Il Mio Blog non vuole essere un monologo, ma un invito all'incontro: pertanto sono graditi i commenti e il succedersi degli scambi che ne conseguono.
Buona lettura!
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domenica 11 febbraio 2018

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Di recente mi confronto con una sensazione curiosa, legata ad un fenomeno che va diffondendosi sempre di più nella vita di chi incontro, ed anche ormai nella mia. 

Si tratta di un modo di interazione e di dialogo con gli altri che si espande sornione e indisturbato negli spazi più tranquilli del tempo personale, fino ad occuparne arrogantemente una parte. 
  Ora, sia pure in un modo simpatico, ma sempre di occupazione si tratta: un fenomeno che riduce lo spazio personale, e lo fa avanzando per gradi, rosicchiandolo via via discretamente. 

È solo un gioco, un passatempo, coinvolge e intrattiene; è carino rispondere e forse poco educato non farlo.... Insomma, rallegra l'umore!
 Ma poi accade per uno, accade per due, accade per n volte con le n provocazioni notificate... Fino a che non ti accorgi che hai trascorso un bel po' di tempo a sorridere e digitare davanti ad uno schermo senza aver davvero fatto un accidente! 

Tempo consumato, esistenza bypassata...E per cosa? Ti accorgi che "si é fatto tardi", e ti rimane poca disponibilità per portare avanti attività che erano nei tuoi progetti iniziali.
 Sembra un discorso da bacchettoni, ma a ben pensarci proprio non lo é.

Viviamo nell'epoca dei social media, delle condivisioni, delle pubblicazioni, delle snapchat, della partecipazione attiva - sincronica o meno - estesa sia pure per km e km.
Questo lo sappiamo, ce lo ripetono gli influencer, lo scrivono i blogger, lo condividono in molti... E gira che ti rigira, di click in click, capita che per caso scopri la pubblicazione di un tuo vecchio post su un sito di giornalismo partecipativo che non hai mai sentito nominare; lo trovi rispettosamente corredato dalla tua firma, per carità, dalle immagini inserite in prima pubblicazione, ed anche commentato da due sconosciuti lettori d'occasione.

Cosí mi trovo davanti allo schermo in silenzio, gradisco il tributo, e rimugino sorpresa...

Benvenuti nell'era della condivisione!

Siamo in rete, la usiamo e ne siamo usati ... Sembra che ormai questo assunto - nonostante le riflessioni, le note di allarme e i sabotaggi variabili - sia stato comunemente accettato e in qualche modo assorbito.

Ma in rete ci siamo dentro da sempre, potrebbe obbiettare giustamente qualcuno: solo gli asceti - forse nemmeno loro, dopotutto - rimangono davvero isolati in un mondo come il nostro, un mondo che non consente il silenzio. Siamo già sempre con altri e con altro, inseriti in dinamiche più o meno complesse con vari modi di vita.

Il silenzio davvero non c'è: impattiamo continuamente energia sotto forme diverse, e interagiamo con essa spesso senza nemmeno davvero pensarci.

Quindi é così: immersi, e a volte purtroppo sommersi, in un continuum di dati e informazioni in movimento. Non c'è stasi, non c'è riposo... Informazioni che agiscono in noi e ci spingono a fare altrettanto su altro e su altri. 

Siamo e facciamo: vivendo.

Oggi questa rete si rende visibile in veste di web, conducendo elementi in ambienti e in orari finora impensati. I social ne costituiscono un ottimo esempio. 
Ogni individuo munito di smartphone oggi può gratuitamente disporre di strumenti di aggregazione in cui rintracciare persone, metterne in connessione, coinvolgerle in racconti animati, che siano filmati o fotografie personali - originari e alterati - o articoli, magari linkati da altri ambienti a portata di click.

In un attimo e' fatta: qualche sfregamento sul desk e ho messo insieme un po' di persone per uno scopo preciso - o anche confuso, in effetti. Lo scopo primario é di averli a portata di mano, proprio quelli, tutti insieme, in qualsiasi momento del giorno o della notte.

Lo faccio perché è possibile farlo. Lo faccio ed altri lo fanno con me.

Cosí mi trovo a sorridere davanti all'ulteriore notifica che allerta sulla mia avvenuta inclusione in un gruppo di nuova creazione.
É un gioco, vediamo com'é...

Da un po' sono stata inserita in una compagnia molto attiva: un flusso ininterrotto di botta e risposta, citazioni, condivisioni, foto e filmati... Sono persone allegre, cui piace scherzare e si punzecchiano di continuo, utilizzando molta ironia. 
Così, nonostante la riluttanza iniziale, non ho chiuso il canale.

Ma questo fiume continuo di azioni va a sommarsi a quella dei gruppi di lavoro e alle comunicazioni private cui sono connessa.

Se è vero - e lo è - che in ogni insieme, per naturale processo, si diramano altri canali, vuoi per via di legami più stretti, connubi speciali e scopi precipui, nel mondo dei social avviene lo stesso: spesso il gruppo formato si arricchisce di mini unità date dall'unione di alcune sue parti, che come frange di un liscio tessuto ne espandono il corpo in direzioni diverse.

L'interazione multimediale rende questi strumenti attrattivi, accattivanti, utili e divertenti. É proprio a questo che si deve il loro largo successo. 
Ma la loro estensione può diventare ingombrante.

