Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!

martedì 17 maggio 2016

Attesa

Sono vestita di blu, in un corridoio blu. Seguo con lo sguardo la linea allungata delle mie gambe, una poggiata sull'altra, a formare una linea soltanto, che scende diritta fin dove iniziano i piedi.
E poi il pavimento, quel lungo, infinito pavimento blu.
E continuo a guardare piú oltre... Porte e stanze, di qua e di là.
Ci sono corpi che si portano avanti, in una direzione e nell'altra, un pò pesanti e un pò lenti. 
Sullo sfondo, le voci attutite all'orecchio della mia noia. Passi ovattati, assorbiti dall'intensita' di quel blu, cosparsa da miriadi di piccoli punti più chiari: una galassia esplosa che si è sparsa dovunque...
Io sono in attesa,  seduta, ormai da un tempo infinito.
Mi annoio e sonnecchio.
  Vorrei respirare un pò d'aria. Qui non ve n'è: solo l'odore dei corpi, che vengono e vanno, isolati nei loro pensieri.
Assediati da tutto quel blu.
E fuggo nel pensiero del mare, col suo fondale ondulato e sabbioso, carezzato da gentili verdi ciuffetti che una misteriosa potenza fa andare un pò avanti, e poi di nuovo dov'erano prima. 

Fugge il mio corpo,  ora spinto dalla magia del liquido mondo, a momenti pungente, un pò gelido e poco ospitale.
Io plano, ormai persa nella vastità di quel blu, ricco di preziose e infinite goccioline brillanti.
Più avanti qualcosa si muove, una figura indistinta che avanza, e acquista forma e colori mentre la scruto in attesa, da quel mio ripostiglio privato... Riconosco il profilo a me caro, mi alzo e accolgo con felice sollievo la persona che doveva arrivare.

martedì 3 maggio 2016

Cucù.


Ma lei, lei se lo ricorda questo ritornello?

Cucù, cucù...Aprile non c'e' piu'... E' ritornato maggio al canto del cucù !

Da piccolo, sa, lo canticchiavo spesso.  Era una canzone friulana, l'ha cantata anche la Berti... Una filastrocca arcinota...Ne ero ipnotizzato io stesso ma, ad essere sincero, non l'ho mai sentita! Non la versione originale, comunque.

A pensarci oggi, questa canzoncina è proprio, proprio brutta: un periodo storico che "sparisce", come una condanna, portando via con sè, nel nulla dell'assenza, tutte le emozioni e le belle esperienze che vi sono state vissute.

E un tale avvenimento viene declamato con tono scanzonato e brioso, come se una pioggia di zucchero e pepe servisse a celare un tale odioso sopruso.

Si uccide la storia e lo si fa sorridendo, cantilenando beatamente una canzonetta da due soldi.
Che gliene pare?
Ma non basta: aprile si disintegra in un baleno, e altrettanto rapidamente... Non solo arriva, ma addirittura "è  ritornato" maggio.

E un terribile senso di oppressione ci offusca la mente...

Chi va e chi viene - direbbe banalmente qualcuno; suvvia, non sia noioso: che male c'è? Panta rei, ripetevano i nostri padri.
Beh, lo ripetevano in pochi! Altri parlavano dell'eterno ritorno dell'identico, signore mio...

Ripeta, ripeta pure il motivetto infantile... Si, si... Allegro,  leggero... Innocente!  Ma si svegli. Qui non va e non viene proprio nulla! Qui c'è chi sparisce e chi invece è ritornato. 
Non c'è proprio pace!

Ha mai sentito dire che il vespero, la morte, il buio, sono preludio della vita? Serve il buio perché affiori la luce; ed è necessaria una fine perché si dia un nuovo inizio. Ma qui, qui, mio caro signore, si dà solo la rimanenza del nulla e qualcosa che, come orribile coperchio, si sovrappone ad imporre di nuovo se stesso.

Ma come, mi dirà, è il mese di maggio! Il periodo dell'anno in cui il sole riveste le rose di brina, illumina il cielo con il suo splendore... Il mese in cui si risveglia la terra con tutti i suoi fiori!
E mi faccia il piacere, signore mio, ma per favore!! Favole da giovincelle smidollate!

I fiori, che sono mai? Contenitori di semi un pò truccati e improfumati, così addobbati per sfruttare gli spostamenti di piccoli insetti ignari.
Quando non è più necessario il trasporto gratuito, poi, tristemente, i colori si spengono e i profumi degradano.
Non resta molto di più che un pò d'erba appassita.

Ma certo, lo so, i nostri antenati in questo stesso periodo festeggiavano le divinità materne,  esaltavano festeggiando l'abbondanza e la fertilità. 
Su questo non c'é che dire: fiori, impollinazione, frutti. ..
Ma tali processi non mancano mai, succedendosi in momenti ed in luoghi diversi ogni giorno ed ogni momento..

E le rose, le rose... Ma che decadenza! Tra i tanti capolavori che fa la natura, doveva portarmi ad esempio proprio l'ibrido per eccellenza? Ma lo sa che le rose selvatiche hanno solo cinque petali? Lo sa quanto sono piccole e delicate? E quanto é tenue il loro profumo?
No che non lo sa... Ormai le rose selvatiche non le conosce più nessuno. Tutti affascinati dalle miriadi di petali accozzagliati attorno al bottoncino, una gonfia criniera su uno stelo striminzito. E l'odore, così volgare nella sua virulenza... Un buon prezzo al migliore offerente: è la legge del mercato.

