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lunedì 17 maggio 2021

Alzano Lombardo: la prima Accademia per Ambasciatori per la Giustizia Climatica del 2021

 


 Alzano Lombardo, provincia di Bergamo. Area divenuta ben nota alle cronache italiane nell’ultimo anno a causa della devastanti conseguenze della diffusione pandemica. 

Qui l’inizio della sciagura, ma anche della ripresa grazie alla forza, all’entusiasmo, alla cultura e all’amore per la vita e per la Terra.

Una telefonata, qualche ricerca…Rimango sorpresa dalle attività e dal ricco fermento che popola l’Istituto Comprensivo Rita Levi Montalcini che si compone di una scuola dell’infanzia, 3 scuole primarie, e 2 secondarie di primo grado.

Mi interfaccio con la prof.ssa Marcella Assolari – docente si scuola Secondaria di I grado, Coordinatore Progetto Sostenibilità GREEN SCHOOL nel suo istituto, organizzatrice insieme ad altre cinque colleghe della Accademia Ambasciatori Giustizia Climatica – una donna entusiasta e molto dinamica, che mi accoglie con un sorriso sincero e un fiume di parole. Mi risponde dall’auto, mentre si sposta da un impegno ad un altro, e con toni gentili si intrattiene ad espormi che cosa sta accadendo nel suo territorio.

Il SUO territorio perché lei, con la sua scuola e con i suoi ragazzi, con i colleghi e le amministrazioni limitrofe, lei e la popolazione che capisce, che sa e che vuole si sappia, recuperano uno spazio comune in collaborazione con chi lo vive, quello spazio, loro che desiderano renderlo migliore. 

Un coro di amore emerge da azioni diverse, fatte di solidarietà, di educazione, di esperimenti; fatte di manifestazioni e piccole marce, di raccolte e di installazioni.

Parole e immagini scorrono tra Alzano e la mia stanza, dalla quale mi collego per un paio di ore entusiasmanti, dalle quali sono uscita frastornata: ma allora si può?

Dal luogo in cui vivo sembra tutto utopistico, qui dove si raggruppano i centri del potere politico e sembra tutto ingessato. “E’ per via dello stato pandemico” - la risposta ad ogni domanda, il refrain che domina la scena da mesi. 

Tutto fermo, tutto bloccato. Ogni azione, ogni progetto, tutto rimandato. Futuribile. Chissà.

Ma Oblomov, nel Bergamasco, è morto. I ragazzi non subiscono la DAD, la fruiscono. E i docenti insegnano loro a trarne vantaggio: il prezzo di un impegno personale, oltre che professionale, per il premio della evoluzione. Si perché la cultura non va contrapposta alla natura: deve camminare con essa, contribuendo a farla conoscere ed amare, rispettare.

La cultura deve servire ad evolvere, non a distaccarsi.

Parliamo così di un istituto di Formazione con la F maiuscola, dove ragazzi, afferenti a fasce diverse di età, imparano a dire a chiare lettere: “vogliamo il cambiamento. Per favore, che sia intelligente. E rapido.”

E lo fanno con vari strumenti, semplici, immediati e incisivi.       

In attesa della certificazione della Green School, alla quale hanno aderito, i ragazzi di questa scuola lavorano sui temi della sostenibilità, impegnandosi alla mitigazione dell’effetto antropico sull’ambiente. 

La scuola, finalmente, insegna che l’ambiente siamo noi.

Mentre sorrido la musica continua a deliziarmi. Marcella racconta, sciando con maestria tra le tante iniziative: dalle raccolte solidali del cibo avvenuta per City Angels, per convertire i probabili sprechi post-natalizi in occasione di festa per i meno fortunati; alla composizione e distribuzione dei pacchi dono; alla condivisione e sponsorizzazione del progetto merenda plasticfree - che esclude l’utilizzo della plastica nelle confezioni di cibo, favorendo l’abitudine alla scelta di prodotti sani e genuini, portati da casa; alle riflessioni etiche sull’utilizzo di  indumenti della moda usa e getta – il cosiddetto “fast fashion” – le cui ripercussioni in termini di erosione di risorse e sfruttamento dei lavoratori rinforzano la esecranda cultura della illegalità e del disprezzo verso l’uomo; fino ad azioni eclatanti come la marcia del clima e l’installazione di un grosso nido che accoglie l’immagine del nostro mondo, con l’esplicito invito a ricordare che “non esiste un Piano b perché non esiste un Pianeta b”.

