' oggetti, figure, colori, scene, tempi addirittura remoti e poco attuali. Copista è anche soprannome di artista, che esercita arte 'non nuova', ma di 'tema' classificato e riferito alla storia. Sono opere ripetute, dei falsi che ripetono in tutto o in parte 'modelli e schizzi figurativi' prestabiliti, e osservanti canoni affermati.”: da Wikipedia la definizione veloce, che allude al valore che l'opera assume grazie all'abilita' dell'artista, sia pure egli stesso imitatore di un altro. Ripetitori di talento, insomma, i Copisti.
Diverso va per i Copioni, ripetitori ignoranti di qualcosa prodotto da altri, che non sanno nemmeno gestire. Quante volte, sui banchi di scuola, e' accaduto che lo studente scadente abbia trascritto, dopo averlo abilmente spiato, il lavoro di chi gli sedeva accanto, al fine di spacciarlo per proprio e vantarsi di competenze realmente mai acquisite. O per nascondere il fatto, per lo piu' imbarazzante, di non averne acquisita proprio nessuna.
Il copione, in gergo teatrale, e' anche quel foglio che espone le frasi e i sospiri che l'attore dovra' recitare. Battute scritte da altri, che egli deve imparare e far sue perche' ciò che espone possa suonare decente. Si tratta pero' qui di un lavoro prodotto per altri, proprio per loro. Non si da' ruberia. Non avviene scorretto sopruso. Per quanto anche qui poco sia originale, l'attore fa questo: rappresenta qualcosa coi modi piu' propri. Un po' come il Falso d'autore.
Ci son poi i roditori: viventi capaci di rosicchiare quanto interviene nel loro cammino. Ma qui l'arte non c'entra. Diremo piuttosto che l'evocazione di topi affamati produce in chi osserva un senso sgradito di repulsione. I ratti muovono in ambienti fognari, pieni di sporco e di orribili odori, e nessun individuo sano di mente vorrebbe trovarsene accanto.
I filosofi hanno evocato l’Autenticita'. L'etimo manda a chi e' se stesso all'interno di se' (autos enton), colui che non mente nel proporre all'esterno qualcosa che dissimula o cela il suo modo interiore.
E qui la questione.
Diciamo di qualcuno che e' “falso”, ossia che si pone in modo scorretto, ma non indaghiamo rispetto a chi stia esercitando la sua falsita'. Colui che si fa adulatorio verso chi mostra il proprio prestigio, potrebbe esser falso con l'altro, ma non nei confronti della propria persona. S'egli, infatti, ha la particolare tendenza a mentire per ottenere risultati nascosti, nel momento in cui esercita le sue qualita' rappresenta onestamente se stesso. 

Egli e' autentico rispetto al suo modo. Un modo che bello non è.

  Cosi' il frutto col nome di pigna. Una volta assaggiato penserete di avere ingollato la dolcissima polpa di quel frutto goloso dal colore rubizzo: la fragola, appunto. Ma il frutto mangiato e' piu' grosso, dalla buccia piu' dura e dal colore diverso. Non e' il frutto che mente, ma l'immagine evocata dal gusto che e' entrato in contatto con noi.
Viviamo in un mondo di piccole storie, ognuno ha la propria illusione. Un'immagine in corsa che evolve e si smonta, e che per noi e' totalmente reale. Per ognuno di noi un sogno diverso, nel quale e dal quale riemergo dimentica, a volte, di fare attenzione.
Che cosa ci orienta? Cosa filtra i nostri pensieri? Cosa induce le nostre emozioni? Chi è che guida, infine, le nostre movenze?
Un sospiro, uno strillo… Un senso di gioia o di umiliazione cocente. L'idea soffocante di un mondo finito in contrasto contro l'ampio respiro di una giornata brillante. Questo il fenomeno.
Emozioni dirigono il fare. Azioni orientano il mondo. Diciamo semplicemente "individui". Ma quanti in ognuno? Quanto è tradito e tradisce; quanto è appreso e sorprende? Livelli diversi. Piani d'esistenza coevi in contrasto: si annullano insieme, scambiandosi il luogo. E basta spostare lo sguardo, una semplice mossa di ciglia e poi sfuma. Lo cogli, ti sposti e c'è altro. Come non fosse mai davvero esistito, eppure permane. Ma tu non cogli quell’ombra…La distrazione. Non esiste perdono.
La mossa sbagliata rende matto il tuo re. Un passo più in qua, un conto sbagliato, l’informazione che manca...Ignoranza. Non esiste perdono.
Fuori tempo il mio gesto, fuori luogo il mio verbo…L'errore. Non esiste perdono.
Se cloni la scheda e rubi l'altrui, uccidi il suo tempo e gli accorci la vita…Malversazione.

Nel dolo patente non esiste perdono e la vita ti uccide.

Uno spazio racchiuso composto da quadri alternati: uno bianco, uno nero. Un esercito intero che si crede nemico a se stesso, divorandosi piano e con arte sottile.
Pupazzi.
Ogni pezzo va giù, qualcosa sembra cambiare, nella lenta avanzata. Rimane ben poco. Soltanto un gioco di morte in uno spazio ristretto.

   Ma ho colto nel rovo una piccola mora: lucido insieme di chicchi perfetti e minuti, dal limpido aroma di un turgore vitale. E il succo violaceo che scorre nel palmo della mia mano, col sole che inebria come il suo delicato profumo.
L'arietta gentile su me, invisibile e fresca: il saluto della stagione che cambia nella luce diversa, e l'odore dell'erba bagnata di pioggia.
Cammino tra i sassi lavati dall'acqua, e tendo le braccia tra i rovi. Tra le spine il tesoro, succoso e odoroso…Un cuore di linfa e di sole, piccolo premio per aver sorriso alla vita. 



Risultati immagini per mora di rovo immagine