Eh, ma che sorpresa... E' sempre così, d'altronde: il consesso umano é balordo e si accontenta, Lasciandosi tentare da richiami rumorosi, dai colori accesi, da grosse e vistose nuvole di niente!
Ostentazione volgare di un tripudio inutile; abbondanza e quantità... Ma di cosa, poi...
In un attimo sei preso, catturato da un sistema ipnotico fasullo.
Eppur funziona!
il sistema di richiamo e di cattura, ovviamente, non certo l'uomo che se ne fa preda.

Cucù, cucù...

Gli adulti ripetono il verso per sorprendere i bambini. Poi segue quel gesto con entrambe le mani, con il quale sembra che aprono e chiudono continuamente delle porte davanti ai loro occhi.
Quel gesto è così loquace!
Le mani ci sbeffeggiano, intanto che raccontano quel che sta accadendo, qualcosa che va oltre lo spazio e il tempo... Oltre tutto ciò che l'umanità fa.
Qualcosa accade, qualcosa scompare, qualcosa accade di nuovo. E noi qui, a subire la giostra in un mondo che non sappiamo vedere.

Mio buon amico, lo vede il colore del cielo? Lo sa che non dipende da lei? Lo sa che potrebbe oscurarsi di colpo, e cambiarle l'umore? Come un oscuro sudario che Altri le riversano prontamente sul capo.
Eh si, mio caro signore elegante, che mi scruta accigliato chiedendo a sé stesso se mai io sia sano di mente. E forse è così: mi tengo a distanza dalla folla indiscreta, aborro i luoghi comuni, detesto il rumore che scorre, continuo, sotto le immagini del vivere odierno.

Sa, io ho sempre ammirato il mare. L'infinita distesa di acqua, viva e brutale. Imperturbabile agli eventi, nella sua stranezza. Una massa vivente che ti culla e poi ti sbatte... E poi si spiana, a coprire il delitto commesso. Ohi quanti legni ha sepolto. E quanto pianto ha prodotto.
E noi, piccoli uomini, tanto ciechi ed arroganti, impettiti, a pavoneggiarci della nostra pochezza. Spavaldi e ottusi, scriviamo le regole e le imponiamo a chiunque.

Ma la natura è sovrana, e ci guida o ci uccide.

Possiamo velare o svelare quanto ci accade d'intorno, lasciando che eventi corrano via lontano dalla nostra memoria per viverne altri, più nuovi e più vivi; oppure tornare ad accadimenti passati e lasciarli restare, come demoni empi di una vita che mai si è evoluta.

 Presente e passato, la vita e la stasi: obbligati a decidere cosa fare ogni giorno del nostro respiro.
Questa è la vita, ignaro passante, che osservi ed ascolti i deliri di un vecchio, e la nenia di uno sciocco motivo.

La vita è il misterioso momento dell'eterno presente, che fiorisce nello sforzo perenne della scelta di ognuno: nel sole, nell'aria, nella tenebra oscura.

Non sono le rose di maggio, non sono gli attutiti rumori invernali, nè il ruvido coro delle cicale in estate, ma la pienezza aggressiva delle foglie d'autunno, che urlano e gridano il loro estremo commiato dal mondo, un attimo prima di lasciarlo per sempre.
 E scivolano via leggere nell'aria, rendendo vita alla vita che resta. 






















venerdì 15 aprile 2016

Garbuglio



Avevo scritto un post. Lungo e articolato. 
in esso descrivevo le dinamiche interne al paradosso: cosa è, come ci illude, come ci incastra la mente.
Mi ci sono incastrata io stessa per cui, alla fine, ho deciso di non pubblicarlo.

La riflessione sottostante è elementare: come qualcuno mi ha insegnato, parlare del male non fa che  confermarlo, rafforzarlo, e diffonderlo. 

Per male intendo tutto ciò che non fa bene. E i giochetti di logica illusoria, quelli che ti strizzano la mente  facendoti dubitare della tua sanità mentale... Non credo rientrino nella categoria di ciò che fa bene. Un passatempo come altri. O forse solo più inutile, e più dannoso.

Avevo paragonato la dinamica di un'esperienza vissuta alla struttura propria della logica del paradosso... Ma una persona mi ha fatto notare che la lettura che esponevo dell'evento era troppo sopra le righe rispetto allo stesso. La realtà era più banale di quanto avevo creduto di cogliere, e anche più brutta.

In esso descrivevo come spesso accade che un'azione sia eseguita per farne un'altra. C'era l'esempio negativo, e quello positivo. Solo che quello negativo prevaleva, ed io ero tutta lì dentro.

Mi sono paradossalmente fatta coinvolgere nel paradosso che credevo di sciogliere.
In pieno stile paradossale!







venerdì 8 aprile 2016

Ottuso?


Un angolo ottuso è una porzione di piano compresa tra due semirette aventi la stessa origine, è sempre maggiore di 90 gradi - ovvero maggiore dell'angolo retto - e minore di 180 gradi  -  ovvero minore di un angolo piatto (Wikipedia).