E ancora gli alberi, ognuno con la sua targhetta che espone il dictat “maneggiare con cura” perché la loro voce, che in pochi sembrano ormai saper ascoltare, sia declinata nella lingua di chi deve imparare ad amarli. 

Perché tutti comprendano, o perché prestino maggiore attenzione, o semplicemente perché sorridano avvertendo una carezza sul cuore, come la sottoscritta in questo momento.

Cartelloni e striscioni, accompagnati dalla forza dei giovanissimi, sostenuti dalle amministrazioni locali, e dalla cooperazione di altri istituti: adulti e piccini… finalmente l’Antropos.

Le informazioni corrono, i discorsi di Greta Thunberg, la sua rabbia contrapposta al sorriso di Felix Finkbeiner…Stefania Ravasio, altra collega entusiasta e appassionata, lo incontra a Roma durante un convegno… e anche Plant For The Planet accende interesse…E allora perché no… ci si dà da fare per diplomare giovani ambasciatori climatici. Erano pronti per partire, altre otto scuole avevano accolto il loro invito, ma la pandemia blocca tutto.

Arriva il Covid-19, le scuole chiudono e molte attività si interrompono: non si può operare all’aperto, bisogna rispettare il distanziamento sociale. Ma abbiamo internet, e in rete tutto il materiale di cui disporre per informarsi e formarsi. Per chi ne ha voglia, certo. Il fermento continua, in attesa che il semaforo indichi il verde… che finalmente arriva.

Il 5 e il 6 giugno 2021 partirà la prima Accademia italiana di PFTP, organizzata dall’Istituto comprensivo di Alzano con una rete di scuole patrocinate anche dalle amministrazioni locali. Il lavoro integrerà i protocolli tedeschi della casa madre con gli strumenti telematici disponibili per dare vita a un evento che sia memorabile, che faccia da esempio e apra la strada ad eventi futuri che si desiderano sempre più estesi e più ricchi.

Il Presidente di PFTP, dott. Mario Trevisan ed il Vicepresidente dott.ssa Daniela Saltarin saranno lì ad avviare i lavori, presso la Scuola secondaria di Alzano.

 Tanta l’emozione, e le persone coinvolte. 

L’amministrazione ha sostenuto fin dall'inizio il progetto, mettendo a disposizione anche un'area che verrà inaugurata con la piantumazione di alcuni alberi.  Gli sponsor hanno fornito fondi e strumenti utili, molti altri volontari si sono concretizzati in aiuto vero, che ha reso possibile l’attuazione di un evento sospeso da più di un anno.

 I lavori consentiranno anche il proseguo della raccolta fondi a sostegno del progetto Trillion Tree Campaign nell’Africa Sub-Sahariana, che ha già maturato il risultato di 3384 alberi piantati dal giugno 2020 ad ottobre 2021, con l’obiettivo di raggiungere il numero di 5000 entro il prossimo giugno.

L'accademia si concluderà con una serata finale “Cedi la strada agli alberi” nel parco Montecchio, dove una fantastica villa-biblioteca ospita l’RSA di Alzano e la sede di associazioni territoriali. 

Alcuni volontari delle associazioni territoriali saranno di supporto per garantire il rispetto delle pratiche-igienico sanitarie richieste in queste occasioni. Si propone uno spettacolo musicale in prima esecuzione assoluta, con musiche composte dal vicepreside Ugo Gelmi e interpretate dal gruppo “Ecoband” in accompagnamento alla lettura di testi sul tema della sostenibilità.

 Al termine della performance verranno presentati alla cittadinanza gli ambasciatori della giustizia climatica.

Ad Alzano si respira aria di impegno, quello vero che unisce le anime di chi crede che la sostenibilità non è solo uno slogan di moda, ma un sistema di valori da comprendere e trasmettere a tutti: agli insegnanti, ai ragazzi e alle famiglie.

