Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
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domenica 14 agosto 2016

Di madre in figlia



Donne che indossano abiti succinti, donne coperte da un velo scuro, donne dai capelli rasati... Donne che provocano e che subiscono, che si adeguano o lottano, donne che hanno smesso di farlo. 
Donne mutilate che impongono la stessa sorte alla loro figlie, in nome di una religione che non è nata con quello scopo violento.

Sono una donna anch'io. Che provoca, che lotta, che subisce.
E che a volte si sente impotente.

Sono stata cresciuta da una donna, che ripeteva sempre lo stesso mantra: prima gli altri, poi te. Tu devi restare nel buio, servire gli altri e renderli felici.
Infatti, in piena coerenza, lei non era felice. Questa storia non mi ha mai convinta, così ho  preso un'altra strada, quella orientata allo sforzo congiunto verso la realizzazione del bene comune. E della felicità condivisa.

Anche in nome di una sola idea la persone si uccidono, si torturano, si odiano.
E per sfuggire al dolore lo diffondono intorno, perché appaia meno evidente la differenza con ciò che dolore non è. 

Ogni anno muoiono bambine e donne che hanno subito mutilazioni genitali.  Ogni anno le stesse donne che le hanno ricevute le infliggono alle loro figlie, perpetrando un misfatto che la stessa Unione Africana ha condannato.
La mentalità - lo sento ripetere ovunque - lo sappiamo bene, è difficile da cambiare!

  Io non capisco. 

Se un bambino si brucia toccando un oggetto bollente non inviterà certo altri suoi simili a ripetere l'azione. Semmai cercherà di evitarne la ripetizione. A meno che non abbia voglia di ferire qualcuno. Qualcuno che lo ha messo nella condizione di farsi del male.

Vien da pensare che queste donne vivono una condizione tanto misera da non tollerare nemmeno il proprio ruolo di madre. Vivono forse una tale restrizione di esistenza da considerare lo splendido dono della maternità come un aggravio ulteriore e, forse, senza nemmeno rendersene ben conto, puniscono chi, senza alcuna colpa diretta, conferma il terribile ruolo di donna-contenitore, infliggendo anche a chi esce dal loro ventre un marchio di fabbrica: tu come me. E tua figlia dopo di te.

Le convinzioni son dure da cambiare, soprattutto se nate nel dolore e nella frustrazione.

Alzatevi, donne, e gridate la vostra rabbia, nutritela con la vostra sofferenza, e fuggite l'ignominia.

Che la violenza non alimenti, giustificandola, altra violenza, ma serva per comprendere che è tempo di cambiare strada.





martedì 8 marzo 2016

08 marzo 2016


E arriva l'8 marzo, inevitabile appuntamento con fiori minuti, polemiche e luoghi comuni.

Uomini che fanno gli auguri alle donne (ma auguri per cosa?), donne che si scambiano baci e rametti di mimosa comprati tristemente al semaforo o strappati da qualche pianta qua e là.

E poi le femministe e le antifemministe, e chi, nauseato, rifiuta di toccare l'agomento.

Le vetrine delle pasticcerie ostentano torte rotonde e biscottini gialli, tutti zucchero, panna e coloranti... Una vera botta di vita, l'8 marzo!

Ma non è ancora passato di moda?

Nemmeno quest'anno, in cui la mitezza del clima ha favorito l'anticipata fioritura degli alberi dalla bionda chioma, liberando nell'aria - senza alcun rischio- il dolce richiamo all'abuso, quei rami più bassi malamente strappati... Bellezza vitale recisa per qualche ora di ravvicinata ammirazione contemplativa (?), per qualche distratta annusata da chi vive quel rito con stanchezza annoiata...?

   Andiamo, gente, l'albero che fiorisce vicino alla mia abitazione è già lasso!! Il suo biondo cappello è brunito, le belle palline giallette ormai svaporate. Anche l'odore non è più affascinante, non accoglie più il mio rientro serale con fresca allegria. Mica vorrete donare qualcosa ormai privo di linfa per fare bella figura??

E poi... Ma sapete perchè recitate quel gesto ogni anno? Perchè in quella data?

Se lo chiedete a voi stessi o ai vostri compari, la risposta più comune che potrete ottenere è di gran lunga la più banale: un giorno speciale (ovvero un giorno scelto a caso, uno come un altro, in sintesi) vi sentirete dire, nato per ricordare che le donne hanno il diritto di essere rispettate!
 Un pò come la festa della mamma, quella del papà... Quella degli innamorati, insomma!