Una persona ottusa è qualcosa di analogo: una figura definita in modo statico, una volta per tutte.

Gli uomini sono viventi, quindi inseriti in un processo di evoluzione - nel senso di cambiamento - continua, dovuta all'interazione con l'ambiente in cui insistono.  Il tipo di modifica dipende dalla specifica reazione agli input ricevuti.
Ciò che è irritante per me potrebbe essere di stimolo per te; ciò che suscita interesse in alcuni può essere di nessuna valenza per altri. Situazioni insostenibili possono esser vissute, presso altri individui, come normali.

Quando parlo di "ambiente" mi sto riferendo alla zona di interazione, fisica e psicologica che sia: persone, luoghi, cose, idee.
Immagini.
Ognuno di noi è costantemente in contatto con stimoli interni ed esterni; di alcuni ce ne accorgiamo, di altri no. 

Ogni impatto avvenuto genera in noi una reazione: chimica, emotiva, di azione.
un cambiamento, comunque.

Ora, negli esseri umani non si danno angoli ottusi, ma certamente si da ottusità. 
E già mi vedo il mio amico, con l'occhio pungente ed il sopracciglio alzato di chi ti ha colto in castagna, che con tono sarcastico mi fa la domanda: "e dimmi, questa ottusità, la puoi mettere in un carrello? La puoi toccare? COSA é?  "
Respiro profondo.
L'ottusità è quel modo (no che non lo metto in nessun carrello,  che dovrei farmene?) che definisce una scarsa acutezza nel comportamento di certe persone: una maniera limitata e poco brillante di fare ricorso alle proprie risorse. Un modo ostinato di porre barriere alle proprie capacità di progettare l'azione.

I bambini non sanno camminare da sempre!! Ci vuole del tempo affinché la struttura (fisica e mentale) raggiunga la maturità necessaria. Raggiunto però quello starter, se ti ostini a non far funzionare le gambe nel rispetto del loro progetto, subentra un problema. 
Cosa impedisce l'azione? Laddove non c'è alterazione somatica, laddove non c'è una barriera strumentale, laddove c'è solo la persona con le sue facoltà.... Se questa non raccoglie l'invito, ostinata nel percorrere lo stesso modello di prima... Che dite?

Ottusità: una parte di piano compresa tra due semirette aventi la stessa origine. Un ambiente ristretto che impedisce l'azione. Una visuale ridotta in uno spazio infinito.

Il potenziale bloccato.

Non c'entra però l'ignoranza, non c'entra la distrazione. Siamo già andati oltre: è sapere che uno più due mi dà tre, ma non fare la somma. 

...C'è quest'ambiente che ci custodisce e che contribuiamo a creare, questo spazio di input formanti e direzionanti...

Che cosa impedisce l'azione?

Che immagini stanno occupando la mente?

Domenica prossima, come già in precedenti occasioni, mi incontrerò con alcune persone per approfondire la vicenda... Se qualche lettore avesse interesse.... Basta dirlo ( o scriverlo), e sarà accolto a braccia spalancate!!
Domani e in futuro.

Una persona, oggi, mi ha detto che sta iniziando a trascriversi i sogni, perché lo lasciano inquieto e vorrebbe capirci qualcosa. Sarà con noi nei prossimi incontri.

Coraggio, è aperto l'invito!!
:)












martedì 5 aprile 2016

Risveglio.


Un piccolo omaggio alla Primavera che arriva....




Irina osserva gli adulti: alti, rumorosi,  distratti. Sempre impegnati in qualcosa,  sempre a dire di avere da fare... Tesoro...DOPO!
Giganti, impegnati e distratti. Presi da misteriose occupazioni.
Capirai quando sarai grande...

Le resta lo spazio. E il tempo. Tanto tempo da trascorrere in uno spazio infinito: quello del mondo e della sua fantasia. 

Il suolo é  un campo selvaggio, vestito di erbe aromatiche e pieno di fiori: piccole gocce di colore e profumo a impreziosire il mantello erboso del sovrano del mondo.
A volte, Terreno - questo il suo nome - si muove nel sonno,  e russando si agita tutto, si sposta e si torce senza nemmeno avvedersene. Con lui si muove la veste setosa, e scorre a fiumi la linfa vitale che trattiene tra sé. Tutto si muove con lui. Il mondo di ognuno. Lui dorme e sogna la vita che va, e l'acqua che scorre, luminosa e veloce, in rivoli snelli e briosi. E guizzano in esso forme di vita diverse, grandi e piccine, allungate e stondate, dal corpo robusto o più lieve. E scivolano ovunque di qua e di là, di sotto e di sopra, ombre veloci e silenti, protette dal cielo e dal suolo, nell'abito vitreo che così bene a loro si addice.

Si dimena il grande sovrano, mentre sogna il fiume che ingrossa, egli fa per spostarsi, e il letto di terra che così bene lo accoglie si fende, e da esso rifuggono mille tesori: animali grandi e piccini, che saltano e corrono, e volano via dall'oscuro riposo. La luce del sole che adesso vi arriva benedice la vita che sveglia se stessa dal pigro letargo. Russa,Terreno, con sonoro respiro che provoca vento. Nel sogno egli vede le foglie vibrare, e petali lievi adornare lo spazio.

