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lunedì 13 novembre 2017

Relazioni pericolose




Ebbene sì, lo avevo già fatto e lo farò di nuovo: mi azzarderò ancora a toccare il tempio dell'intoccabile parlando dei gatti come solitamente in pochi osano fare.

Stamane mi è capitato di leggere questo articolo sul sito dell' Ansa, la prima agenzia di stampa multimediale in Italia, e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Si tratta della recensione di un libro da poco pubblicato anche in Italia, sulle modalità comportamentali dei felini, e sugli effetti ch'esse possono avere sull'uomo quando vi si pongono in relazione.

In sintesi l'autrice - tale Abigail Tucker - ammonisce su quanto siano poco utili e addirittura dannose queste creature per l'essere umano, che se ne invaghisce ingenuamente perdendo di vista la realtà: i gatti si sono conquistati la loro parte di storia, dichiara, e sono capaci di farlo anche e soprattutto a nostro detrimento.

La loro forte autonomia li rende di fatto poco socievoli, non si lasciano addomesticare facilmente, e non sono di alcuna utilità pratica.
Piuttosto, oltre che danneggiare i nostri oggetti e gli ambienti nei quali vengono amorevolmente accolti, finiscono col pretendere cibo e attenzioni a comando, infischiandosene delle nostre necessità...

Il titolo del libro rievoca tiranni e antiche monarchie, laddove non è certo l'uomo a fare da padrone!

Tutto ciò ha richiamato alla mia memoria un certo sogno, vissuto un pò di tempo fa. Vissuto sì, perché i sogni si vivono continuamente, ad occhi chiusi come anche ad occhi aperti.

Quella notte vidi che stavo andando in un posto che era presidiato da gatti, tanti gatti, erano ovunque. Era un ambiente un pò trasandato, c'era dell'erba incolta, e tante canne che si stagliavano in alto dal terreno. 

Ciò che più mi stupiva era il fatto che di gatti se ne trovavano anche in cima alle canne... Erano ovunque, di varie forme e misure, ed erano tantissimi, erano davvero troppi! 

E sì che nei sogni può accadere di tutto, ma avevo la chiara percezione di un certo pericolo imminente; io volevo procedere, ma quel muro di felini lo rendeva impossibile.

Ricordo che quella mattina mi alzai in uno stato di ansia... Ero davvero preoccupata. Quello sarebbe stato il mio primo giorno in un nuovo posto di lavoro.
Che cosa mi aspettava?

Inutile dirlo: i sogni non sbagliano mai. 

E fu così: si trattava di un ambiente non proprio curato, lasciato in balia degli umori di chi sapeva soffiare più forte. 
Gli abitanti di quel luogo, insieme, costituivano un aggregato scomposto, di vari colori che tendevano, però, tutti quanti ad un medesimo grigio... Una tinta evocativa della polvere e di quelle cose vecchie che a volte rimangono in fondo all'armadio, dimenticate più o meno appositamente.

E come i gatti, che miagolando con fare lamentoso, ti si avvicinano e ti si strusciano addosso in modo ipnotico, mi avvedevo, giorno dopo giorno, della vera natura di quella ostentata dolcezza: era solo un anestetico somministrato alle vittime inesperte prima della brutta mutazione, quella che stringe a capocchia di spillo le pupille di un sadico killer.

Nel corso dei secoli, dei gatti si è detto e scritto parecchio; sono sorte leggende, la cui diffusione ha alimentato paure e ossessioni. 
I gatti piacciono molto, inquietano o sono davvero odiati: conosco persone dell'una e delle altre squadre; quanto a me, preferisco evitarli.

I gatti - non vogliatemene - non mi sono troppo simpatici. Detesto i loro modi ruffiani, e non mi piace che chiunque - indipendentemente dal numero delle zampe presenti -  mi si strusci (anche ripetutamente) tra i piedi...

Ci fu un periodo, durante l'infanzia, in cui l'unico modo che trovarono i miei genitori di zittire le continue lagnanze (da sola non mi divertivo, e volevo un amichetto a quattro zampe), fu di concedermi di ospitare in casa, sia pure per un breve periodo, il gatto di una persona amica (che ne approfittò per godersi una bella vacanza): la condizione essenziale che mi affrettai ingenuamente ad accettare mi rendeva diretta responsabile delle sue necessità e delle sue azioni.

