Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!

mercoledì 12 giugno 2024

12 giugno

 


Fiammelle rosse nel fitto di foglioline verdi, mi carezza la pelle quella fioca luce solare intanto che lascio quel luogo, così brutto e triste, che raggiungevo da sola per tornare da te.

Ora non esco più sola, e qualche anima triste mi ha donato un sorriso, così che questo pallido sole sembra più caldo e più onesto. 

Tornerò e riandrò ancora, sola, tra questi due mondi, traghettata da emozioni alternanti, che si aggiungono di anno in anno. Io che vivo oltre la compagnia del tuo corpo e delle tue espressioni, nell'immersione di un amore che non può finire.


 Buon compleanno, Daniele. 














martedì 12 marzo 2024

Così

 


Undici marzo, un cielo plumbeo e l’aria fresca di una primavera tardiva. Le tartarughe riposano ancora nel buio della terra umida e non si fanno vedere, mentre i gatti del vicinato attraversano ostinati il mattonato che porta al rettangolo verde del mio giardino. Mi affaccio alla finestra e li guardo: corpi cicciotti  ricoperti da colorate pellicce.

Le prime margheritine fanno corona ai piedi del vecchio fico, che sembra un vate, così contorniato, e ha l’aria del buon maestro sotto al cappello contorto di rami nodosi ancora spogli, su cui pennuti di varia misura saltellano rapidi di qua e di là, atterrano e ripartono in una danza sonora, oltre che visiva.

Le stagioni che si rincorrono e si ripetono: i fiori bianchi del pruno e quel ramo di ciliegio ormai spento, che rievoca umori migliori. Accanto al tronco grigio, dietro al muretto di cinta, fa capolino un giovane nespolo. Chi va e chi viene, dando inizio ad un viaggio diverso. Osservo, in transito io stessa tra momenti diversi di una vita in più atti su scenari molteplici.

 Un sorriso mi allarga il cuore e dopo qualche attimo è lì a trafiggerlo. Mi ripeto che lo so già, che le stagioni ritornano, che tutto si ripete, l’amore e il dolore: un respiro dolente e affannato accompagna i miei passi, intanto che i profumi del vento portano via pensieri confusi. I miei e quelli di altri.

Ricopro dei semi con un velo di terra ed estirpo le erbe invadenti. Mi godo il colore dei fiori e distendo i miei passi in lunghi silenziosi percorsi: perdo il conto dei fili che tessono nei giorni la mia curiosa esistenza. Ogni tanto una mano gentile mi afferra, ma poi mi rilascia e scivolo via, di nuovo, nel silenzio che ben mi appartiene.

 Sola tra gli altri.







giovedì 12 ottobre 2023

16 settembre

 

Che caos, con flutti che si espandono da ogni dove, dilagano nella mia anima e intorno alla mia persona. 

Onde che si scontrano sovrapponendosi come tele leggere, come i riccioli lenti della mia chioma. 

Rimango immersa nella spuma frizzante, che solletica e mi confonde. Vivo una gradevole e preoccupante sensazione di spaesamento, conscia del fatto che nulla mi sostiene ad eccezione delle mie gambe, in questo mare senza fondo e senza limiti.

Una sensazione di estraniante libertà, infine.

Cadono i riferimenti, si smontano le convinzioni, svaniscono le certezze: tutto muta di continuo, e si profilano nuove forme possibili, stimolanti e allarmanti ad un tempo.

Torno da un viaggio e non ricordo l'indirizzo di casa: il sogno racconta la mia storia. Quale è il mio indirizzo? Sta cambiando ancora.

Sembra che io non debba tornare più, ma andare avanti ed esplorare. Proprio come fanno certe care bestiole, che zampettano goffamente sul suolo, frugando col muso ogni anfratto, sempre in cerca di altro.

È tempo di esplorazione e  sperimentazione, di incontri ed abbandoni, di sorrisi e sospiri.

Il cielo mi guarda e la terra mi sostiene. Le mie membra scivolano tra le correnti.
Un corpo solo nel flusso infinito. 






 


martedì 10 ottobre 2023

Quiete

 

La montagna possente domina l’azzurro del lago nel quale si specchia da tempo. Le sue cime, un po’ brulle un po’ verdi, si ornano di leggiadri alberelli, ben visibili contro il chiarore del cielo.


L'acqua, mossa lievemente dalla brezza autunnale, brilla dinanzi ai miei occhi, quasi li acceca. Mi ostino commossa a fissarla: sembra uno stradello di luce in una piana celeste, dove, di tanto in tanto, emerge guizzando un bel pesce.