 Una vivida pioggia di raffinata poesia. 

Sogna,Terreno, e muove ancora il suo telo. Saltano ora piccolissime verdi creature, con ali minuscole dai colori bizzarri. Piccoli salti, assai brevi ma forti. Nell'aria, verso il sole, tra i fili del manto prezioso, scaldato dall'astro che sorge e si estende nel cielo.  

E  giunge il momento di correre insieme: aprire lo sguardo al magnifico incendio che scalda d'amore il suo mondo. Terreno grugnisce, si scuote ed emette un respiro profondo. Spinge via con vigore, sgonfiando le guance carnose, quel residuo notturno di ombra e frescura. Sorride il sovrano, ebbro di vita, ammirando il compagno che illumina il giorno nella sua intera beltà.

Irina si scuote, s'è fatta mattina. La luce diffusa la invita ad andare, a porgere doni al sovrano Terreno. Le brillano gli occhi mentre avverte il morbido manto che le carezza la pianta dei piedi... E corre felice incontro alla vita del sogno che sogna di lei.









lunedì 28 marzo 2016

In nomine stat...



Letture difficili e letture leggere. Scriviamo e leggiamo, ci documentiamo, condividiamo, ci sfoghiamo...

Il mio blog reca il sottotitolo  di " Letture e parole". Leggo molto, mi piace utilizzare in un certo modo le parole e fruire di chi sa farle danzare.
Parole: quotidiani strumenti; veicolo e forma di contenuti, dove l'uno concorre con l'altro nella generazione del senso. Quel termine, quello spazio, quel segno di interpunzione...

A seconda di come parlo, io esisto - dicevano alcuni. A seconda di come condivido  l'esperienza che ho raccolto, io espongo la mia modalita' di esistenza. Comunicando, accado. Accado con gli altri, in relazione alla mia storicita'.

U. Eco, dando nome ad un famoso e fortunato romanzo, ha riportato a suo modo un detto medioevale :

Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus.

Ossia: la rosa primordiale esiste solo nel nome, abbiamo soltanto nudi nomi.

L'allusione é alla finitezza dell'individulita' storica, al fatto che l'ingenua pretesa di conoscere la vita si esaurisca per noi in mere inutili definizioni. E non ci accorgiamo dell'impotenza delle nostre strategie a causa di una presuntuosa arroganza cognitiva.

Non sappiamo di non sapere, e ci sentiamo padroni del mondo...

Gli antichi egizi usavano scrivere il nome delle persone dentro un cartiglio: il nome della persona, cio' che la connotava, doveva essere tutelato, inserito in un luogo protetto e ben definito, una sorta di  bolla sacra. Perché il nome (la forma) contribuiva a costituire l'essenza.

Eccolo, il famoso principio della consustanzialita'.

Un trainer sportivo mi ha spinto, un giorno, ad allenarmi eseguendo esercizi mentre pensavo al mio nome. Diceva che il nostro nome e' legato alla sua storia, alla storia del suo legame con il nostro vissuto. Secondo questo istruttore, quindi, concentrare la propria attenzione sul vissuto personale condizionerebbe in meglio la performance in corso.

Incapace di trattenermi, ho fatto le domande piú ovvie (almeno per me): vuoi che mi concentri sul vissuto personale o su cio' che credo di ricordare di esso?
... Non e' che senza saperlo o volerlo, attivo delle brutte emozioni? E se poi sto male, che giovamento darebbe questa mia attivita' all'intera persona?
Che noia, i filosofi!

Un nome racchiude una storia, dei nessi, un senso... Ma  quanto sappiamo di essi?
Quanti modi di dire, quanti luoghi comuni assumiamo per certi senza averli davvero indagati?

In che modo siamo in grado di usare il linguaggio? Quante volte ne siamo invece giocati?

Racchiudo il significato che il mondo ha per me dentro alcune parole, nomi, lettere, numeri... Adopero codici condivisi e acquisiti.

G. Wilhelm von Leibnitz e' morto inseguendo un progetto utopistico: creare un linguaggio universale perche' l'uomo potesse davvero capire se stesso insieme con l'altro.

"Quando gli uomini arriveranno finalmente a sedersi attorno ad un tavolo e inizieranno a contare, allora finalmente riusciremo a capirci!"

Era un po' questo il messaggio che di lui ci e' stato trasmesso. Leibnitz riteneva che la matematica, con i suoi simboli univoci, fosse lo strumento universale di comunicazione, l'eccellenza.

L'eminente filosofo mirava a costruire un codice di comunicazione universale, che rendesse possibile la condivisone di idee chiare e distinte.

Gli studi ai quali mi dedico da un poco di tempo certificano (non si limitano a teorizzarlo!) che ne esiste gia' uno, da sempre: un linguaggio universale connaturato in ogni individuo.

Civilta' diverse, distanti nello spazio e nel tempo, si incontrano nella comunanza di un fenomeno che ognuno di noi sperimenta anche oggi: si tratta del SOGNO.

Aristotele stesso, a sostegno di tale assunzione, piu' di qualche secolo fa chiedeva: se il sonno servisse SOLO a recuperare le forze, per quale motivo l'umanita' sognerebbe? Tutto in noi manifesta una funzione vitale, e dunque...

