Metti che sei in un isola di poco più di 20 km di lunghezza e 30 di larghezza. E che ti trovi a 4000 km dalla città in cui solitamente vivi, su questo pezzetto di terra e roccia in mezzo alle grosse onde oceaniche, sempre schiaffeggiata dal vento...Qui nemmeno l'idea di cosa sia il sovraffollamento, il traffico, lo smog asfissiante; qui non ci sono squillanti e inopportune sveglie al mattino, a ricordarti le varie tappe che ti scandiscono il giorno; qui non c'é la fila dal benzinaio (ce ne sono due per miracolo), e non devi prendere il ticket per fare i tuoi acquisti.Un ambiente limitato, con pochi abitanti e pochissime risorse.Circondato dall'acqua piú blu che abbia mai visto finora.Metti che é notte e che ti ritrovi su uno sperone di roccia a 6 metri dall'acqua scura, che romba e soffia sotto di te, gonfiando e trascinandosi gravemente sugli scogli sottostanti, e ti stai destreggiando (male, per la verità) con una canna da pesca molto lunga, leggera si, ma comunque di faticosa gestione, intanto che le ventate la spostano e sembrano volertela togliere di mano.Spegni la lampada e osserva.Ti accorgerai che non esiste la notte buia, ma un chiarore diffuso che rende tutto realmente visibile: vedi le pietre, gli oggetti, vedi gli occhi brillanti dei grossi pesci pelagici che navigano lì intorno; vedi la riccia barba spumosa delle onde che si espande quando incontra la costa...E tu sei lì in mezzo al nulla, come direbbero alcuni, ma assolutamente al centro di tutto.Il frastuono del vento e del mare coprono i suoni di chi sta cercando di dirti qualcosa, poco piú indietro, e ti accorgi che il cielo é un pó roseo, nonostante sia giá tarda notte.Il tuo amico ha esultato, e ora si affanna nel portare su un grosso pesce, che lotta per salvare la sua libertá, e con essa la propria vita.Tu non hai pescato un granché, ma non conta: sei dentro lo spettacolo e te la stai godendo alla grande!Poso la canna e mi stendo sul dorso: la roccia é dura e piena di asperità che la rendono tutt'altro che comoda. Ora ho gli occhi diretti verso il cielo e ravviso l'origine di quel chiarore: ci sono miriadi di stelle lassú, sembrano brillanti di vario taglio, cuciti in ordine sparso su un lungo drappo elegante, esteso all'infinito.Lascio penzolare liberamente i miei piedi nel vuoto, mentre guardo lassú, e non ho davvero bisogno di altro. Penso alla cittá da cui sono arrivata, e a quanto sembra lontano da qui quel mio modo di accompagnarmi alla vita.
Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
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venerdì 14 luglio 2017
ESTREMO
venerdì 7 luglio 2017
OGGI AL PONTAO
Un manto compatto di acqua blu, onde possenti che si srotolano fino a svanire, sferzate dal vento, tra nubi scure ed il sole accecante. Una piccola isola galleggia con la sua terra e le polveri rosse in questa onda di vita: sono di nuovo alla ilha do Sal, avvolta dai colori e dalla luce pungente, tra suoni stranieri cui ormai ho fatto l'orecchio.
Porto con me la nomea del turista, lo so e me ne dolgo, ma non posso evitarlo: sono chiara di pelle, ho capelli sottili, indosso vestiti ordinati e puliti, e mi sorprendo davanti a situazioni che, in questo ambiente, sono normali e fin troppo scontate.
Me lo dicono i loro volti, ed il modo in cui si guardano a vicenda mentre sorrido stupita.
Oggi ho trascorso del tempo al pontao, il molo di S.Maria, quello da cui muove la gran parte dei pescatori. Le barche sono ormeggiate a varie distanze, sospese su un velo d'acqua celeste; qui c'è l'unica spiaggia, é lunga e dorata, la principale attrazione per i turisti. In molti vengono a fare il bagno, lunghe e piacevoli camminate, fanno giocare in sicurezza i bambini...
E nonostante il via vai dei motori, l'acqua é sempre cristallina e invitante.
Molti ragazzi si tuffano urlando direttamente dal molo, a sorpresa, anche vestiti. E quando risalgono scrollano quelle teste scure, piene di ricci arruffati, secondo il modo che usano qui, ed è sorprendente vedere i folti capelli che rimangono asciutti, come se l'acqua non potesse arrivare a toccarli.
I pescatori salpano presto al mattino, e per la mezza inizia il graduale rientro: il sole sul dorso e le barche piene di pesce.
L'attracco é da artisti: si avvicinano al molo uno alla volta, la ciurma tiene la barca vicino alla stretta scalinata di ferro, e rapidamente libera il carico: un veloce passaggio di attrezzi, di secchi, zaini e buste con le esche rimaste.
Poi tocca al pescato. In questi giorni arrivano tonni, grossi e sodi, sembrano lí lí per scoppiare, tutti tirati in quella pelle dura. Dalla barca li sollevano e via, li lanciano uno per uno sul molo, oltre le scale, in alto. Ad accoglierli, lo stupore e il compiacimento di molti, nel brulichio di persone: gli amici, i turisti, i curiosi, e chi é lí per affari.