Ci vuole tempo, ma soprattutto ci vuole costanza e impegno, e come l’appetito, anche l’entusiasmo cresce in corsa…basta saperlo alimentare con i sistemi giusti.

E qui, sembra proprio che siano stati trovati.











 


 

giovedì 22 aprile 2021

E se possiamo farlo, cambiamolo, il mondo! - Rossella Köhler

 


 Anche per lei, ai tempi della scuola, la geografia è stata una materia noiosa, fintanto che all’università, il prof. Lucio Gambi, titolare dell’omonimo insegnamento, ha spalancato il velo di Maja: lui parlava di sostenibilità.

La studentessa Rossella Köhler scopre dunque la geografia come “materia di studio fondamentale”, tanto che diverrà lei stessa geografa – oltre che insegnante, blogger e scrittrice. 

Nel tempo Rossella ha fatto della sostenibilità il proprio grido di battaglia, impegnata nel trasmettere – parole sue - ottimismo alle nuove generazioni, ciò di cui abbiamo tutti un gran bisogno: i giovani devono esser preparati ad intervenire e a fare le cose in maniera diversa da come le ha fatte chi appartiene alle precedenti generazioni. 

Loro devono essere messi a conoscenza del fatto che esistono progetti importanti, portati avanti da coetanei, semplicemente ragazzi. Il movimento c’è, esiste, e va condiviso, va diffuso e stimolato perché diventi azione corale.

Oggi il tema della sostenibilità è sulla bocca di tutti, e siccome rifiuta una compressione confinante entro specifiche aree di azione, diviene facile trovarlo ovunque: un condimento verde come il prezzemolo, necessario – come la stessa erba – perché interessi di difficile metabolizzazione scendano giù senza conseguenze dannose.

Ma cosa è questa sostenibilità? Si tratta di un concetto ampio, che ha preso piede a partire dagli anni ‘70 in risposta alla delusione indotta dal processo di forte industrializzazione orientato al consumo di massa - sia pure tenuto per una manifestazione di grande spinta evolutiva.

 Si capì progressivamente che tale modello non era davvero applicabile ovunque nello stesso modo, dato che i paesi esportatori di materie prime - i siddetti paesi del terzo mondo -  erano i più vulnerabili alle fluttuazioni del mercato. 

Un passo avanti nelle coscienze fu fatto: la crescita economica deve procedere in equilibrio con la ridistribuzione delle ricchezze. Si giunse infine alla comprensione che lo sviluppo non è solo espressione della crescita economica, ma una dinamica basata sulla qualità della vita.

La definizione più nota del concetto di sostenibilità la si deve al documento che va sotto il nome di Commissione Brundtland, un documento pubblicato nel 1987 dalla  Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo. Ivi si leggono temi di economia, criteri di giustizia sociale e, finalmente, si spende del tempo sul riconoscimento dei limiti delle risorse della Terra.

La definizione suona così:

Lo sviluppo sostenibile è uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

In sintesi, esso consta nella ricerca continua di una equità intergenerazionale che cura gli equilibri tra la sfera economica, sociale ed ecologica (nel senso di ambiente).

 Una parola che rimanda a valori importanti, declinati più o meno onestamente in tutti gli ambiti. Oggi parliamo di consumo responsabile delle risorse nel rispetto dell’esigenza di sviluppo di generazioni presenti e future, perché non resti fuori nessuno. 

Il futuro, che nutrirà e sarà curato dai nostri figli e dai loro figli.

Il sito dell’Onu rende disponibile una gran quantità di materiali multimediali, ma non sono di facile gestione: documentari, esercitazioni, testi, video divulgativi e materiale di notevole valore, in lingua inglese, che non aiutano il fruitore scolastico ad orientarsi nella complessità di temi tanto vasti e interconnessi.

Da quest’anno, inoltre, le scuole sono chiamate ad affrontare gli stessi argomenti nelle aule e a diffonderne la consapevolezza tra i futuri adulti, senza che le istituzioni abbiano fornito linee guida o strumenti didattici appropriati: gli insegnati sono stati lasciati soli in quella che è stata indicata come una fase di sperimentazione esplorativa. In base a quanto ne emergerà, forse, verranno suggeriti percorsi per l’anno a venire.  