Il sogno: una sequenza di immagini, una storia, emozioni... Riflessione della nostra vita che accade. Il suo backstage.

Ai tempi del liceo ho avuto a che fare con il greco antico. Traducevo le testimonianze di autori piu' e meno importanti.  Per farlo sfogliavo fino alla noia un pesante e ingombrante strumento: il dizionario greco-italiano, l'ammiratissimo e odiatissimo "Rocci".

Una miriade di fogli sottili che, per ogni termine indicato in grassetto, ostentava impietoso colonne e colonne di informazioni diverse.
Un'impresa verace, quella di mettere insieme in modo sensato le note.

E siccome agli inizi non ero proprio sagace, finii per raccontare, tra le risate di molti, - si trattava di un disastroso compito in classe - , che il brano che avevo tradotto parlava di un cammello che prendeva il largo, verso il mare aperto.
Ma poi, con toni alterati, il docente spiegò che il senso cui alludeva quel termine ("camel", appunto) rimandava al concetto di nave.

Cambiando il contesto (il mare), cambiava il riferimento (la nave), e con esso, il senso del discorso: quel nome restituiva così una sostanza diversa da quella su-esposta.

Il racconto (la parola) si svolge sul piano dell'analogia, evocando  immagini che portano senso.  Non conta l'oggetto evocato (nomina nuda), ma cio' cui esso rimanda (pristina rosa). E assume valore preciso per me che lo incontro, e che ne accolgo l'appello per come son fatto.

É  quindi nel dialogo con chi la riceve che la plurima voce dell'immagine evocata si incanala nella corretta espressione leggibile.  Il sogno é  la voce multimediale di chi lo produce e di chi, la stessa persona, é  destinato a fruirne.

Letture e parole: visione e racconto di storie infinite...Le nostre.

Il Mio Blog: uno spazio per pensare.








giovedì 24 marzo 2016

Un'altra sfida

Tempo fa ho raccolto la sfida di Mauro Rossi, che invitava simpaticamente me ed altri amici a comporre una ballata sulla Vecchia Abissale.

Mauro Rossi è l'avatar del dott. Daniele Bernabei, eminente professionista della psiche, informatico, psicoterapeuta, formatore, blogger... E tanto altro.

I suoi corsi illustrano dinamiche che viviamo molto spesso in modo inconsapevole. Non sempre con vantaggio personale.

 Si tratta della rappresentazione di una forma di psicologia che nega il piacere della vita, utilizzando in maniera perversa il canale dell’erotismo e del piacere sessuale. Si tratta di un modo che viene trasmesso da tempo immemore attraverso le generazioni, e passa per la frustrazione di "una vecchia”, ossia di chi ha in sé quel senso di insoddisfazione e di rivalsa dovuta all'incapacità di vivere secondo il naturale sano piacere d’esistenza.

Oggi, un po’ per gioco, ma neanche troppo, su sua sollecitazione, ho composto questo dramma (e di dramma si tratta) in toni misti, per illustrare un po’ più approfonditamente, sia pure in modo scherzoso, di che si tratta.

Non lasciatevi ingannare dal modo giocoso perché, realmente, si tratta di una cosa serissima.

Confesso che lavorarci su ha avuto un effetto strano: un po’ pesante, un po’ divertente, un po’... Vaccinante!


Buona lettura!!




Intervista con la vecchia Abissale




Si apre  il sipario. Sullo sfondo un grande pannello che riproduce il quadro di Klimt "Le tre eta' della donna".
Entriamo nel sogno.

Personaggi:

I - Intervistatore
V.A. -Vecchia Abissale
Ngenua - la madre di Candida, figlia di V.A.
Candida - figlia di Ngenua e nipote di V.A.
Post - postino.
Serpente - serpente dalle scaglie lucenti
V.C. - vecchie crepacce (meno abissali di V.A.)
Cerbera -la cagna dalle tre identiche mortifere teste



I - E cosi', signore e signori, buona sera. Ci troviamo in questo stadio per una intervista che non ha precedenti! Questa sera avremo modo di raccontare cose che si incontrano solo negli incubi più' alieni, quelli che vediamo accadere non solo di notte, ma durante tutto il giorno. Incubi di morte di cui avvertiamo l'incombente presenza  senza però prestar loro la dovuta attenzione.

Qui con noi la Vecchia Abissale, con la sua funerea veletta nera, che salutiamo cordialmente.
(applausi clamorosi dalla cavea).
La figlia, la signora Ngenua, dignitosamente vestita...
(applausi più' ovattati)
..E la bella e giovane Candida, esponente chiave della terza generazione!
(vocio in sala, e colpi di tosse).

Gentili signore, si percepisce a distanza che siete molto unite: un legame profondo e duraturo vi lega da tempo immemore.
La prima domanda che mi viene da porVi e': come possono, generazioni diverse che vivono, si formano e agiscono all'interno di contesti tanto distanti, consistere spiritualmente in una identità' trinitaria che potremmo quasi definire "metafisica"?

Ngenua - Mio caro signore, ma non sa che una figlia e' sempre una parte della madre? Una sorta di  prolungamento... Ecco, come un tentacolo per il polpo. E come potrebbe mai essere altrimenti, scusi?