 Quando lo svago si muta in rumore e diviene fastidio, quando si fa percepire come impegno pesante, inizi a guardare con aria crucciata quel gioco.
E rifletti dicendo a te stesso che non è cosí divertente, che sta modificando il tuo spazio, che sta prendendo il comando: una cosa sbagliata.

Alla fin fine che cosa rimane? Un sorriso, uno scherzo, uno scambio di giochi tra persone che in certi casi nemmeno conosci... E cos'altro?

Il tempo trascina il tappeto di terra da sotto i calzari, obbligando i nostri passi a rispettarne la corsa: ci piace camminare con altri, ma a volte dimentichiamo che ognuno ha il suo modo, e non é consentito a nessuno di indossare le vesti di altri e renderle proprie: le misure non possono mai combaciare, e questo, alla fine, produce un certo disagio...










giovedì 28 settembre 2017

CONNESSIONE



A volte capitava, quando ero piccola, che tutta la famiglia si trovasse fuori casa per cena, che fosse un ristorante o la classica pizzeria. Durante questi eventi io ero felicissima, perché si stravolgeva la monotonia delle abitudini: l'avvicinarsi dell'ora X; la mamma che chiamava in tavola; il successivo inesorabile urlo nervoso a favore dei ritardatari - solo il papà, in effetti - e quell'odore di cucinato che invadeva l'appartamento, anticipando le reazioni di approvazione o rifiuto degli imminenti avventori.  

E via, ognuno seduto al suo posto, la televisione sintonizzata sul noiosissimo e poco comprensibile telegiornale, che dominava impersonalmente la situazione imponendo il divieto di parola. 
E la noia.

Io capivo davvero poco di quanto veniva raccontato - e che ne può capire una bambinetta di questioni di politica interna ed estera? -, ma ero sempre infastidita dai toni incalzanti del presentatore di turno, che metteva le parole rocambolescamente in fila, e le sospingeva in avanti inscenando una gara di velocità sonora.  

Era asfissiante e faticoso. E poi il telegiornale veniva trasmesso sempre in concomitanza con le animazioni che avrei tanto voluto vedere...

Il mondo è dei grandi, però, proprio come la televisione, e quindi vincono loro!

Ma quelle uscite erano entusiasmanti: potevi scegliere il menù, eri incoraggiato ad assecondare i tuoi gusti, erano concessi gli stravizi (gelati e dolcetti), e soprattutto si dava libertà di parola. 
Allora mi sbizzarrivo a fare domande, dicevo la mia, e potevo soddisfare quella curiosità che mi appartiene ascoltando i racconti dei grandi.

I grandi hanno sempre qualcosa da raccontare... Sono lì che respirano da molto tempo prima di te! E siccome la tenera età mi negava un ampio bagaglio di esperienze pregresse, potevo scoprire il mondo attraverso le loro parole, ed emozionarmi grazie alle loro espressioni.

Insomma: fruivo di documentari in 3D!

Sono trascorsi parecchi anni da allora, e il pasto in compagnia per me é ancora fonte di entusiasmo - almeno quanto il senso claustrofobico trasmesso dagli snocciolatori di notizie che appaiono dagli schermi a orari convenuti.
E che quindi evito di ascoltare. 
Le notizie preferisco cercarle viaggiando tra testate diverse, e le accolgo con i miei tempi e nei modi che ritengo più consoni alla mia natura.

Quanto ai commensali...Beh anche lì sono piuttosto selettiva, dato che dal tempo di quelle prime esaltanti esperienze ho incontrato molti documentari noiosi, se non addirittura sgradevoli. 

Il mio interesse per l'altro non è mai scemato, solo che certi canali offrono presentatori molto simili a quegli angoscianti emanatori di parole veloci e dalla forma vuota. E francamente, mi sentirei un po’ fessa a subire un documentario che non trasmette novità, emozioni, e vita. 

Lo dicevano i saggi che praticare l'otium è un fare virtuoso, ma l'oblomovismo, quello proprio non lo sopporto.
Una socievole asociale, insomma, secondo la definizione di alcuni, o una solitaria compagnona.
 Mah... Il relativismo!

Insomma, io amo il convivio: questa frazione di esistenza in cui anime vive si incontrano contribuendo l'una all'evoluzione dell'altra, e lo fanno col gioco, con il racconto, con le provocazioni, con modi seriosi ed esercizi di stile... Si abbracciano finemente dall'interno, anche se solo per brevi momenti, alimentando così la propria e l'altrui luce di vita, in un crescendo di piacere globale. Lo dice la stessa parola, in fondo, indicando una coesistenza vitale: il vivere - nel senso più pieno del termine - insieme. 

L'incontro, però, non è dato solo intorno ad un desco: può accadere in ogni momento, e in insospettabili luoghi, nei quali puoi casualmente incontrare un altro individuo, e per un qualche oscuro motivo le vostre voci arrivano a distendere ponti, sostenuti da immagini varie che trasmettono e alimentano vita. 

Ogni momento può aprire l'Incontro, e dar voce ad un gioco che ha il sapore del sacro.

Molti di noi però non sanno ascoltare, impegnati a proteggere sé da quel tanto che impatta e che smuove, e limitano la propria attenzione in atmosfera diversa, fino a dimenticare quel mondo fatto di fibre, di sangue e di luce nel quale vanno distrattamente vagando.

Ieri sera, curiosando nel web, ho incontrato il sospiro di chi, come me, apprezza dialogare con l'altro, ma che pure, a volte, è costretto a non farlo.

E ho deciso di unire il mio suono col suo.

Buona visione...