Non si tratta quindi solo di formare i ragazzi, ma anche di aiutare gli adulti che li accompagnano.

E Rossella si mette al lavoro: l’operazione di divulgazione si specializza su un blog: Il Progetto Ipazia, uno spazio che nasce con l’intento di realizzare e rendere disponibile agli insegnanti di scuola primaria del materiale per svolgere il lavoro in maniera innovativa; materiale realizzato da insegnanti, autrici ed esperti di didattica aperti al confronto e allo scambio con operatori di settore. 

Si susseguono sezioni divise per discipline, a partire proprio da quelle più direttamente connesse al concetto di cittadinanza attiva (quale disciplina, poi, realmente, non lo è?), aree dedicate alla metodologia, ad esercitazioni possibili, alle normative, ed anche a materiali in lingua straniera. In quest’area emergono i temi trattati nei sussidiari che l’autrice scrive per le scuole.

Contenuti “densi” espressi in un linguaggio semplice, perché siano di facile e piacevole acquisizione.

Spazi che rispondono alla forte esigenza, espressa dall’attuale corpo insegnante, di strumenti e sostegno per la trasmissione e divulgazione tra i ragazzi dei temi della sostenibilità: temi, come abbiamo visto, di recente formulazione e di difficile gestione.

La geografia è una materia di studio che, progressivamente, ha subito drammatiche restrizioni contenutistiche e contestuali nelle scuole. Oggi viene insegnata prevalentemente nelle scuole secondarie attraverso insegnanti dalla formazione non specifica, trattata davvero solo in settori ben definiti, come la geografia del turismo o la geografia economica - prevalentemente negli istituti tecnici. 

Alla luce di ciò la Köhler ha deciso per una sorta di distanziamento urbano, più che sociale: si è trasferita in campagna, e anziché formare i ragazzi in aula ha deciso di formare i loro formatori, così da potenziarne il risultato… i famosi “due piccioni con una fava”! 

E brava Rossella, che agisce nel backstage, realizzando strumenti per chi dialoga con i giovani e con il futuro. Un dialogo a doppio giro, che stimola la ricerca alimentando la creatività.

I testi realizzati per le scuole rispettano i programmi ministeriali ma aprono anche ad altre discipline, orientati a presentare questioni legate alla cittadinanza attiva – una disciplina che si vuole parecchio diversa da quella educazione civica di vecchia memoria cui era esposta la generazione di chi scrive.

 L’enfasi dedicata alla dimensione patriottistica ha ceduto finalmente il passo alla riflessione sulla comunità, alla cittadinanza democratica e alla cittadinanza globale.

Parliamo, con Rossella, e il tempo scorre veloce verso l’ora di pranzo: i limiti dell’offerta scolastica, l’ideale regolativo del processo di integrazione – mai realmente concretizzato, e lungi dal trovare attuazione… Il commissariamento del sindaco di Riace, che aveva intentato con successo un’operazione di recupero sociale… Questo mondo che va come non deve andare… E anche l’altro blog, Fantasticnonna, nato dalla necessità di esorcizzare un evento personale che suscita domande e riflessioni, nel rifiuto dello stereotipo della nonna-balia. 

L’autrice ha portato con sé sul web altre donne-nonne, coinvolgendole in una esperienza comunicativa che sa di cultura, di sensibilità, di responsabilità e di intelligenza.

Non abbiamo a che fare con una persona noiosa né seriosa, pertanto, sbirciando tra i post, scivoliamo tra eventi, riflessioni, progetti…e ricette di cucina. Testi che scorrono facilmente sotto gli occhi informando e incuriosendo il lettore.

Ma Köhler non si ferma, come il tono incalzante della sua voce, e la sperimentazione continua sui social: da Istagram a Clubhouse, in cui non sono più immagini e parole a fare da padrone, ma la voce degli utenti, esercitate in stanze dedicate a discussioni tematiche.