Vede, mia figlia, quella bella giovinetta attraente seduta al suo fianco, che la inebria col suo visino e quella nuvola vaporosa di profumo? Lei e' MIA, viene da me, e non può' non somigliarmi!
D'altronde, con tutti i sacrifici che ho fatto per lei, mi sembra proprio il minimo!
Mia figlia, al contrario di me, che sono un'ignorante verace è invece un'ignorante dotta. Lei ha studiato tanto, mentre io sono stata bocciata in quinta elementare.
Ci somigliamo, soprattutto nei gesti e nei sentimenti.

I - rivolto a Candida: signorina cara, lei cosa ne pensa in proposito?

Candida - Beh..Io... Cioè, veramente... Senta, c'e' quel suo amico, alla regia, che e' proprio figo! Non e' che posso aiutarlo... Magari gli tengo il microfono in posizione...?

Ragazza!! ( interviene imperiosa V.A.)  NON DEVI ! Tu puoi guardare, pensare, ammiccare... Ma NON DEVI. Non puoi !

Insomma, Candida - si intromette Ngenua - io non ti riconosco proprio: sei mia figlia o no?

Candida - Vabbè ma'... Ma che palle. Stai placa, mica volevo fare porcate... Lo so che certe cose non si fanno... Mai in pubblico, almeno!

I - Signore... Signore, per favore... Ricomponetevi, il pubblico ci osserva!

V.Abissale. - E meno male, senno' che ci stiamo a fare qui?? Io sono vecchia, di una vecchiaia abissale per giunta, e la mia esperienza, lei capisce, non posso mica sprecarla. Le pare? Siamo qui per questo! Per infondere i giusti insegnamenti alla progenie dell'umanità' tutta.

   Ecco che accade di nuovo, vede? Mia figlia Ngenua arrossisce sempre quando sta in pubblico. Lei penserà' che e' timida, che si vergogna. Ma non si lasci incantare... Non si vergogna mica perché' la guardano...  Si vergogna perché' le piace che lo facciano (alzando la voce a mo' di rimprovero) E SA CHE NON DEVE PROVARNE PIACERE.

Già, perché' lei mica e' una sporcacciona, nooo? Vero, cara? Non diventi rossa per via dell'eccitazione che io ti sto trasmettendo adesso... Nevvero!?

Ngenua - No, mamma cara, che dici? Io non tradirei mai i tuoi santi insegnamenti. Nemmeno ci penso a certe cose... E poi, ho superato l'eta'... Sono una persona seria e rispettabile, io, timorata di Dio...

I - Va bene, va bene, signore care, un'altra domanda: come vi rapportate al sesso?
Voglio dire: perché nasca un figlio,  bisogna che il seme dell'uomo entri nel ventre di una donna... Insomma, la pancia e' bella se ha fatto festa, no?

V.A. - Ma che dice? Non la vede la mia buzza sporgente? La trova davvero cosi' attraente? Se lo lasci dire da chi ha su di sé l'esperienza degli anni... D'altronde non sono diversa da sua nonna! Sono solo illusioni effimere: il piacere, l'amore romantico, tutti quei sospiri!

Gli uomini son tutti uguali... Suonano tutti la stessa musica! Soddisfano il proprio egoismo, si sfogano dentro di te e poi chissenefrega. Meritano di essere ADDRIZZATI ! Noi donne, che dedichiamo loro i migliori anni della nostra vita, sacrifichiamo tutte noi stesse facendo loro da serve... E poi, quando siamo sfiorite, quando svanisce quella bellezza che li aveva attirati... Puf, spariti. Ci chiamano "vecchie streghe" e si danno alla fuga.

Io l'ho insegnato a mia figlia, e lo deve sapere anche mia nipote, la povera piccola Candida, che non si può' soffrire per queste cose. Che devono pagare tutto, questi porci!

Ma guardi che angioletto di ragazza, non vede come e' liscio il suo visino? E guardi i suoi piccoli seni ...La guardi, la osservi, cosi', DRITTO negli occhi. Che splendidi occhi, nevvero?
Uguale, uguale a me quando avevo la stessa età.


Dal lato sinistro entra un postino... Guardando fissamente V.A., va dritto dall'intervistatore, declamando a gran voce: mi raccomando signor I., ricordi che il messaggero non ha mai colpe!

I. apre la busta che il Post. gli ha dato. Ne estrae un foglio dattiloscritto: ha un aspetto normale, quello di un messaggio inviato in un dato momento.

E legge:

Gentile e paziente pubblico, approfitto di questo spazio privato per informare lor signori di un fatto cui sono stato triste testimone.
Una donna confusa, seguendo le istruzioni materne, ha giocato col fuoco sino a bruciare. Bruciare se stessa, bruciare il lavoro di molti, bruciare la memoria di alcuni, e bruciare molti molti soldi.

La notizia è arrivata attraverso una rete di scambi, e quando è arrivata alla madre le ho sentito gridare, con la calma mortale di una stridula voce gracchiante: fate bene a dirmelo, così posso farmene pensiero: non aspettavate che questo, e pure io è ciò che mi aspettavo!

Perdonate signori, ma ho provato un terribile senso di orrore.