Ovvero: dei suoi bisogni e dei suoi disastri.

Inutile dire che imparai presto la vera natura di quell'animale. Non si trattava di un amico peloso con cui divertirmi giocando, ma di un ruffiano scroccone e seccatore di cui mi liberai, al termine del periodo previsto, assai volentieri. 

I suoi lamenti per il cibo mi entravano nel cervello a partire dal mattino presto, anticipando di molto l'odiosissima sveglia; alcune cose le mangiava, altre le snobbata impunemente, imponendomi l'onere di cercare una alternativa per lui tollerabile; poi, nonostante i miei sforzi di dimostrare amicizia e spirito di gruppo, se ne stava spesso per conto suo, consumando il tempo nella distruzione di tende e sfregiando mobili, con il fantastico ulteriore risultato di accrescere giorno per giorno la già nota tensione vigente tra me e i generali... 
Insomma, un fiasco totale.

Non è amico chi prende e pretende, e se ne infischia di dare!

Lezione imparata: è trascorso del tempo prima che tornassi alla carica chiedendo la compagnia di un altro animale che, comunque, ho poi individuato tra i nemici del nemico: un cane! 
Ma quella è un'altra storia...

La psicologia tende da sempre a identificare nel gatto la simbologia di una femminilità apparentemente dolce e affettuosa, ma latrice di aggressività e opportunismo...

Ed è così che ce la presenta anche il mondo dei fumetti, attraverso le splendide forme di Catwoman, il fumetto che annovera la sua protagonista tra i primi 100 personaggi comix più cattivi: bella, seduttiva, approfittatrice e ladra, abilissima a sgattaiolare via al momento opportuno.

Prende, pretende, e se ne infischia di dare... Anche se sembra così desiderabile!

Sembra che nemmeno Batman abbia ceduto a lungo alle sue lusinghe, tanto da riuscire a metterla alla porta ai primi sospetti che dietro la sua infatuazione per lei ci fosse lo zampino del nemico illusionista.

Dalla realtà alla fantasia... Fino nei personalissimi sogni...

Fate attenzione amici, non è del famigerato gatto nero che dovete preoccuparvi: quello è solo l'elemento distrattivo.... Comunque, se ne vedete uno attraversare la strada, accelerate e andate via il più velocemente possibile: intorno potrebbero essercene degli altri....








domenica 17 luglio 2016

Troppi gatti


I gatti non mi sono troppo simpatici: li ritengo invadenti, inopportuni, approfittatori e pure atteggioni. Da qui l'espressione "troppi gatti", che utilizzo in modo scherzoso quando mi accompagno con certi amici un pò giocherelloni.

Comunque, se se ne stanno per conto proprio non mi disturbano.

Nel comprensorio in cui vivo ce ne sono parecchi. Sono belli grossi, abbastanza eleganti nella loro comoda pigrizia... E siccome l'ambiente é  all'aperto, protetto dal traffico cittadino, con tanto di prato, lucertole, gechi e umani molto tolleranti.. Loro trascorrono giornate piacevoli alternando le sessioni di caccia a quelle della siesta.

Qualche complimento dai passanti, il cibo, le passeggiate felpate sui muretti bassi... Di tanto in tanto un pò di slalom tra le fioriere provoca la caduta di vasi leggeri. Eh, con tutto quel peso!

Questi inquilini esercitano il proprio sadismo verso gli animali più piccoli, che ormai vivono - quelli che possono - a mezza altezza sui muri sbiaditi: lumache, lucertole e gechi costituiscono il decoro permanente della zona.
E poi combattono tra loro, in certi periodi,  urlando in modo comico e fastidioso al contempo... Finché qualcuno, giunto al limite della sopportazione, non li separa tirando loro addosso qualcosa (oltre alle male parole).


Da poco é  subentrato un gatto celeste. Io non ho mai visto un pelo di quel colore, ma oggi vanno di moda i capelli blu... E poi in Cina tendono a dipingere i gatti camuffandoli da draghi, e i cani da panda.... Tutto é  lecito se serve a divertirsi. Un divertimento forse non proprio reciproco, però.
Comunque questo gatto non è  tinto... È  solo così.
Nel complesso, anche se strano, é  un bell'animale, e poi è  sano e autonomo... Non dà fastidio.


