Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
Visualizzazione post con etichetta amico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta amico. Mostra tutti i post

domenica 12 luglio 2015

Prendere un granchio


Diciamo di prendere un granchio per dire, piuttosto, di aver commesso un errore. Con questa espressione, nel gergo normale, si allude a una certezza tradita, e alla delusa emozione che  tosto ne segue. 

Ma il granchio, perché?

È un animale piccino, che si muove al riparo e corre veloce davanti alle insidie. Si sposta slittando di notte, quando il sole e' lontano e i nemici non posson vederlo. Si traveste dei colori del suolo sul quale saltella, che sia l'oro graffiato del lido o la scura tintura rocciosa, e ha occhietti talmente in allerta che sporgono fuori dal suo corpicino.
Per fuggire e' munito di zampette sottili, che un poco da un lato e un poco dall'altro, rendono obliqua l'andatura veloce.
E' armato soltanto di piccole pinze che, a guisa di manine robuste, trattengono il cibo vicino alla bocca. Si difende con quelle da chi vuole affrontarlo, ma se preso da dietro rimane indifeso.

Insomma? Que pasa?

Tutto inizio' in una barca, così si racconta. Quando butti la lenza nel fondo del mare, se senti tirare, ti aspetti un bel pesce. E quindi ti aggrappi al tuo mulinello e cominci, eccitato, a girare. E la preda combatte, cercando la fuga e spingendoti quindi a provare manovre ...Fin quando non esce dall'acqua, a mostrarsi, il bottino. Ma a volte, a dispetto di chi resta in attesa, sul fondo del mare si aggancia un granchietto. Ha fame anche lui, e l'esca piovuta é un invito per tutti!
Scatta il segnale ed il filo va su. Lui muove e s'agita tutto, e tira e si torce cercando di uscirne. Chi é sopra si aspetta un bel pesce, ma a gioco concluso rimane un pò male.

Questo s'intende con tale espressione: confidare in qualcosa che tale non era!
La storia è carina, ma da me mai vissuta quando ero nel mare..Eh si, che ci vado a pescare!

Ahi, ma di granchi ne ho preso in cuor mio!
E la rabbia poi dopo, e che delusione!

Una volta pensavo di avere un'amica. Era un'allegra ragazza, dallo spirito arguto. Un po' appiccicosa, sia pure, e molto loquace. Però a me piaceva, non so bene perché. Aveva cadenza un pò greve, in netto contrasto con la figura stuccata che spesso esibiva: acconciatura perfetta su un trucco studiato, e accessori adeguati. Ma dentro era allegra, e sparava battute inattese.
Purtroppo il suo corpo era gonfio, di cose non dette e di scelte non fatte. E il peso la  schiacciava per terra. Temeva il potere e l'autorità...E, subendo a tal guisa, perdeva se stessa, ogni giorno un tantino. Chiedeva in silenzio il mio aiuto, e io ci ho provato. Le ho dato un battello per sé, e poi l'ho affiancata. Ma le onde le davano noia e gli scogli le incutevan timore...
Io mi accorgevo e fingevo di no, e con me la portavo nel mare agitato. Guidavo il battello da sola mentre lei, lentamente, ritraeva se stessa.
Così le ho parlato, ma con stupido orgoglio ha mentito. All'amica di fuori, che voleva aiutarla, e a quella di dentro, che perdeva ogni giorno il respiro. Lo specchio ridava un'immagine brutta, di chi dice e non fa. Che teme e che trema, con stupidi freni, ma non vuole lasciarlo vedere. Come il trucco ben fatto su un viso che é pallido e smunto.
E lì l'ho perduta.
 Maggiore la tema e scarso il coraggio, é scesa turbata e davvero confusa, rimasta sul greto a guardare, accusando chi invece la voleva con se'.
L'amico è mutato in nemico, parole di odio a demolire chi resta, assoldando alleati a sminuire il valore di chi muove e vuol fare. Di chi, dopotutto, sa fare, rendendo cocente, pur senza intenzione, il fallimento dell'altro.

Un bel granchio, signori, tirato su con la forza dopo tanto provare: la goccia vivace che avevo intravisto s'é spenta, seccata dal corpo pesante di chi non dice e non fa.
E ieri guardavo quel volto pittato, i capelli piegati nel modo più giusto, e lo sguardo umiliato di chi già lo sa: il granchio è un animale piccino, che si muove al riparo e scappa veloce davanti alle insidie; è armato soltanto di piccole pinze che, a guisa di manine robuste, trattengono il cibo vicino alla bocca.

Coraggio non ha.

Rimane sul fondo del mare o su rocce roventi. A volte ci muore, essiccato dal sole. O viene pescato per sbaglio da chi invece si sforza di prendere un pesce. 







mercoledì 8 luglio 2015

Commiato

E' arrivata la sera col cielo grigio e la schiuma nel mare.  Osservo un pesce vivace che scoda a fior d'acqua, tra la roccia e la sabbia. La superficie increspata di bianco e di azzurro.
Saluto il bel mare che assiste la nota del mio malumore. Che romba e che tuona tra le rocce che ammiro, inoltrandosi svelto in ogni pertugio. Seduta sulle tiepide pietre, respiro il profumo dell'aria, tra i massi e le onde, e contemplo bruniti granchietti sorvolare il terreno con le zampe sottili.
Saluto il tramonto che si cela nell'umore dell'aria, tra le nubi corpose del cielo. E questo vento leggero, che soffia sull'acqua e sul mondo.
Ringrazio i bambini dai capelli arruffati, che mi hanno dato allegria per un pò, giocando coi legni e col nulla, dividendo dolcetti e ceffoni. Sorrisi e risate tra occhiate furtive, occhioni vivaci e  folti riccioli scuri, raccolti in nuvolosi ciuffetti.
Ringrazio la terra dal colore brunito e dal sapore del sale, sferzata dal sole e dal vento, assediata dal mare. Austera nella sua solitudine e nuda nella sua povertà. Primitiva ed estrema. La terra che quasi mi ha ucciso e che mi ha reso la vita.
Mi congedo dai piccoli uccelli, che contrastano il vento violento con veloci saltelli, e balzano in basso senza aprire le ali.
Saluto la gente del posto, indolente e puerile,  che stenta e sorride, vivendo di pesca e di strenuo lavoro. O che vaga nel nulla, a consumare il suo tempo.
Saluto l'incontro casuale che mi ha stretto la mano, ascoltando i miei suoni e offrendomi i suoi. 
Abbraccio  infine l'amico di sempre, che mi sospinge nel mondo con amore gentile.
E mi congedo dal Monte Leone, disteso sul lungo orizzonte, l'arcano custode del tempo.