In quel momento di gelo ho avuto una breve visione: era una donna grassa, vestita di nero. Ella sedeva davanti ad un uscio, come usano fare le vecchie donne di paese.
 Il velo scuro sul capo sovrastava quella massa immobile così malvestita, e solo un ghigno feroce era chiaro su quel volto indistinto...
E allora ho capito perché gli eventi hanno seguito quel corso.

La vecchia ghignante, annoiata e frustrata, ha sognato una vita che non poteva più avere, perché non l'ha mai costruita.  E così ha mandato qualcuno, ancora attraente, a coinvolgere e stringere fili...

Ma siccome era altra, diversa da sé, sia pure inviata e guidata da lei, la giovane donna che aveva ciò che la vecchia non poteva nemmeno sperare, è dovuta perire. E con lei tutto ciò che quel sogno recava di buono.
Stasera non è con noi.
Il suo nome è Egemona.

Una bomba lanciata contro la vita da chi la vita non ha.


I. (Si rivolge agli astanti) E che? Qualcuno ha qualcosa da dire? Chi muore e chi ghigna...

Ngenua - se permette, gradirei dire anch'io qualcosa... Sa, V.Abiss. mi è testimone, una madre è costretta a subire davvero di tutto! Già la gravidanza, di per sé, è  stata un vero inferno! Nove mesi, dico nove lunghi infiniti mesi costretta in un letto...

 E per fortuna che ero a casa di mia mamma. Eh, povera donna, se non ci fosse stata lei! Io e lei, l'una per l'altra, in attesa che questa creatura venisse al mondo!!

I.- Ma, scusi... E perché'? Voglio dire... E suo marito, il papà di Candida?

V.A. - Oh ma che vuole che capisca un uomo! Certe cose vanno curate tra donne. Gli uomini...Bah.

Ngenua - Beh, in effetti lui mi voleva a casa, ma sa mia madre... Si è presa così tanto cura di me che mi sembrava di essere tornata bambina! Che vuole che dica, all'esperienza DETTATA da una madre non si può certo dire di no!
... Comunque, le dicevo, dopo il parto (tre figlie, dico, mica una soltanto) mi sono beccata una vera intossicazione. Insomma la gravidanza e' stata come un avvelenamento... E quando ho allattato... Non ha idea di quanto ho sofferto!

Quanto ho silenziosamente odiato quelle creature! Ma poi il senso di colpa ha prevalso e tutto quell'odio si è trasformato in un infinito amore, un infinito amore incorniciato dal mio sacrificio.
La mia fiorente bellezza di donna perduta per sempre.

Candida, per niente interessata alla esplicita in-gratitudine della madre per il  dono della sua nascita, si guarda nervosamente intorno in cerca del regista. Sta pensando a un modo di attirare la sua attenzione. Vuole proprio tenerglielo lei, quel microfono...

Insomma - riprende lamentosa Ngenua - lei parla di pancia felice, ma ora la mia è un pò raggrinzita, sa? Ha perso tono ed elasticità. Ho cambiato anche l'odore... Non sono più così attraente per nessuno. Le assicuro che non è una bella ricompensa questa!
Si, uno sfigato l'ho trovato... D'altronde sua moglie era proprio una cozza! Una certa Olivina, Olivetta... Vabbè, lui diceva che gli piacevo comunque.

I. - ma scusi, e a casa? Voglio dire: con le figlie, col marito...?
Beh...Ho seguitato a fare "la donna di servizio" a casa (e dove andavo? Mica potevo mettermi a lavorare! Figurarsi... Non lo avevo fatto fino ad allora!). Le figlie lo sapevano, certo: tra donne ci si sostiene, ci si consiglia... Ma lui no. Mica potevo dirlo, sennò poi dove andavo? Però lo aveva capito, e infatti, poi, me lo ha spiattellato in faccia! Capisce? Pure questa umiliazione, dopo tutto quello che ho fatto per lui.

V.A. annuisce con aria grave, rigidamente composta sul suo sedile, mentre Candida cattura lo sguardo del povero regista. Lo osserva, si liscia ostentatamente i capelli e sorride con una espressione di puro trionfo...

Ngenua - Poi è stato il turno della figlia: si, è vero che era maggiorenne, è vero che aveva un lavoro... E' vero che lui le ha dato un fracco di soldi... È vero pure che le ha procurato un posto in cui vivere... Ma l'ha sbattuta fuori di casa per via di un vizietto che aveva ereditato da me e dalla nonna! Ed era convinto pure di aver fatto la mossa giusta! Lui! Ho dovuto parlare con amici e vicini per salvare la faccia, raccontarla a modo mio... Sennò chissà cosa avrebbero pensato.
Ah beh... Comunque le posate d'argento fasullo me le sono prese io, eh, mica cavolo!!

I. - Ehm, capisco... Si forse un pochino... Ma scendiamo in un campo più gradevole... Così alleggeriamo un po' l'aria...Dunque, vi piace cucinare? La vostra dieta. ...

Candida - Signor I. , se non lo avesse capito, io sono una mangiatrice di uomini. Sa, mi piacciono tanto! E poi alcuni sono così teneriii!