Saltano e ricadono giù, questi viventi, e col peso del corpo lanciano schizzi dovunque.

  Uno scroscio improvviso e poi pluff, di nuovo nel mondo di sotto.

Sorride il mio cuore, in questa calma anelata da giorni e finalmente soggiunta.
Siedo all'ombra di un salice dalle foglie verdi e argentate, e d'intorno suona quella musica lieve che solo in natura si dà.

 Questa è detta silenzio, ma nulla tace realmente: il vento sospinge le fronde e culla i pensieri, le correnti che spostano l'acqua in direzioni contrarie, il gioco di voci tra piccoli e grandi uccelli, i grossi sparvieri dalle ali tese che solcano l'aria... e la danza di tanti colori.

Una solitudine bella, io vivo, in questo angolo sacro.

Brilla l'acqua davanti ai miei occhi rapiti, e respiro un'arietta tiepida e ricca di erbacei profumi.
Siedo tra i sassi e le fronde, contemplo nuvole bianche e rotonde sentendomi a casa, e godendo l'ipnotica danza delle foglie sui rami.

Potrei chiudere gli occhi e dormire, ma quella papera, con la coda all'in su e la testa sott'acqua mi attrae, come un fuso che collega due mondi: quello di sopra, dai rumori invasivi, e quello di sotto, dove tutto va lento.

Ora riemerge e chiama quell'altra, che appare parecchio più oltre: insieme, dopo un botta e risposta, tornano indietro, verso l'ansa da cui sono venute.

Le sento cianciare come comari al mercato, e l'eco degli striduli suoni si espande sul lago, rimbalzando tra le ruvide rocce che fanno da sfondo.

Sorrido e sposto lo sguardo. Sono già lontane, magicamente scivolate sull'acqua.

  Tutto appare e scompare, cedendo il passo al prossimo arrivo. 

Succede così, non sembra normale ma invece lo è. Così accade ai pensieri e alle decisioni più serie, così accade alla vita.

Viviamo in un sogno da cui ogni tanto emergiamo per andare e tornare ancora più volte. Di sopra e di sotto, come il becco di quel bell’animale.

 Immagini nuove e inattese sequenze. Fintanto che è possibile farlo...






 

 

giovedì 5 ottobre 2023

Natura

  

La vespa gigante fa tanto rumore,

si sposta scattando e mette timore. 

 

La osservo e mi sposto, ma lei segue me,

 meglio starebbe davvero lontana da me.

 

Mi barrico in casa per vedere che fa,

ma dalla vetrata lontana non sta.

 

Affievolisco le luci perché vada via,

ma niente che serva: con me in compagnia.

 

Pensa e ripensa

Alla fine decido: scosto la tenda e la sfido a duello. 

 

Mi armo di straccio e con grande ardimento,

 la inseguo colpendo dovunque riesco.

 

Si stanca alla fine di esser scacciata

 e con forte ronzare al fine s’è data.

 

Sorrido oramai che l'intruso non c'è,

 e canticchio di gioia un pepperepè. 

 

Mi piace guardare il mondo che gira

 ammirando con calma ogni vivente che arriva.

 

A volte però un pungiglione minaccia,

e tocca evitare la brutta storiaccia.

 

Ognuno si cura dei propri interessi,

e non sempre coi miei sono proprio gli stessi, 

pertanto mi accingo a guardarmi le spalle,

 intanto che vado e mi godo la valle.

 







lunedì 25 settembre 2023

Autunno

 

 

La pioggerella leggera scende rimbalzando sulle foglie rigide del fico, all'entrata, e cade giù sul mattonato, rendendolo scuro e lucido. 

L'ombra della notte appare più cupa, ma la gentilezza argentina di questa musica distende l'umore. Che stasera è triste e riflessivo.


Si conferma il vecchio detto, per il quale è vietato gettare perle ai porci: un modo pittoresco di invitare alla cautela durante il miracolo del dono.

Verificare, prima, è necessario. Riuscirci, almeno, per davvero.

Noi diamo nel piacere, concediamo col nostro una parte di noi stessi, e lo facciamo nel godimento dell’incontro; nella condivisione amiamo ed eleviamo – noi e gli altri – in una dimensione altra che sa di gioia e intimità. 

Può accadere però, con l’andare degli eventi, che quel momento, quel toccarsi di anime assuma un significato differente, come una forma che, illuminata altrimenti, rivela curve brutte e inattese, non precedentemente colte.

La mensa, allora, non nutre più, e forse un po' disgusta. 

