Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
Visualizzazione post con etichetta erba. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta erba. Mostra tutti i post

martedì 23 febbraio 2021

CON MONDO

 Oggi mi sento un po’ strana, uggiosa come questa giornata, con i pensieri che indossano l’argento del cielo e mi trascinano via in una dolce evasione.

Gennaio e l’aria frizzante, portata ad ondate da un vento impietoso. Ho le mani gelate, le apro e le chiudo più volte, con lo sguardo rivolto all’esterno.

E mi perdo nel verde brillante del giardino silente, in questa mattina tranquilla che scorre così lentamente, e i pensieri vanno e vengono, inquieti, tra gli eventi rumorosi che stanno invadendo i miei giorni.

Fili di erba, tanti da sembrare un fitto tappeto, ornati da capolini rosati, concentrati in prossimità del muretto. Come me, anche loro hanno necessità di riparo, attendono che i flebili raggi del sole rimbalzino su quei mattoncini grigiastri e donino loro una delicata carezza.

Silenzio e lentezza, le mani agganciate intorno al bicchiere bollente che profuma di tiglio e di miele.

Mi vedo così, fatta di fibra, ben radicata nel suolo, sospinta dal vento che fischia, di qua e di là, e mi lascio cullare senza timori perché là sotto la terra mi tiene. Vicino, uno stuolo di amici che, al pari di me, si tengono stretti a quel terreno bagnato di pioggia, e intrecciano legami sottili ma forti.

La luce dovunque là sopra, e qualche foglia leggera che pian piano vien giù, ondeggia con calma fino a posarsi tra noi.

Ci attraversano passi di ogni misura, pesanti e sornioni, lesti e sinuosi, di corpi che annusano l’aria e la terra, e chi ogni tanto si ferma in silenzio ed ascolta, chissà in attesa di cosa.

Gocce di umore notturno rimangono impigliate su noi la mattina e per buona parte del giorno, mentre il cielo rischiara e le nubi proseguono, ignare, i loro percorsi.

Un amico comune ci spinge, invisibile e forte, ma nemmeno la sua voce potente riesce a turbarci: noi restiamo quaggiù, esili strumenti di unione tra mondi apparentemente discosti.

La terra protegge con forza la mia posizione, e allora io danzo nel vento, in onore alla luce che mi dà nutrimento, in compagnia di quei piccoli esseri che percorrono strade invisibili vicino e sopra il mio capo.

Piccoli steli piegati dal vento, radicati nel suolo con deboli funi, irrigiditi dal gelo, gravati dall’acqua piovana, calpestati da pellegrini inattesi. Comunque infiniti, nello spazio altrettanto infinito. Separati tra loro là fuori, ma radicalmente vicini ed uniti.

Insieme: la forza nel modo.






venerdì 13 dicembre 2019

A casa

Vedo un camion sgangherato procedere lentamente su di un percorso di campagna.
 L'erba é verde, e il terreno impervio, le grosse ruote incedono costanti sul terreno, portando oltre quel metallico bestione dall'aspetto superato. Roba di altri tempi e di altri luoghi, ma nel pieno delle sue funzioni. 
Il rimorchio può contenere prodotti agricoli, e può tenerne molti.

 Oggi mi vedo cosi: fuori moda, probabilmente, un pó vintage, funzionale e chiaramente orientata.
I miei passi sulla terra e un altro giro di ruote.

Cammino sotto al sole mentre cerco la cicoria nuova, che mi toccherà nettare con pazienza immergendola nell'acqua fredda più e più volte. Ma poi, alla fine, che sapore!
Un uomo in lá con gli anni mi sorride, un pó curvo nel suo corpo stanco, con l'aspetto burbero di sempre, ma solo per scherzare. 
Aspetterà che lo abbracci, e si illuminerà con le mie risate.

 E' lì che mi aspetta, mentre finge di essere distratto. E allora giochiamo per un pó, raccontandoci aneddoti e fingendo di rimproverarci a vicenda per una cosa o per l'altra, fino a quando si fa una cert'ora e via, ognuno per sé fino al prossimo incontro.
Quest'uomo ha degli orti fantastici, corsie dai colori alternati sempre ricche di verdure attraenti, carnose e vivaci. 
Nessuna serra, nessuna aggiunta: il duro lavoro di una famiglia allargata e di pochi collaboratori nei campi.
 Arrivo e mi si spalanca lo sguardo, inizio a chiedere e a guardare, indico e mi sorprendo, come una bimbetta stupita. 
Mi piace quel mondo! 

E in modo paziente quell'uomo, che é diventato in cosí poco tempo mio amico, accoglie il mio fiato, sorride alle mie reazioni, fa mostra di sopportare a fatica, e infine cede e mi descrive le sue attività, i prodotti che vedo, i problemi intercorsi; mi racconta dei camion che arrivano al mattino a portar via i pancali che vedo arrivare in sequenza. 

Le foglie e la terra, broccoli e verze, patate, cipolle, collane di rossi cornetti piccanti...Tutti i preziosi di questa stagione. Colori verdi e viola, colori rossi e bluastri. 

Friccica il freddo del mattino, intanto che il vento spazza via quelle poche nubi nel cielo, e un drappo di storni dispettosi disegnano nell'aria mutevoli quadri viventi. Li guardo e invito anche gli altri con me. 
Mi accorgo di averli tutti coinvolti: quattro persone col viso rivolto all' in su, davanti a quel magico movimento continuo, fluido e disarmante. 


La natura mi accoglie e io l'abbraccio felice: mi sento a casa, mi sento viva. 
Finalmente mi sento umana.