Ngenua - Si si, riesce a capirlo? Tutta quella energia... Insomma, ti elettrizza!  Pensi, ne beneficia pure V.Abiss.! Quando c'è  un uomo per casa lei appare più viva, meno smorta,  insomma... Un pò come in questo momento. La osservi.

I. (Preso da una inquietudine forte, muove le gambe come se volesse scappare. Ma il suo ruolo lo tiene incollato al sedile. E forse non è solo quello. Deglutisce e formula la strana domanda) - Mangiatrice? ho l'impressione che il senso sia quasi letterale. Insomma, lei si nutre della loro energia... Solo così la V.A. potrebbe tornare a ringiovanire. Ed è proprio quello che accade, giusto?

V.A. - Certo, mio caro, cosa credeva? Quale siero può tanto? Mi dirà che purtroppo l'effetto svanisce dopo un po'. Il nutrimento si disperde, è evidente, altrimenti sarebbe fantastico. Dove vada a finire non so... Ma in fondo che importa? Io godo del mio... (risata stridula piuttosto agghiacciante).

   Mica è il sangue dei vampiri cinematografici, robetta da educande quella.
Nosferatu, Dracula... Sono missionari di pace a mio confronto.
Il cibo di cui mi nutro è l'anima degli esseri umani.

Un grosso serpente dalle scaglie lucenti scivola rapido attraversando la scena. Indisturbato, percorre sibilando lo spazio vicino ai piedi delle signore, e svanisce nella penombra, in direzione del pubblico.


Candida ora ha un'espressione sinistra. Non è il ragazzo ciò che le interessa davvero, ma il fatto di poter dimostrare alle sue degne maestre che anche lei sa predare. L'esperienza delle vecchie frustrate ha nutrito il sangue di quel bel corpicino, e la sua anima si dirige, con loro, diritta al sepolcro.
   La freschezza della vita sfiorisce nel torpore di un modo assassino.

V.A. osserva fiera la scena.

I. finalmente capisce: ora lui sa che il cerchio si chiude, per non avere mai fine. Come un serpente che si mangia la coda. Quella più triste uccide le altre nel far loro uccidere altri. Dalla madre alla figlia, e da questa alla figlia...E ancora e ancora... Lady Mcbeth, al confronto, è un fiore di campo!
Lui ora sa, ma  avverte una strana tensione... Rivolge lo sguardo di lato, verso quel corpo leggero, sentendo una forza che lo porta con sè...

Candida avvicina prontamente la sedia ed ammicca un sorriso ammaliante, sporgendo le labbra rossissime in una smorfia vezzosa. E davanti all'invito di quei giovani seni perfetti e alle ciglia sapientemente sbattute, l'intervistatore si lascia cadere, incontro all'abisso che la Vecchia ha preparato per lui.

La seduzione è potente e lo lascia indifeso, confuso e distratto... I. non sa più perché è là, seduto vicino a tre figure così somiglianti, che emanano il gelo che da dentro si espande.
Si guarda attorno: sullo sfondo un quadro pieno di simboli arcani, vede il pesante sipario, ed il pubblico. Intanto che la sua coscienza si perde, sfumando nello sguardo impietoso ed altero della giovane Candida.

V.A. - (con voce gracchiante) Tu SEI SUO E SEI MIO...Tu, maschio ottuso e volgare, SEI NOSTRO! E pagherai, caro mio, come tutti gli altri, per quello che sei e che rappresenti. E morirai si, DEVI morire perché' ora lo sai, hai visto l'Abisso che dura da tempo indicibile...

Anche nella sala accade qualcosa di orrendo... Gli uomini guardano scioccati il proprio ventre gonfiarsi,  come se lo sguardo rovente di V.Abiss. li avesse misteriosamente ingravidati. E avvertono all'interno dolori mortali, come causati da morsi di famelici denti di topa. Qualcuno muore...

Ormai è chiaro che tutto è  perduto.
È troppo tardi per tornare indietro.

Alcune Vecchie Crepacce (V.C.), tra il pubblico, provano un orgasmo satanico mentre i loro compari esalano gli ultimi preziosi respiri.

V.A. osserva orgogliosa la scena: urla e lamenti riempiono l'aria già rarefatta, e per pochi incredibili attimi, V.Abiss. sembra tornare Candida ...

Muoiono anche le donne, dalle più giovani alle più tarde... Ed ora anche Ngenua ha la pelle più liscia. 
L'intervistatore crolla, svuotato, al suolo; sulla scena rimangono tre identiche giovani donne... Si tratta sempre di Candida.

Le tre, ormai re-incarnate, si alzano.
Dai loro ombelichi s'intreccia un cordone che le unisce al sottocoda della terribile Cerbera, la latrante cagna dalle tre identiche mortifere teste.
Guidati da Cerbera il quartetto si allontana, già pronto per iniziare nuovi festini.

Sei indistinguibili volti, quelle dell'ossessione possessiva e assassina del richiamo mortale del sesso male vissuto e ancor peggio utilizzato.

Lentamente si chiude il sipario, intessuto di spire che riproducono il ghigno orgoglioso della molteplice unica Candida.

Attraversa di corsa la sala il postino, con la borsa rigonfia di messaggi in consegna... Superstite necessario a mietere nuovi raccolti.


La luce, gradualmente, svanisce.