Non c'é il porto qui, e non intendono farlo: questa spiaggia chiama i turisti!
A quel punto tutto corre veloce: si stringono le persone verso il pescato, mentre la ciurma lo sposta sul lato piú sgombro, vicino al bordo, e con secchiate d'acqua marina lo lava e lo rinfresca, intanto che inizia a pulirlo.
Via le interiora, in un secchio; le pinne e la testa sono messe da parte, destinate a chi vuol farne la zuppa. Una bella incisione con la lama affilata ferisce la coda, per consentirne la pesa con il corpo all'in giú.
Il cerchio di persone intorno si stringe: tra gli stranieri che scattano foto e i sorrisi di chi osserva la scena, ci sono coloro che valutano l'acquisto da fare. C'è chi lavora nei ristoranti, le grosse donne dai colori sgargianti che si fanno avanti con le ciotole larghe su cui esporranno il pesce da vedere agli altri, e timidi o furbi acquirenti in attesa.
Ci sono anch'io, in questo vortice umano, frastornata dai suoni e dai colori accesi delle vesti di queste badere, che stringono lunghi affilati coltelli come fossero oggetti qualsiasi, e stanno lí tra la gente, urlandosi una con l'altra, nel loro stridulo idioma, frasi spezzate, combinate a risate o ad espressioni di rabbia.
Tutto è deciso: mani passano soldi, mani ne prendono; carte piegate di vari colori danno valore alla fatica del giorno; vanno e vengono, per svanire nelle tasche di pantaloni strappati e consunti, o negli ampi grembiuli di quelle donne cosí tanto agguerrite.
Ho visto una banconota volare per aria, sospinta dal vento impietoso, rotolare in terra tra le travi di legno consunte, tra i sandali e i piedi di tante persone, fino a bloccarsi sotto il piede di chi l'aveva inseguita annaspando.
Finalmente l'uomo rideva, e con lui gli sbalorditi individui d'intorno.
Duemila scudi: l'equivalente di venti euro. Il prezzo di un tonno da dieci kg.
Il prezzo riconosciuto alla fatica e alla sapienza di chi vive sul mare, muovendo con barche di legno di media e piccola taglia. Il prezzo riconosciuto ad un antico vivente, sottratto al suo mondo di acqua perché la sopravvivenza lo impone.
La scena era ferma, i sorrisi, i volti tirati... Allora mi sono chinata e ho raccolto quel pezzo di carta, e sono stata felice di consegnarlo a colui che lo aveva quasi perduto.
Come le onde oceaniche, la vita sul pontao prende forza, si accalca e si scioglie, spingendo con forte tenacia chiunque sia lí. Una forte corrente di gesti, di suoni e di odori muove scomposta sotto il dominio infuocato del sole, a tratti placato dal vento che, fresco, soffia sempre sul mare.
Io ora mi trovo qui, nella semplicità quotidiana della faticosa esistenza dell'uomo.
venerdì 8 luglio 2016
La Ilha do Sal
E così sono dovuta partire, lasciando quel mare azzurro e quella incredibile quantità di luce.
I saluti all'aeroporto, la stringente morsa allo stomaco, e il freddo corridoio per l'imbarco.
Veloce, silenzioso, solitario.
Qua e là ampi spazi, terrazzamenti sporgenti, e complicati corridoi d'entrata alle onde che, gonfie, salgono rapide e avvolgono tutto, scivolando poi via in un baleno.
Danno corpo a un fragore che, solo, riesce ad amare il mio cuore. E quella veste di schiuma va via, allegra e brillante, lavando via tutto.
Saltano intanto piccoli pesci, prigionieri di breve durata nelle crepe terrene, colme di acqua fresca e di vita.
Fino alla prossima ondata.
Per chi lo attraversa e per chi lo incontra di tanto in tanto, come me.
Sembrano in pace, indifferenti alle brutture del mondo al quale mi tocca tornare.
Ampi spazi desolati, raramente percorsi da umani con sacchi ricolmi di merce poggiati sul capo, il passo allenato: gente che si orienta attraverso percorsi mai neppure segnati.
La mattina e la notte.
La lua, dicono loro.
Una semplicità vivace che fa sana allegria.
Verso la mezza, con il sole che brucia le spalle, le barche rientrano in porto, tra le grida delle donne che attendono di riempire le ceste per gli acquirenti in arrivo: rumori e colori, una sinfonia scomposta di azioni e di sguardi.
Ma la prima cosa che vedo ripensando a quel posto è l'immensa distesa di acqua blu, orientata e spinta da masse d'aria potenti, che si srotola verso la costa in mille direzioni diverse.
Il suo respiro mi parla dei viventi che incontra, sotto, sopra e d'intorno, omaggiati dalla luce abbagliante del giorno e dal lussuoso velo di stelle, numerose e brillanti. Tra loro c'é Marte, il puntino color del rame che arriva subito all'occhio.
Uno spettacolo che va solo vissuto.
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