Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
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giovedì 15 dicembre 2022

Armonia

 



La pioggerella scende gentile, il ticchettio sul selciato, affonda sul prato, e solletica l’olfatto insonnolito. È notte, in questa casa silenziosa e accogliente, accompagnata dalla luce azzurra che fa capolino dai vetri aperti, nella stanza in cui riposo. Il corpo pigramente disteso, la mente all'erta, si estende oltre l'ambiente e la nebbia, oltre il cielo, che mi copre a protezione del mondo in cui agisco. 

Là fuori fischiano animali notturni, protetti dal buio e dalle fronde smosse dal vento e dall'acqua, redarguite, così pare, dal brontolio delle nubi che scivolano svelte, rincorrendosi indifferenti a quanto accade quaggiù.

Sono in ascolto, i miei sensi accesi, e con animo incerto rivivo momenti della giornata trascorsa: volti amici, sorrisi spontanei e tensioni male occultate. Le loro e le mie.

 La percezione del corpo che si muove nell'aria, il ritmo dei passi, e lo sforzo nel raggiungere un punto, una idea. Il tentativo di trasmettere immagini attraverso la mente e le azioni.
Lo sguardo dell'anima e quello del corpo si uniscono in una danza complessa, tra presente e passato, dal cielo diurno a questa notte ovattata, percorsa dai suoni che amo. 

I rami del fico antico, davanti alla porta di casa, si tendono liberi verso l'alto, sembra che pregano, a ringraziare il cielo per tutta quest’acqua che scende e va giù, a nutrire le radici nodose, dalle quali escono rami ulteriori, nuovi individui di una esistenza comune.

 Pioggerella gentile, tra le fronde e la terra, sospinta dal vento festoso e potente, entri nei miei pensieri, e decori di gioia le mie sensazioni. Sono qui che vivo, io che un giorno credevo di non esserci più, di non esserci forse mai stata.

 Respiro e mi sento le membra, e mi accorgo di quanto mi tocca d'intorno, come l'acqua del mare che carezza la pelle del corpo che vi nuota dentro, che si muove con lei. Una notte indivisa dal giorno e dai giorni passati e a venire, e dalle mille notti che ancora verranno, con i loro doni, preziosi barlumi di una luce delicata e continua, che vuole essere colta e che pure, a volte, sembra ritrarsi. 

Mi giro su un fianco per udire quel coro da un’angolazione diversa: l'acqua ora scende più intensa, sembra una giovane donna che domina il suolo incedendo con vesti fruscianti, attirando su di sé l'attenzione di molti.

La magia di un opale luminescente, di un affilato cristallo dalle insolite forme e dai colori brillanti, rintanato nella grigia e monotona scorza di un semplice sasso: è sufficiente osservare, basterebbe ascoltare, allungare le dita e fare silenzio, per cogliere il respiro del mondo. Le gocce infinite scendono in terra più intense, come un applauso a queste mie riflessioni per lo spettacolo grande della nostra esistenza.

La storia si fa col presente, recando con sé le radici di un sogno comune, vissuto da ogni piccola e unica forza: la nostra coscienza e la forza del mondo. Miriadi di fili preziosi intessuti tra loro in sorprendente armonia. 







 

mercoledì 12 ottobre 2022

Tra cielo e terra

 

Un volto scolpito nella pietra, consumato nel tempo. La lunga barba che scende morbida lungo la linea del mento. Sullo sfondo il cielo e l’aria frizzante di un autunno lento. Un pomeriggio di libertà che decido di vivere vicino a persone care. Me lo devo, e colgo l’occasione capitata: decido di accostare doveri - la noia e la burocrazia – a piaceri, così colgo la palla al balzo. 

In effetti è una grossa palla di pietra bianca, quell’oggetto ipnotico che il volto liso di pietra, lassù, sta fissando. Da chissà quanto tempo.

Occhi vuoti, spalancati tra cielo e terra,

in un universo fermo e antico che è presente qui, ancora, tra noi. E sembra non interessarsene.

 Questa situazione mi attrae, mi affascina, e scatto una foto così, quasi di nascosto, timidamente, con un certo pudore… ci penserò dopo, scaverò nei percorsi dei miei neuroni e cercherò di capire perché.

Ora sono lì, di nuovo, che osservo questa immagine, che sento amica, tra un biscotto e una sorsata di tè. È una scena che mi ispira serenità, anche allegria. 

Saranno quei folti baffoni, rassicuranti e robusti, che troneggiano su una barba quasi fluida, riccia, che scivola in basso come un torrentino vivace sul suo letto di pietra, o forse quelle orbite spalancate verso l’alto, comodamente sovrastate dall’arco sopracciliare, che le protegge come un grosso muro. 

L’ampia fronte ispira saggezza, contornata da una capigliatura ariosa e mossa, che chiude il volto come un quadro armonioso. La grande testa sembra emergere da un giaciglio appena accennato, fatto di pietra grezza.

Lo osservo e mi viene in mente il modo in cui dormo, immersa nelle coltri, dalle quali emerge solo la testa. 

Mi piace osservare l’ambiente, quando mi sveglio – accade più volte durante la notte -, illuminato dalla luce del cielo, che cambia col trascorrere delle ore e dei minuti. Prima più lentamente, poi, la mattina presto, sempre più celere. Il chiarore notturno si spalanca in un bianco lucente, si tinge rapidamente di arancio, fino ad accendersi di vita viva nelle giornate estive.

I vetri, aperti anche in inverno, lasciano entrare un’arietta fresca che sa di buono, donandomi i profumi dell’erba e degli alberi, e carezza i miei pensieri al ritmo della loro danza mentre ondeggiano nel vento.

A completare il miracolo gli uccelli notturni, coi loro fischi e richiami, delicati e striduli, sussurrano e dialogano insistentemente tra loro. Io li ascolto con stupore, meravigliandomi e sorridendo, innamorata di un mondo precluso a chi vive in città.

Ha ragione il mio amico, quando dice ridendo che il mio tetto è il cielo, e le pareti la foresta…

 Ieri una grossa e tonda luna piena splendeva nel cielo, diffondendo nella stanza un candore accogliente.  A pensarci, era come quel globo pesante, osservato da sempre e per sempre dalla facciona gentile: tondeggiante, impreciso, che sembra morbido, un po' squagliato, nonostante sia fatto di pietra. Forse, però, non lo è l’anima che lo ha scolpito.

Sorrido, non posso farne a meno. Viaggia il pensiero tra passato e presente, e va ad un futuro ipotetico in cui, ancora, il saggio dormiente sarà lì, nel suo angolo, sopra il paesaggio e tra le nuvole chiare, a dialogare con il suo globo.