Si, appunto... Una festa commerciale, istituita per vendere fiori, cioccolatini e torte rotonde a forma di fiore...

Ma la storia parte da lontano, e ha la veste a stelle e strisce dei cugini americani. Eh già, questi americani... Sempre i primi, e sempre i migliori!

Agli inizi del 900, in America appunto, fu dedicata una giornata ad una manifestazione in favore del diritto del voto politico delle donne, e fu fissata nell'ultima domenica di febbraio.
  Rapidamente l'iniziativa venne imitata in tutta Europa, e ripetuta annualmente per un pò, in date diverse per ogni paese.

E allora, perchè l'8 marzo? E perchè le mimose? Si tratta di un bel fiore, certo...

Russia, 8 marzo 1917: ecco la data che sancisce l'inizio ufficiale della rivoluzione (la Rivoluzione Russa di febbraio, per la precisione).

 In quella data un corteo di donne coraggiose sfilò per chiedere la fine della guerra. Un corteo che  richiamò altre azioni simili da parte di donne forti e temerarie, amanti della vita e stanche dell'orrore.
             E signori, in quegli anni, in Russia, non è che le donne vivessero in condizioni di agiata libertà intellettuale e operativa! Avete mica letto un pò di letteratura del luogo, per caso?

Così, in seguito, la Seconda Conferenza delle donne comuniste - siamo nel 1921, a quattro anni dagli eventi descritti- fissò l'8 marzo come "giornata internazionale dedicata alla donna operaia"...Giornata che ogni paese comunista era tenuto a celebrare (in Italia la data fu spostata, chissà perchè, alla prima domenica successiva, il giorno 12).

 Ma si trattava di una festa comunista, pertanto l'Italia non le diede importanza per tutto il famoso "Ventennio"... Finchè, nel 46, le signore filocomuniste non tornarono a farsi sentire, coi loro slogan e la loro voglia di esserci.

E soprattutto, con i primi voti che le donne poterono esprimere in politica.

Nel 77, poi, quando la sottoscritta aveva da poco compiuto i 4 anni, le Nazioni Unite promossero la celebrazione della ricorrenza della ormai definita Festa della Donna presso tutti gli stati membri.

La natura del fiore prescelto a simboleggiare ed adornare l'evento rispecchiava l'originale spirito comunista, trattandosi di un  fiore campagnolo, facile da trovare e, quindi, di poco costo... Accessibile a tutti.

A me piaceva quel giorno, quando ero piccola. Mio padre portava un fascio di fiori gialli alla moglie, e sempre un rametto per me. Mi faceva sentire importante.
Quanto al significato di quel dono... Non lo conoscevo e nemmeno mi importava. In casa, la politica, non era argomento di conversazione. Tanto meno con una bimbetta educata secondo i dettami di una decaduta e surreale aristocrazia di altri tempi.

Sono cresciuta e ho iniziato a fare domande, a riflettere, a elucubrare, a discutere... E quella data ha iniziato a provocare in me un forte senso di disagio e di rabbia: donne orgogliose di veder dedicato loro uno spazio di 24 ore ogni anno, 24 ore in un anno per esser riconosciute come esseri viventi di pari diritto con i compari dell'altro sesso.

Ma dico...Le donne russe, nel 1909, non vi hanno insegnato nulla?

Loro non ricevevano pallini di polline, come riconoscimento della loro forza e del loro valore, della loro pretesa di esistere...Loro ricevevano pallini di piombo!!

Tutto si perde, si dimentica e si confonde... Assumendo le odiose quanto inevitabili invadenti connotazioni commerciali...
Quante donne, annusando il rametto giallino che tengono in mano, ne conoscono il richiamo storico?
Si limitano a dire, cinguettando allegre e festose, che è proprio un bel giorno, quello in cui si riconosce al gentil sesso il permesso di esistere come persone...

Uno spazio di 24 ore l'anno, durante il quale poter liberamente uscire solo tra donne (quale legge lo vieta negli altri giorni dell'anno, francamente mi sfugge), e abbandonarsi, finalmente in libertà, legalmente, a frenetici quanto rari piaceri lussuriosi.

 E pensare che le donne dell'antica Grecia utilizzavano uno spazio molto ma molto più esteso delle 24 ore suddette, in onore di sè, della vita e della divinità bacchica...Come dire: con la benedizione del cielo e per grazia divina!!

E le donne di oggi, davanti a quel fiore, ricevendo gli auguri, sorridono e parlano usando espressioni e parole curiose per dire che si, finalmente, si vive l'emancipazione.


Roma, 08 marzo, 2016