Inizialmente il dubbio, l’incapacità di convenire con il nuovo scenario, intanto che l’amarezza si estende, gradualmente, come una pozza d’olio denso sul selciato. 

Accelera il ritmo dell'acqua leggera, lì fuori, e l’oscurità si fa più grave fino ad estendersi tra queste mura che mi accolgono con il calore di un nido e di una culla protetta.

  Pensieri noti e già affrontati, lunghi discorsi sullo spazio e sul tempo in una vita che ne accoglie infinite, in un presente mai concluso e mai iniziato: esistenze a confronto, si sfiorano a volte senza toccarsi davvero; caleidoscopio di emozioni e di percorsi che rendono a volte l’illusione dell’incontro.

Vediamo senza cogliere, leggendo parole che suscitano, in altri, mondi opposti.

Estranei tra diversi: viviamo questo, senza poter ascoltare, nel nostro essere finitamente umani? 





 

lunedì 6 febbraio 2023

EDEN


Ho visto un tronco torcersi e sfuggire dall'assedio impietoso dei bambù, in un bosco fitto di piante nervose e ben strutturate: nonostante la stretta si è alzato e si è piegato spingendosi fuori, guadagnando la luce e l'aria. Sembrava un individuo braccato, senza respiro, in fuga, alla disperata ricerca della sua libertà: un’immagine forte che si è impressa nella mia mente… Forse ha evocato un'esperienza vissuta.

Bambù: verghe robuste e flessibili dirette in alto, verso il cielo, con tracotanza e irruenza. Gambi lunghi e nervosi che spuntano dal suolo in ordine sparso, strettamente vicini, quasi un’armata antica e obbediente, a creare insieme una nube ombrosa che sembra invincibile. Ne guardo le basi e mi accorgo della presenza di tante piccole fitte funi chiare che ne circondano i fusti, come un gonnellino hawaiano, e scendono al suolo, radicandovisi in un tuffo diretto, esplorativo, fino a sparire alla vista.

Indietreggio un pochino e mi si para dinanzi una compatta macchia di verde che corre verso il cielo e fa da sipario tra una terra e l'altra, partorendo umida ombra al suolo, dove minuscoli animali si muovono lesti e funghi dai colori autunnali si mimetizzano ovunque. Seguo l’orizzonte con lo sguardo: un bosco e poi uno più chiaro, più giallo… forse è solo più vecchio. Le fronde leggere, sottili, come la chioma di cavalli in corsa, spostate dal vento con inebriante semplicità. Proseguo, saltando su per il pendio, la terra bagnata si attacca alle suole e il mio equilibrio un po’ viene meno. Rose sfiorite e tronchi scarlatti dalla scorza robusta e macchiata, foglie enormi e dure, e ciuffi vaporosi e leggeri. Tutto quel verde mi incanta.

Da un lato un cartello invita chi legge a lasciare in terra elementi caduchi, a non portar via nemmeno le foglie seccate, mentre un altro rammenta con fare pignolo che camminare vicino alle piante può disturbarne la crescita. 

Vita dovunque, brulicante e attiva, che richiede rispetto. Corsi d'acqua e antiche fontane, residui di statue coperte di muschio, e passeggeri silenziosi che fanno capolino ogni tanto. Timorosi, rispettosi, e affascinati. Come me, che mi lancio in avanti a guardare, attratta da un richiamo che sa di arcano e potente. La voce amica invoca il mio nome, da dietro il mio corpo, e in un attimo la mano non vista si stringe alla mia, ed esonda il piacere che mi ha invasa. In un respiro profondo avverto la linfa che scorre, come in un tronco. Sono rapita da sentimenti di sorpresa e pienezza.

 L’estasi è questa?
Mi sento felice e lo dico, circondata dalla vita che si mostra, sussurra, si muove e respira. Alberi antichi nel loro mondo umido, mostrano le proprie fatiche, recano i segni di lotte vissute nello sforzo di arrivare alla luce, e si uniscono con altri elementi in quelli che paiono appassionati abbracci amorosi.

Rami intrecciati che si ergono come dita protese verso il cielo grigio, e chiome spennate che sembrano ridervi sopra a dispetto. Vedo ferite protette dalle nodose cortecce, e l'andamento cadente di certe ramaglie, avvinghiate e confuse tra loro, gravare insieme verso lo scuro terreno. Si espongono, a breve distanza, zone d'ombra e di luce, tra un passo che muovo ed un altro.

Parla di sé, questo mondo, e ci dice ciò che riusciamo a vedere attraverso il dono dei suoni, i colori e gli spazi...