 E anche qui prendono corpo i temi veri, quelli importanti, quelli da discutere e diffondere anche a microfoni aperti: la sostenibilità della produzione, l’apicultura, l’importanza dell’accesso all’energia e le sue forme, la scuola e, ovviamente, L’Agenda 2030.

Rossella mi parla del microcredito, mi racconta l’esperienza che ha vissuto nell’aiutare un gruppo di donne ugandesi a mettere su una piccola attività di impresa; mi entusiasma con la sua soddisfazione per aver compreso, per aver ascoltato e per aver potuto dare. 

E mi rasserena sul fatto che c’è ancora chi ama coinvolgere in azioni comuni, al di là del monito al distanziamento sociale.

Che forza, certe nonne!






 


martedì 16 febbraio 2021

Nations United.

 


In occasione del 75° anniversario delle Nazioni Unite, e del 5° anniversario dell'adozione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, le Nazioni Unite regalano al mondo un filmato di 30minuti diretto dal famoso regista Richard Curtis e prodotto dalla società di documentari 72 Film, un filmato a cui hanno prestato voce importanti testimonial, e che verrà trasmesso, così è indicato, su numerosi canali televisivi, stazioni radio e servizi di streaming in tutto il mondo.

L’argomento è la sostenibilità, raccontata attraverso immagini e dialoghi, attraverso un riepilogo di eventi che hanno disegnato la storia del nostro mondo, per come lo abbiamo fatto accadere e per come oggi si presenta.

Attenzione, però, il valore del documento non risiede tanto nella descrizione degli eventi riportati, ma nel messaggio che ne esce capillarmente: un messaggio di forza, di incoraggiamento; un messaggio che non si vuole di speranza, quanto piuttosto un grido di incoraggiamento che orienti il fare nella soluzione più naturale possibile, quella dell’agire comune.

La situazione pandemica attuale, legata al Covid-19, ha mostrato la fragilità dei nostri sistemi, ma anche la forza che ogni individuo ha nel sapersi adattare, reinventare, nel riuscire a sopportare difficoltà e disparità; soprattutto nella voglia e nella capacità di collaborare, di saper stringere la mano dell’altro per portarlo con sé al di fuori dal gorgo, laddove è possibile.

 Niente è impossibile finché non si inizia a farlo - la citazione da Nelson Mandela riecheggia in ogni immagine del film; la situazione attuale ci ha mostrato di nuovo la natura, la sua forza e la sua bellezza, ci ha spinti a riconoscere anche ciò che le nostre coscienze, così distratte e deiette, hanno oscurato: l’ambiente è un mondo condiviso, che richiede la cura di tutti, fragile e forte al contempo; esso ha bisogno di noi e noi di lui, perché l’ambiente SIAMO NOI.

Il cambiamento climatico è opera dell’uomo – ci viene detto in modo perentorio – e l’andamento del prossimo decennio determinerà l’esito dei prossimi 100-200 anni. E nonostante gli studi, le analisi, le conferme e i drammi, ad oggi, noi non abbiamo fatto abbastanza.

Ecco di nuovo apparire il bicchiere mezzo pieno: la crisi climatica è una opportunità. Essa è l’occasione per cercare nuove convinzioni che trovino attuazione pratica in comportamenti diversi, atti a rendere la vita e il pianeta finalmente sostenibili.

Questo filmato ci rivolge una domanda, invitandoci a porla ognuno a sé stesso: come specie, siamo in grado di lavorare insieme?

 Test ed esperimenti hanno dimostrato scientificamente che i bambini sanno farlo naturalmente, e che lo fanno se noi lo permettiamo. Importanti studiosi di ogni epoca hanno dimostrato che la cooperazione sociale e il mutuo soccorso sono condizioni essenzialmente costitutive dell’essere umano, frutto della nostra lunga - e al tempo stesso brevissima - storia evolutiva: fenomeno naturale, non originariamente culturale. Culturale è invece la povertà, lo è la diseguaglianza politica e sociale, lo è la guerra. E ciò che è culturale, prodotto dall’uomo, in quanto tale, non è inevitabile: può esser modificato E noi abbiamo il dovere di cambiare certe tendenze perché non funzionali, perché non naturali, perché distruttive.