Quando sono entrata ad abitare nello stabile ero sorpresa da tutti questi bei gattoni: belli nutriti, si aggiravano lenti nei vialetti tra gli appartamenti, sempre acciambellati al sole a sonnecchiare... Oggi ce ne sono meno. Mi dicono che la persona che li nutriva é  venuta a mancare, e infatti sono meno pasciuti e meno arroganti.

Animali scrocconi, appunto.

Osservarli mi fa venire in mente sempre "il povero Cicciuffolo": un gatto selvatico, molto diffidente, che frequentava certe zone montuose in cui un amico ha una bella casetta.
Un giorno fece la sua prima apparizione questo gatto bianco, lungo e magro, con due occhioni enormi... Era molto prudente e timoroso e non si avvicinava mai troppo. Solo il giusto per far capire di essere affamato.


Se gli davamo del cibo, lo prendeva rapidamente, solo dopo che ci eravamo allontanati, e se lo portava via per consumarlo a distanza,  in zona sicura. 
Così il mio amico ha deciso di aiutarlo a superare la timidezza, e ha avviato un laboratorio esperenziale iniziando a sottoporlo ad una serie di prove di resistenza, delle quali aumentava gradualmente il livello di difficolta'.


Il gatto, nominato poi Cicciuffolo per la stazza che era andata aumentando (molte prove e molto tempo dedicato), doveva avvicinarsi sempre di più se voleva nutrirsi. E così,  tra soffiate riottose e mezze fughe, l'ospite ha gradualmente ceduto... Fino alla prova più dura: l'albero del prosciutto!

Il mio amico decise, in preda a ispirazione folle, di creare  con materiali di fortuna, una sorta di albero ramificato su vari livelli di altezza. Su ogni ramo poggiò una fetta di prosciutto, grassa e profumata. Rimanemmo poi entrambi lì vicino, in attesa.

Ed ecco che il venticello della sera fece da richiamo e Cicciuffolo, zitto zitto, col suo solito fare circospetto, apparve. Ci scrutò, attese qualche minuto soffiando e mostrando tutto il suo sdegno per la nostra presenza, emise suoni rabbiosi (buffissimi) ed espressioni del muso che volevano essere spaventose (buffe anche quelle), e in un baleno saltò e risaltò lasciandoci sorpresi e felici: aveva superato la prova!

In un attimo aveva spolverato via tutto, saltando fino al ramo più alto (per quello ci vollero più tentativi). E poi, voltateci le terga, é fuggito via come al solito.

Cicciuffolo, il nostro orgoglio.

Insomma, era l'amico invisibile, sempre in agguato, seminascosto nelle vicinanze, pronto a rosicchiare il cibo che lo avvicinava sempre di più alla socialità. Arrivò anche a bersi una ciotola di latte a due passi dalla mia persona (anche se non smetteva di emettere i soliti suoni buffi, quelli simil-cattivi e simil-terrorizzanti).

Cicciuffolo fu definito anche "gatto da guardia": la sera, tra il lusco e il brusco si accucciava sul suo scalino preferito, vicino (mai troppo vicino) alla porta che dalla cucina apre sull'esterno.  E lì, tutto impettito, con fare austero, restava seduto per un pò, a controllare la situazione. 

Un giorno ci accorgemmo che Cicciuffolo non si affacciava più. 

Lo cercammo inutilmente, scrutando  nei nascondigli dai quali arrivava con passo felpato quando il cibo compariva; spiavamo con apprensione il dosso da cui scendeva trotterellando verso casa; riempivamo di latte qualche ciotola fuori programma... Niente.

Era sparito. 

"Ma Cicciuffolo dov'é? " ci chiedevamo in allegria,  poi sempre più malinconici: "Cicciuffolo non c'è ".

La domanda e la risposta divennero a breve un tormentone che popolò i giochi che siamo soliti fare nel costruire rime e ritornelli, inventando storie tragi-comiche con personaggi fantastici....
Personaggi che spesso sono proprio gatti, ai quali ne facciamo accadere di tutti i colori.


E  Cicciuffolo, da allora, nel mistero della sua scomparsa, attraverso le infinite avventure che finiamo con l'affibbiargli, é  rimasto sempre con noi.