Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
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venerdì 24 gennaio 2020

2020

1 gennaio, ore 02:11. Sono stesa sul letto, tra le coperte e una serie di cuscini. Il tablet in mano, appunti di studio, una lampada accesa.
E finalmente l'amico silenzio.
Questa non é stata una notte normale, non lo è stata la giornata che l'ha preceduta, né potrà esserlo quella che verrà. Convenzioni, abitudini, tradizioni che si stratificano trasformandosi ogni volta, ad ogni occasione che torna a ripetersi.

 Il calendario ha segnato l'ultima pagina di quelle che definiscono una porzione di tempo. Il nostro tempo, scandito in giorni, in mesi e in anni. Un foglio e poi un altro, e poi un nuovo calendario, con nuove immagini riportare ed altre annotazioni: impegni, eventi, appuntamenti futuri.

Conduciamo le nostre esistenze lasciandone traccia di inchiostro,  per poter poi calcolare quanto tempo é passato. Eh sì, il tempo scorre veloce! Eppure, in certi momenti, sembra non passare mai!
Scivoliamo nei luoghi comuni dimenticando di starlo facendo. Il tempo... Cosa é mai questo tempo? Il tempo che passa, il tempo che non perdona, il tempo che cancella i pensieri.. Il tempo che verrà. Il tempo?
Percorriamo lo spazio del nostro agire, ci spostiamo tra il dire e il fare, connettiamo il pensare al sentire, e affondiamo nelle nostre precipue decisioni, cercando sovente di sorvolare gli errori. Lo facciamo in sequenza, lo facciamo al contempo, insieme con altri e ognuno per sé.

Da oggi peró, a partire da questa notte - finalmente tornata serena - é tutto passato. Si é chiusa una porta là dietro, che ha ingoiato via tutto, archiviato in una scatola grande che é stata già chiusa: l'anno é finito, e ora auguriamoci che il prossimo sia di molto migliore. Perché l'anno passato, già inscatolato, non va più visitato, non va più frequentato: l'etichetta riporta una numerazione scaduta, come il biglietto di una riffa conclusa.
Non sembra più appartenerci.

Nuovo colpo di pistola e nuova partenza. La signorina, al centro della strada, preme il grilletto scuro, e intanto che il colore dei fuochi impazza nel cielo con tutto quel frastuono, volge se stessa in un giro completo, facendo mostra di sé e del suo vivo entusiasmo. La gonna che gonfia intorno alle lunghe gambe tornite, i capelli scomposti nel vento... Si sfiorano i calici, ricolmi di liquore frizzante, e auguri, auguri, che per tutti sia un anno migliore!!

Come se davvero dipendesse da altri, come se una forza maggiore, lí fuori, trascendesse le azioni e le scelte di ognuno, distribuendo fortuna, benessere e felicità secondo capriccio. 
Pagina dopo pagina, calendario dopo calendario.
Musica e fumi di esplosioni vivaci, sorrisi  brillanti tra vesti pregiate e un po' briose... Euforia, euforia, espressioni gioiose e distratte. Festeggiamo, dunque, lasciamoci andare: questa notte una porta si chiude e possiamo ripartire da capo.

Svanisce quel peso  gravoso che ci siamo tirati dietro fin'ora, questa notte lo lasciamo cadere, verrà legittimamente archiviato perché l'anno é ufficialmente concluso. Per tutti, in ogni paese.

Eppure, una volta spogliati da tanto furore, nell'intimità delle nostre dimore, nei nostri indumenti di sempre continueremo a filare le nostre esistenze, quelle di ieri, fino a domani ed oltre ancora. E saremo noi stessi, cosí come abbiamo fatto fin'ora, a tirare via il lembo nella direzione intrapresa.

Apriamo dunque il nuovo libro pulito, ma evitiamo di mentire a noi stessi: la vita si rinnova ad ogni respiro, e il timone lo teniamo noi stessi, in ogni infinitesimo istante: non dobbiamo aspettare la pagina nuova, possiamo spostare lo sguardo anche ora, senza bisogno di spari, di urla e di danze sfrenate. 
Il nuovo anno é in ogni momento.

E dunque, signori, vi porgo i miei più rispettosissimi auguri!






giovedì 25 gennaio 2018

Interludio

Un treno che va, l'asfalto, la sabbia umida che si aggrappa alle scarpe in una ventosa giornata d'inverno.
 Le onde che spazzano ampie la superficie del mare, sotto la benedizione di un cielo libero e azzurro mentre il sole mi scotta la pelle, e I'aria fredda spinge di continuo i capelli sugli occhi.

Cammino e respiro fissando l'acqua, che coi suoi movimenti costanti mi assorbe, calmando le tante emozioni che si annidano insieme, e inducendomi un insopprimibile stato ipnotico.

 Calore, tranquillità e  silenzio.

Poche persone nei paraggi e tante storie tra le parole di chi mi accompagna: la grettezza degli uomini, la loro bontà, e la capacità di sorprendere. Intelligenza, furbizia e sciatteria: siamo fatti di questo, mi chiedo!?

La brezza soffia sfrontata e viene dal mare, spingendomi in questa realtà parallela, dove lo spazio si estende nella zona di calma e diviene silenzio, diventa azzurro e luce del sole.

Acqua e vegetazione, e poi la terra, e  con essa la roccia. 

Residui di memoria cercano un varco tra gli occhi,  ma non sanno riflettersi su queste immagini nuove, che oramai colgo diverse.
 Quelle strade e quei luoghi per me sono estranei: oggi io non so ricordarli, intanto che sto a scansionarli con umore misto, che sa di timore e sorpresa.

La luce del giorno che scema, com'é normale che avvenga, e poi ancora un convoglio, e ancora un altro viaggio che mi conduce nei luoghi di sempre, dove l'aria è meno leggera ed il soffitto meno brillante.

Qui, peró, ritrovo il sorriso amico, e quello sguardo attento che, solo, sa conoscere le stramberie sparpagliate nel mio personalissimo mondo.

Il viaggio, tra l'andare e il tornare, nel passato e nell'oggi, tra i passi curiosi di me, che procedo a mio tempo tra gli altri.