Investire sul dialogo, sulla pace e sul rispetto dell’Altro comporta sostenibilità, comporta la gestione delle risorse in maniera utile e sana, per costruire, per migliorare - non per distruggere. Non per rovinare.

Il pensiero e la singola scelta di ognuno di noi ha ricadute su quelle di tutti, e queste sui sistemi attraverso i quali conduciamo, intrecciandole, le nostre esistenze. E’ necessario dunque pensare ed agire insieme, con determinazione comune, per attuare progetti comuni orientati alla costruzione e al mantenimento della pace, dell’uguaglianza, dello sviluppo, della giustizia: equità per la popolazione e per il pianeta.

Iniziative educative, iniziative divulgative, inviti ad agire e a comprendere: l‘esigenza del cambiamento è sotto gli occhi di tutti!

 

ACTNOW è un invito ad agire ponendo attenzione alla quotidianità più schietta: la lotta allo spreco viene rappresentata sotto forma di consigli imperativi, che vanno dal riutilizzo di oggetti che hanno espletato la loro principale funzione, al trattenersi sotto la doccia per un tempo limitato; l’impegno a utilizzare poco l’automobile, e a portare con sé una borsa quando si fanno acquisti, per evitare ulteriore dispersione di materiali in giro.

La piattaforma educativa del network “Soluzioni allo sviluppo sostenibile” - SDG Academy  - esibisce un’altra importante iniziativa volta alla educazione globale sui temi della sostenibilità, e lo fa fornendo lezioni on-line gratuite condotte da accademici ed esperti.

 Iniziative di valore che vanno conosciute, acquisite e che è doveroso contribuire a diffondere.

  Perché abbiamo necessità di cambiare modo e di farlo insieme per poter cambiare i sistemi.

 Questo è possibile, se ci consentiamo di farlo.


https://sdgacademy.org/courses/





 

 

 

 

 

 

 

 

domenica 17 gennaio 2021

La scuola è in cortile.

 


Una persona interessante mi ha inviato un input interessante e quindi, ritendendo il tema di pubblico interesse, ho deciso di interessarne questa sezione.

Calembour a parte, è con piacere che apro una parentesi su un piccolo libro che circola gratuitamente in rete, redatto da un’architetta sensibile all’ambiente, sensibile soprattutto a ciò che è connesso alla educazione in relazione con il suo mondo professionale - che è quello, appunto, dell’architettura e della progettazione degli ambienti.

 

LA SCUOLA È IN CORTILE  è un breve testo corredato di immagini e progetti – risultanti anche dall’impegno di Anna Piazza, in occasione della redazione della propria tesi di laurea (Dessì è professore associato al Politecnico di Milano) – che pone l’indice sull’importanza della valorizzazione degli ambienti esterni nelle scuole, soprattutto in quelle destinate a bimbi in più tenera età.

 Bella scoperta, direte voi, già da un paio di secoli i pedagogisti – solo alcuni, in realtà - alzavano le mani al cielo inneggiando al valore della natura come contesto pedagogico!

Nel 1900 si diffuse infatti il filone delle cosiddette “scuole attive”, in risposta agli educatori de “le scuole nuove” europee e americane di fine 800, che guardavano agli istituti come luoghi di formazione della personalità autonoma dell’allievo in vista della formazione della futura classe dirigente. Questo nuovo approccio (nuovo rispetto ad un orizzonte culturale precedente che individuava negli istituti educativi  meri ambienti igienico-sanitari) si poneva in contrasto con la tradizionale idea della scuola come luogo di trasmissione oggettiva del sapere dall’insegnante al discente. Il mondo stava cambiando, come ben si evince dalla posizione di avanguardia dell’Inghilterra, parecchio avanti nella corsa allo sviluppo economico e sociale, e quindi più attenta al rapporto educazione-sviluppo (economico) sociale.

Nel 900 quindi, personaggi ben noti come Montessori, Agassi, Bruner, Mead etc.  andarono oltre, verso la persona, sviluppando metodologie di formazione rivolte a provocare lo sviluppo dell’individuo creativo e autonomo, consapevole dell’ambiente in cui vive e capace di utilizzarlo nel rispetto di sé e della società in cui vivere.

A Reggio Emilia, negli anni 60, grazie ai fondi ricavati dalla vendita di carri armati, camion e cavalli abbandonati dai tedeschi in fuga, sorsero i primi asili nido comunali, e vennero diretti per oltre 10 anni dal maestro Loris Malaguzzi, il fondatore di quel metodo oggi noto come il Reggio-Approach. Qui si postulava il valore dell’interazione del bambino con l’ambiente circostante verso la trasformazione attiva degli eventi attraverso processi di auto e co-apprendimento con i coetanei. In queste scuole il bambino assurse finalmente al protagonismo nel proprio agire attraverso ambienti-laboratori esperienziali aperti alla natura, all’esterno e al sociale (i cosiddetti atelier) in cui sperimentare linguaggi di espressione diversi per imparare sé e sé nel mondo.

Ancora, le sorelle Agazzi, Carolina e Rosa, fondarono scuole nelle quali i bambini venivano spronati ad esplorare l’ambiente, a raccogliere elementi sparsi da conservare (il cosiddetto “museo naturale”) per esercitarsi ad un uso proprio – o improprio – degli stessi, in contesto altro. La centralità del tema ambientale, del rapporto armonico del bambino con esso, e la stimolazione dell’azione creativa, segnano un passo ulteriore nella riscoperta ecologica di un processo educativo che non si vuole più mera istruzione (conoscenza tecnico-tematica) ma educazione formativa mirata allo sviluppo della persona.

Purtroppo, a volte accade che importanti conquiste dell’umanità finiscono in ombra per una serie di ragioni legate alla burocrazia, alla ignoranza degli operatori, alla mancanza di responsabilità da parte di decisori, alla sgradita inefficienza… e questo è quanto è accaduto anche nell’orizzonte italiano della scuola.

 

Dessì, nel suo pamphlet, riprende questi temi dando loro una voce attiva attraverso la progettazione ambientale: un dono alla comunità per riflettere su un sistema di educazione che ha fatto epoca e che ha ancora molto da dare. L’autrice va anche oltre: lo spazio educativo diviene lo spazio urbano, espandendosi in esso fino ad identificarsene, aprendo occasioni di rete di incontri e di cittadinanza attiva.

Nelle grandi città le scuole si sono ritirate dallo spazio esterno e hanno limitato i loro cortili – ove presenti – ad un utilizzo minimo, a spazio ricreativo e al doposcuola. 

Questo limite deve essere superato: le scuole dovrebbero aprirsi alla città e al sociale, rendendo possibile gli incontri, le interazioni e lo sguardo reciproco.

 Il cortile dovrebbe essere luogo educativo sociale, in cui sperimentare il mondo nelle sue espressioni, apprendere i cicli naturali, mettere in atto un’economia circolare volta alla riutilizzazione di materiali di scarto in direzione di una utilità impensata. 

Attraverso la riorganizzazione del cortile Dessì apre un nuovo spazio materiale (fisico) e immateriale (educativo e sociale) che si fa occasione di scambio, di azione creativa e di ripensamento dell’ambiente urbanistico. Attraverso di esso - appositamente ripensato e strutturato – l’ambiente si fa “terzo educatore”, come si esprimeva Malaguzzi, rovesciando una visione della scuola che aveva puntato esclusivamente sulla figura degli alunni, degli insegnanti e delle parole.

 Nasce adesso la ricerca dello spazio per la realizzazione di luoghi di lettura, di osservazione e scoperta, di sperimentazione e, soprattutto, di incontro. Di incontro con ciò che è sempre rimasto oltre il cancello della scuola, e che invece deve farne inevitabilmente parte.

 L’esterno e l’interno non sono più dunque separati, ma parti diverse di uno stesso luogo, in cui maestri e allievi si sforzano attivamente di dare a se stessi e agli altri quella ricchezza che è nel potenziale di tutti, e insieme si aiutano reciprocamente a nutrirlo e distribuirlo.